DELLY.
...
.
...
Il violino tzigano.
...
.
...
1962. A. Salani Editore, FIRENZE.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
Un appassionante mistero offusca una giovane vita, e solo dopo lunghe e straordinarie avventure, la giovane e affascinante protagonista riesce a risolverlo nel modo pi imprevisto e romantico. Il ben noto autore in questo suo romanzo manifesta una volta di pi tutta la sua maestria e la perfetta conoscenza che ha della giovent e delle sue ansie.
...
.
...
CHI E' DELLY.
...
.
...
Delly  uno pseudonimo collettivo adottato dai fratelli Jeanne-Marie (Avignone, 13 settembre 1875, Versailles, 1947) e Frdric Petitjean de la Rosire (Vannes, 1876, Versailles, 1949).
Jeanne-Marie e Frdric erano figlia e figlio di Ernest Petijean, militare di carriera, e di sua moglie Charlotte Gaultier de la Rosire. Trascorsero la loro infanzia a Vannes, trasferendosi poi a Versailles quando il padre and in pensione.
Marie consacr la propria vita alla scrittura, dando il via a una notevole produzione letteraria, la cui pubblicazione inizi nel 1903 con il romanzo Dans les ruines. Il contributo del fratello Frdric fu fondamentale, oltre che nella scrittura, nell'abile gestione dei contratti di edizione con le varie case editrici. Il ritmo di produzione dei romanzi, ne furono pubblicati pi di uno all'anno fino al 1925, e l'ottimo ricavo delle vendite assicurarono ai due una vita agiata, che per non imped loro di restare nell'ombra, sconosciuti al pubblico e alla critica. L'identit di Delly, infatti, fu rivelata solo dopo la morte di Marie, nel 1947, due anni prima di quella del fratello.
Marie e Frdric Petijean lasciarono una parte delle loro ricchezze e tutti i loro manoscritti alla Socit des gens de lettres, per fini assistenziali rivolti agli scrittori malati e in difficolt. Una sala dell'Htel de Massa, sede della Socit des gens de lettres, porta il nome di "Sala Delly".
I romanzi di Delly furono estremamente popolari fra gli anni dieci e gli anni cinquanta del 1900; alcuni di essi si collocano fra i pi grandi successi editoriali dell'epoca.
...
.
...
Il violino tzigano.
...
.
...
PARTE PRIMA.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
Mirka!... Mirka!... Mirka!...
Il primo richiamo, lanciato con voce dura, rivelava gi una certa impazienza; il secondo divent irritato, il terzo prese una intonazione minacciosa. Ma, nessuno rispose.
La vecchia domestica, aggrottando rabbiosamente i grossi sopraccigli bianchi, ritorn in cucina.
Sempre a correre; questa zingaraccia! Aspetta un po' che tra poco mi sentirai!
La voce di Egle era stata udita perfettamente dalla persona alla quale si rivolgeva, ma la testolina bruna di Mirka aveva risposto alla chiamata con un gesto di sfida, e il corpicino magro, rivestito di vecchi abiti stinti, si era insinuato pi comodamente ancora nel tronco vuoto del faggio centenario nel quale Mirka aveva eletto domicilio.
Stava cos bene l, lontana dalla signorina di Holsenheim e da Egle! E quell'angolo del parco di Rosdorf era cos bello! Tra poco sarebbe stata sgridata, forse anche picchiata; ma pazienza! Una volta di pi contava poco, ed ella avrebbe almeno passato un bel pomeriggio vicino a quel laghetto coperto di ninfee, che il sole, al tramonto, macchiava di grandi chiazze d'oro.
Stava tanto bene in mezzo agli alberi, i suoi cari alberi! Erano i soli amici che avesse, e parlava con loro come con esseri intelligenti, e ne ascoltava le risposte. Perch le rispondevano.
La figlia degli zingari, la discendente delle razze erranti, scopriva un senso ai fremiti delle foglie sollevate dalla brezza, allo scricchiolio dei rami, ai rumori misteriosi che
passavano fra i tronchi del bosco di Rosdorf e della vicina foresta di Harbenhein. In primavera godeva dell'ascesa della linfa, dello schiudersi delle tenere foglioline verdi; in
autunno piangeva quando la terra si copriva delle spoglie ingiallite dei suoi amici.
S'impensieriva se l'estate era torrida, e d'inverno veniva ad ammirare la loro candida veste, ed era tanto contenta da quando Lohn, il vecchio domestico di Rosdorf, le aveva assicurato che la neve non li danneggiava: tutt'altro!
Agli alberi confidava le sue pene, le amarezze che le causavano la signorina di Holsenheim e la sua domestica, le sofferenze della sua vita di piccola paria, di creatura disprezzata.
I giganti centenari avevano veduto scorrere le sue lacrime, avevano udito le parole d'ira e di odio che uscivano talvolta da quella boccuccia infantile.
Perch Mirka odiava quelle due donne. E chi mai le aveva insegnato che quel sentimento era biasimevole? La fanciulla era cresciuta senza guida morale, abbandonata agli istinti buoni o cattivi della sua natura. Natura ardente, orgogliosa, e nello stesso tempo amante e assetata di affetto. L'affetto! Nessuno gliene aveva mai dimostrato a Rosdorf.
Tutti la detestavano, eccetto forse il vecchio Lohn. Quell'uomo taciturno e scontroso, anche se non benevolo era almeno giusto verso la fanciulla.
Perch mi detestano? si chiedeva Mirka. Forse perch sono una zingara? Quando mi chiamano cos, pare sempre che vogliano insultarmi.
Lohn mi ha spiegato che gli zingari sono girovaghi, non hanno una dimora stabile. Pare che non siano simpatici a nessuno, perch spesso sono ladri. Se portano via alla gente cattiva come la signorina di Holsenheim ci che loro abbisogna, fanno proprio bene.
Come si vede, le nozioni di morale di Mirka erano alquanto limitate. Eppure, nella sua innata onest, la fanciulla, bench priva di tutto non aveva mai commesso la colpa che ella scusava nei suoi antenati. Una zingara? S, ne aveva la capigliatura corvina e i magnifici occhi scuri, talora selvaggi, tal'altra carezzevoli e pieni di fascino.
Ma la carnagione? Una figlia di zingari aveva mai posseduto una carnagione ideale come la sua, di un bianco latteo come quella di una fanciulla del Nord?
Di dove veniva Mirka? Nessuno lo sapeva. La signorina di Holsenheim l'aveva portata l un giorno, povera bambinuccia in fasce, al ritorno da un viaggio in Austria. Era una zingarella, aveva detto, abbandonata dai suoi e raccolta per carit.
Questo atto di carit aveva destato grande ammirazione, anche perch la signorina Adele non aveva fama di essere molto sensibile alle miserie altrui.
Sotto un'apparenza fragile la bambina doveva avere una costituzione robusta, poich nonostante la incuria nella quale era stata tenuta a Rosdorf, era cresciuta come una piccola pianta selvatica, sana, resistente a tutte le intemperie dalle quali nessuno pensava a difenderla. Fino a sette anni l'avevano lasciata correre tutto il giorno per il parco, senza occuparsi di lei se non per sgridarla e punirla quando si faceva uno strappo ai suoi vecchi cenci, o quando, spinta dalla fame, chiedeva a Egle un pezzo di pane supplementare.
Ma un giorno la vecchia domestica le aveva detto: Ormai hai sette anni; da oggi in poi dovrai guadagnarti il pane, fannullona. T'insegner io a lavorare e la finirai di bighellonare tutto il giorno.
Da quel momento cominciarono per la bambina tempi penosi. Egle era brusca e sgarbata; provava un gusto visibile a dar noia a Mirka, a sovraccaricarla d'incombenze difficili, a opprimerla di rimproveri ingiusti. Molto fiera, resa poco trattabile dalla sua vita solitaria e quasi selvaggia, la zingarella si ribellava, non voleva obbedire. Allora erano busse e gastighi sproporzionati alla colpa. Egle era lasciata padrona assoluta di Mirka dalla signorina Adele, che approvava e incoraggiava la domestica.
La bambina era completamente ignorante. Le lasciavano solo praticare una vaga religione consistente in una preghiera che Egle l'aveva costretta a imparare e che le faceva recitare ogni tanto quando le veniva in mente. Tenuta tutto il giorno sotto la sferza della vecchia, Mirka provava un senso di gioia quando poteva sfuggirle qualche istante, o restare, come in quel momento, l vicina al lago, sola, a guardare il sole che spariva dietro agli alti fusti del parco.
Rimase l fino al crepuscolo. Allora, lentamente, torn verso il castello.
In fondo al gran viale si distingueva ancora, nella penombra, la massa scura dei vecchi fabbricati, dimora patrimoniale dei baroni di Holsenheim. La nobile stirpe finiva con due donne.
Isidora di Holsenheim, nipote della signorina Adele ed erede dei beni della famiglia, aveva sposato un uomo di bassa condizione, Federico Haider, direttore di una importante fabbrica e possessore di un discreto patrimonio. Rosdorf le apparteneva, ma ella non ci veniva mai. Il castello, vecchio e cadente, era una dimora indegna della elegante e mondana signora Haider.
Ogni anno la signorina di Holsenheim andava a passare qualche giorno da lei, a M... Per l'appunto doveva ritornare quella sera, come Mirka aveva saputo da una parola sfuggita ad Egle.
Mentre la bambina giungeva vicino al castello, un'ombra apparve nell'apertura del vecchio portico di pietra, coperto di edera, che conduceva alle scuderie.
Che cosa facevi, Mirka? disse la voce monotona di Lohn. Egle  in collera con te; passerai un brutto quarto d'ora. La piccina scosse la testolina bruna..
Ho passato un bel pomeriggio, e mi contento, signor Lohn.
Ma dovrai di nuovo mangiare pan secco e dormire sulla paglia, egli replic in tono di rimprovero. Dopo tutto,  affar tuo, sei padrona di scegliere quello che preferisci.
Rientr sotto il portico e Mirka si diresse risoluta verso la cucina.
La grande stanza, scarsamente illuminata da un lucignolo fumoso, era deserta; da una porta semichiusa un rumore di voci giunse fino a Mirka. Al timbro rude di Egle si univa una voce secca e tagliente: era quella della signorina di Holsenheim.
Quella vagabonda non  ancora tornata, sapete, signorina! Proprio oggi, che avrei avuto tanto lavoro per lei!
Bisogna punirla severamente, Egle. Quella bambina ha bisogno di esser domata. Ne ho parlato a Isidora; anche lei  del parere che bisogner internarla in qualche istituto di carit per ragazzi poveri. L, sapranno costringerla a lavorare. Del resto mia nipote giudicher da s, durante il suo soggiorno qui, quel che vale quella figliuola.
Ah, signorina, sono ancora tutta stordita dalla notizia che mi date. La signora Haider si decide finalmente a tornare a Rosdorf. S, suo marito vuol dare qui delle grandi cacce, e soprattutto entrambi desiderano godersi le feste, le riunioni di ogni specie, pi meravigliose le une delle altre, che si terranno a Vollenstein.
Ah, fanno un monte di preparativi laggi! Annetta Hampel, che  stata assunta come sguattera, dice che sar peggio che in un albergo.
Quei Liehman hanno un patrimonio incalcolabile e fanno una vita principesca. Ho visto la signora Liehman a Wiesbaden dove abbiamo trascorso qualche giorno. La signora Haider  sua amica intima.  una bella donna, molto mondana e molto amabile. Ma suo figlio ha una boria tremenda.
Un sordo rancore vibr a un tratto nel tono della signorina Adele.
I figliuoli di Isidora vorrebbero fare amicizia con lui, ma quel giovanotto li tratta dall'alto in basso. Tuttavia sperano che qui, data la vicinanza dei due castelli e le relazioni pi frequenti, sia loro pi facile raggiungere il proprio scopo.
Ma perch non lo lasciano stare, quel tipo che li tratta con tanto sussiego? Perch gli corrono dietro?
Perch, capisci, Egle, i Liehman, per la loro ricchezza e le loro relazioni, sono persone di alta sfera in Germania. Godono grande considerazione in tutti gli ambienti; e il signor Haider ha sperimentato pi di una volta, per i suoi affari, la necessit del potente appoggio di Corrado Liehman. Inoltre, egli pu essere di un aiuto inestimabile per l'avvenire di Tancredi e di Ermanno; e se la piccola Camilla, che promette di diventare molto bella, potesse piacere un giorno al giovane Rinaldo Liehman...
Eh, via! La signora Haider mira lontano. La signorina Camilla non ha ancora dodici anni,  vero?
No, non ancora, ma non  mai troppo presto per preparare queste piccole combinazioni. Naturalmente Isidora sar costretta a far fare qualche riparazione al castello. Suo marito deve venire uno di questi giorni per farsene un'idea.
Ah, bene, questo s che ci procurer del trambusto! brontol Egle.
Frattanto and alla porta e la spalanc. Il suo sguardo cadde subito sulla bambina in piedi in mezzo alla cucina.
Ah, ci sei, cattivaccia! E stavi di certo ascoltando quel che dicevamo, non  vero, buona a nulla?
Si avvicin, e prendendo per un braccio la bambina la scosse violentemente.
Non ascoltavo: ho udito, perch parlavate molto forte, disse Mirka, lanciando sulla domestica uno sguardo di sfida.
Zingara della malora! Che cosa hai fatto tutto il pomeriggio? Non hai sentito chiamare?
Mirka non aveva mai mentito, e anche questa volta rispose coraggiosamente: S, ho sentito.
Il viso smorto di Egle divent di fiamma. Mi hai sentita... e non sei venuta! balbett con la gola chiusa dall'ira. Vedete... vedete, signorina!
La signorina di Holsenheim, che stava comparendo sulla soglia della cucina, fece due passi avanti.
Difatti  una vera ribellione. Questa bambina ha bisogno di essere domata. La chiuderai in uno stanzino, Egle, con un pezzo di pane e un po' d'acqua: sar pi che sufficiente per un tipo simile. E girando sui tacchi la signorina Adele si allontan, dondolando la sua figura bassa e grassoccia, resa ancor pi massiccia da un vestito grigio chiaro, tagliato male e fatto almeno
una diecina di anni prima.
S, s, ti rinchiuder in gattabuia, ma quando avrai fatto il lavoro che devo fare io! brontol Egle, dando una botta alla bambina. Vedrai se non sapr farti trottare, mal seme, vagabonda!
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Solo il monotono ticchettio della pioggia
rompeva il silenzio della grande cucina dove
Mirka finiva di sgranare un paniere di piselli.
Di quando in quando lo sguardo della ragazzetta
si dirigeva verso la porta aperta,
che lasciava vedere il parco avvolto nella
nebbia. Sembrava che la tristezza circostante
si riflettesse nelle sue grandi pupille nere
e selvagge.
Quel giorno sarebbe arrivata tutta la famiglia
Haider, e Mirka provava una certa
apprensione. Senza dubbio quei forestieri sarebbero
per lei dei tiranni supplementari,
come facevano prevedere le minacce della signorina
Adele e di Egle.
Vedrai, vedrai, quando la signora Haider
sar qui!... Troveremo bene il mezzo di
farti obbedire, malvagia creatura!
Perch Mirka aveva rinnovato parecchie
volte la sua scappatella, nonostante le sgridate
e le punizioni. Aveva sete di aria aperta,
di libert, e soprattutto di trovarsi lontana
dalla signorina Adele e da Egle.
La vecchia era pi biliosa che mai da
quando gli operai avevano invaso Rosdorf per
farvi le riparazioni indispensabili. Madama
Egle detestava i cambiamenti, e riversava la
sua bile, sulla povera Mirka.
Quel giorno stesso i tappezzieri finivano di
mettere le tende e di sanare le ferite di alcuni
dei vecchi mobili di grande valore che
ornavano il castello. Egle aveva dovuto sorvegliarli
fin dalla mattina, perch la signorina
di Holsenheim era preda di una crisi
acuta di reumatismi. Ecco perch Mirka in
quel momento era sola e tranquilla in cucina
dove si effondeva un odorino appetitoso
di brodo.
Ma, purtroppo, rison un passo pesante
ben noto. Egle entr dicendo in tono burbero:
Vai subito da Anna Buntz a vedere se
ha ancora delle pere come quelle della settimana
scorsa. Alla signora Haider e al signorino
Tancredi piace molto la frutta, ma vogliono
che sia di prima qualit e le nostre
pere quest'anno valgono poco. Spicciati, perch
possa offrirne loro quando arriveranno,
servendo il caff.
Mirka guard fuori: la pioggia era diventata
torrenziale.
Tuttavia si alz senza replicare, si lev il
grembiule e si butt sulle spalle uno scialletto
logoro e stinto. Era l'unico capo di vestiario
che la munificenza della signorina
Adele avesse mai concesso a Mirka. La ragazzina
usc dal castello, quindi dal parco
passando da una porticina che dava in un
sentiero della foresta.
Mirka si spicciava, perch in capo a cinque
minuti i suoi panni erano gi fradici, e
la dimora di Anna Buntz, moglie di un guardia
forestale di Rosdorf e nipote di Lohn, era
situata a due chilometri dal castello.
Presto la ragazzetta si mise a correre. La
pioggia le frustava il viso ed ella la sentiva
colare in rigagnoli lungo il collo. Finalmente
apparve la casa forestale, costruita in un
largo spazio scoperto che aveva permesso a
Giovanni Buntz di farsi un bel frutteto.
Mirka buss, e sull'invito di una voce femminile
entr in una sala meticolosamente pulita,
dove una giovane donna, fresca e robusta,
stava cucendo mentre parlava con
Lohn seduto comodamente in una poltrona
di paglia.
Ah, povera bambina, che cosa ti  successo?
La giovane donna si era alzata e si avvicinava
a Mirka, ferma sulla soglia.
Madama Egle mi manda a chiedere
se avete ancora delle pere, rispose una vocetta
un po' rauca.
Con questo tempo! E cos poco coperta!
Fa proprio pena, zio!
Si volt verso Lohn che si era sollevato e
guardava la fanciulla aggrottando le sopracciglia.
Fai una fiammata perch si asciughi e
si riscaldi, disse bruscamente. E poi,
non hai qualche vestito da darle perch si
cambi?
Gli abiti di Rosina? interrog Anna,
incerta.
S, magari, se vuoi! disse Lohn con
lo stesso tono rude. Chiudi la porta,
Mirka, e vieni qui.
In pochi momenti Anna svelta svelta aveva
acceso la legna gi pronta nel camino; poi
spar e torn poco dopo portando degli indumenti
modesti, ma puliti e caldi, che si
affrett a far indossare a Mirka.
Le stanno benissimo! disse piano,
voltandosi verso Lohn che fissava un mesto
sguardo sul vestitino di lanetta marrone guarnito
di bottoni di madreperla.
Egli si pass lentamente una mano sulla
fronte.
Non c' da stupirsene: lei aveva la
sua et, disse con voce un po' rauca.
Ora, Anna, preparale qualcosa di caldo da
bere. Mettiti a sedere accanto al fuoco, Mirka.
Ma Egle mi ha detto di spicciarmi,
replic la bambina, perplessa. Vuole le
pere per l'arrivo di...
Lohn la interruppe con un gesto d'impazienza.
Ebbene, non le avr, ecco fatto! Non ti
dare pensiero per questo: ne risponder io!
Per prima cosa devi asciugarti bene, altrimenti
prenderai un malanno. Santa fede,
non vorrei averci a che fare! fin brontolando
tra i denti.
Mirka si sed docilmente accanto al fuoco,
sopra uno sgabellino basso che Anna aveva
avvicinato. Un vero benessere la invase nella
stanza calda e ospitale, presso quella brava
gente.
Due bei bambini paffutelli, che si erano rifugiati
in un angolo della stanza e di l guardavano
la piccola forestiera, si decisero ad
avvicinarsi e si lasciarono accarezzare da
Mirka.
In capo a dieci minuti erano diventati
tutti e tre i migliori amici del mondo.
La bambina bevve il t bollente che le presentava
Anna, poi Lohn si alz dicendo:
Ora possiamo avviarci: la pioggia 
quasi cessata. Anna, dalle un mantello.
La giovane donna port una mantellina di
buona lana, ne avvolse Mirka alla quale misero
un paio di soprascarpe che, nonostante
le loro minuscole proporzioni, erano troppo
larghe per i piedini della zingarella.
Piedini da principessa! disse Anna
ridendo. Mi ricordano quelli della povera
signorina Renata. Dicevano tutti che aveva
piedi e mani da bambola.
Lohn alz le spalle e con gesto brusco si
calc il berretto di panno.
Via, andiamo, Mirka. Addio, Anna, salutami
tuo marito.
Addio, zio Carlo! dissero due vocette
infantili.
Egli fece una lieve carezza ai visini rosei
che si alzavano verso di lui.
Arrivederci, Lisetta e Nanni; siate
buoni.
Mirka si avvicin alla giovane donna e le
disse con la sua vocetta armoniosa:
Vi ringrazio molto, signora.
Povera piccina., sono proprio contenta
di esserti stata utile! Se ti fa piacere, torna
a trovarci quando vuoi. Ed ecco il tuo paniere
di pere: ho scelto le pi belle per calmare
la collera della signora Egle.
Dallo a me;  troppo peso per lei,
disse Lohn.
Si avvolse nel suo tabarro, prese dalle mani
della nipote il fagotto dei vestiti di Mirka,
e seguito dalla fanciulla si avvicin alla porta
e l'apr.
In quel momento stava per entrare un tale
che quasi lo urt: un uomo di statura erculea,
la cui lunga barba rossa incorniciava
un viso dai lineamenti duri. Mirka lo conosceva
bene: era Luca Holtz, guardia forestale
della propriet di Vollenstein. Parente
lontano di Egle, veniva a Rosdorf tre o quattro
volte l'anno. Quelle visite erano seguite
da un lungo periodo di cattivo umore della
padrona e della domestica.
Un giorno, Mirka aveva sentito Egle borbottare,
vedendo arrivare Holtz:
Ecco il vampiro!
La ragazzina cercava sempre di nascondersi
quando c'era il guardia forestale. Aveva una
paura incomprensibile di quegli occhi verdastri
e lucenti che l'avevano fissata in modo
cos strano, le due o tre volte che si era trovata
in sua presenza.
Buon giorno, signor Lohn! disse
Holtz.
Buon giorno, Holtz, rispose brevemente
il vecchio.
Buon giorno, signora Buntz, soggiunse
il guardia forestale vedendo apparire
Anna dietro lo zio. C' vostro marito?
No, signor Holtz,  in giro. Avevate
bisogno di parlargli?
Oh, non ho furia! Ditegli che passi da
me uno di questi giorni, quando avr tempo.
Vi riverisco.
Fece il vago gesto di portar la mano alla
visiera, sfior con lo sguardo Mirka che abbassava
gli occhi per non vederlo e, voltatosi,
si allontan di passo rapido.
Che arie si d quel tipo! disse Anna
con tono canzonatorio e irritato. Giovanni
dice che ha sempre l'aria di guardare gli altri
guardia dall'alto in basso, probabilmente
perch  pi ricco di loro. Pare che voglia
ritirarsi per andare ad abitare una bella casina
che ha comprata a Melsau. Non si sa
come abbia potuto fare tanti risparmi per
fare un tale acquisto, se si considera che sua
moglie e lui non si sono mai fatti mancare
niente.
Ci sono dei misteri di questo genere
nella vita, mormor Lohn, la cui bocca si
contrasse in una specie di smorfia sardonica.
Ti saluto, Anna.
Si allontan, con Mirka. Impacciata dalle
soprascarpe troppo larghe, la bambina non
camminava molto rapida. Per fortuna era
smesso di piovere, e Mirka rientr a Rosdorf
con i vestiti asciutti.
Nel cortile vide due carrozze d'affitto. Sulla
vecchia scalinata di pietra inverdita dal muschio
apparve Egle, con la berretta a cannoncini
un po' di traverso, segno di tempesta.
Ah, ci sei, finalmente! mugol.
Per fortuna ti avevo raccomandato di tornar
presto! E hai trovato anche il modo di
farti portare il paniere da Lohn!
Era troppo peso per lei, disse la voce
secca del vecchio. E in quanto al suo ritardo
ne sono stato io la cagione. La bambina
era fradicia mezza, e l'ho costretta a
cambiarsi e ad aspettare la fine del rovescio.
Si avanz con Mirka verso la scalinata e
cominci a salirla.
Eh, via! Non vorrete mica coccolarla,
Lohn? rispose Egle, ridacchiando.
Quando la ragazzetta fu vicina a lei, la
vecchia le apr la mantellina.
Come, le avete messo il vestito di Rosina!
esclam, guardando Lohn con occhi stupefatti.
A una zingaraccia come questa!
Zingara o no, sempre una creatura
umana, rispose bruscamente Lohn.
E sono sicuro che la mia piccina non mi rimprovera
quello che ho fatto.
Pos il paniere in terra e, ridiscesa la
scala, si allontan di passo pesante.
Egle alz le spalle borbottando qualche
parola che Mirka non comprese. Poi, ad alta
voce, disse rudemente:
Prendi quel paniere e vieni a portarlo
ai padroni. Vogliono vederti.
La bambina col cuore pieno di apprensione,
segu Egle nell'ingresso. Da una porta i cui
battenti erano aperti giungeva suono di voci.
Pareva che discutessero, anzi che litigassero.
Me ne voglio andare!... Ci annoieremo
troppo, qui! diceva una voce piagnucolosa.
Anch'io! aggiungeva un'altra.
Questo vecchio castello  troppo tetro. Torniamo
a casa, mamma!
A me poco importa; andr a caccia, e
cercher di stare pi che possibile a Vollenstein!
soggiunse una terza voce particolarmente
sgradevole.
Egle, che si era avvicinata alla porta, disse
rispettosamente:
C' Mirka, signora... non la faccio entrare,
perch ha le scarpe infangate.
Hai ragione, Egle. Vediamo questa bambina.
Nel riquadro della porta apparve una
donna alta e robusta, sulla quarantina, che
indossava un elegante abito da viaggio. Mirka
si sent avvolta dallo sguardo duro e penetrante
di due occhi chiari.
Ah,  la zingara! esclam una ragazzina
dai capelli troppo biondi, che appariva
accanto alla signora Haider.
La Sua origine si vede a prima vista,
soggiunse, sprezzante, un giovinottello di sedici
anni, il cui viso largo e colorito, dai baffetti
rossicci appena nascenti, spuntava al
disopra della testa di sua sorella.
Uh, questo non si pu negare! disse
la signora Haider. E guardate che sguardo
sfacciato!
Difatti Mirka, dominando la sua agitazione,
sollevava verso quei forestieri i suoi
grandi occhi scuri che guardavano diritto e
con fierezza.
Ah, signora, posso assicurarvi che quello
sguardo non inganna! gem Egle.
 davvero un demonio!
Ci sono dei sistemi per domare certi caratterini.
Ermanno, che cosa vuoi fare?
Un ragazzino dai capelli rossi e dal colorito
pallido, scivol fuori dalla stanza da
pranzo e avanz verso Mirka, guardandola di
sotto in su.
A un tratto, stendendo una mano, volle
prendere una pera dal paniere che la bimba
reggeva. Mirka. indietreggi istintivamente,
ma la mano pesante di Egle si abbatt sulla
sua spalla.
Lascia che il signorino Ermanno prenda
le pere!... Porgi il paniere e tienlo per bene,
con tutt'e due le mani, perch possa scegliere.
Signorino Tancredi, signorina Camilla,
guardate un po' come sono belle!
A me non piacciono le pere, dichiar
la ragazzina bionda, che aveva fatto alcuni
passi avanti per guardare Mirka da vicino,
con aria di disprezzo.
Mentre suo fratello divorava avidamente
un frutto preso a caso, Tancredi si sent in
dovere di scegliere con cura, quello che
avrebbe avuto l'onore di essere mangiato da
lui. Durante quei momenti le braccia di
Mirka sorreggevano con fatica il pesante paniere,
e a un tratto questo cadde in terra,
proprio sui piedi di Tancredi che gett un
grido di dolore.
Imbecille!... Sbadata!... grid.
Toh! Piglia! Piglia!
E la pesante mano secca di Egle si abbatt
sulle guance di Mirka. La signora Haider,
che era rimasta sulla soglia della sala da
pranzo, con gli occhi fissi sulla bambina come
se non potessero staccarsene, disse in tono
secco:
Porta via questa scioccherella, Egle, e
puniscila severamente per insegnarle a essere
pi accorta.
Ha fatto apposta, mamma; gliel'ho letto
sul viso! grid la ragazzina bionda.
Davvero, Camilla?.. Allora il gastigo
deve essere pi grave. Ci penserai tu, Egle.
Non dubitate, gentile signora. Vieni,
malignaccia. Dai proprio una buona idea di
te, fin dal primo giorno!
Senza parlare, la bambina la segu. Sentimenti
tumultuosi si agitavano in quel povero
cuoricino mezzo selvaggio, ribelle all'ingiustizia
di cui era oggetto per la maligna
accusa di Camilla, contro la quale la fiera
zingarella non si era degnata protestare.
In cucina Lohn stava mangiando un pezzo
di pane e formaggio che annaffiava con della
birra. Alz la testa e gett un'occhiata sul
viso stravolto della bambina.
Che cosa  successo di nuovo? disse
bruscamente.
Immaginatevi, Lohn, che quest' idiota
ha lasciato cadere il paniere di pere sui piedi
del signorino Tancredi.
Era troppo peso per lei!rispose tranquillamente
Lohn.
Troppo peso!... Ah, si, voi cercate sempre
di scusarla! Siete di una debolezza incredibile,
Lohn! Forse perch la bimba ha
gli occhi e i capelli neri come quelli della vostra
Rosina. Ma non dovreste dimenticare
che  soltanto una misera zingara.
Zingara... solo per met, mormor
Lohn con espressione strana.
La vecchia sussult; i suoi occhi ebbero un
lampo d'inquietudine e si posarono sul viso
magro del vecchio.
Perch solo per met? disse in tono
di sfida.
 un'idea mia.  permesso a tutti di
aver le proprie idee... i propri sospetti...
Sospetti di che? chiese con aria aggressiva
la vecchia.
Di molte cose. Sapete, Lohn non  uno
stupido e sa benissimo perch la signorina di
Holsenheim, che di solito non  la generosit
in persona, gli ha dato pi volte delle
belle sommette.
Tacete! mormor Egle con aria spaventata,
accennando con gli occhi la bambina
che ascoltava incuriosita.
Egli alz bruscamente le spalle, e riprendendo
in mano il coltello posato per un momento,
si mise a tagliare il formaggio.
Vai a pulire la verdura, disse Egle a
Mirka. Poi preparati a dormire nello stanzino
buio, stasera.
Lohn rialz bruscamente la testa.
Nello stanzino buio? Di nuovo!... Sentite,
Egle...
Si alz, e avvicinatosi alla vecchia continu,
parlandole in un orecchio:
Se volete che continui a restare muto e
cieco, dovete trattare diversamente quell'innocente...
altrimenti non rispondo pi di
nulla.
Il viso pallido di Egle divenne livido, le
sue dita magre si aggrapparono alla manica
di Lohn.
No, no, non andr nello stanzino, Lohn,
se  questo che volete!... Dir alla signora
Haider che l'ho punita; non chieder n
come n quando. Ma per, avete certe idee
proprio strane, Lohn! aggiunse con una
smorfia che voleva essere un sorriso, smentito
per dal luccicare inquieto degli occhi.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Rosdorf, tranquillo da tanti anni, era ora
trasformato. .
Il signor Haider era giunto e, con lui, i
battitori, la muta e i cavalli. Disponevano
tutto per la prima cacciata che doveva essere
imminente. La signora Haider aveva condotto
con s i suoi domestici e Mirka era stata relegata
in una stanzetta scura che dava sull'antico
fossato del castello, con proibizione
assoluta di comparire davanti ai nuovi ospiti
di Rosdorf.
La bambina non lo desiderava affatto. Per
quanto triste fosse quella sua esistenza solitaria,
con l'unica occupazione di orlare dei
canovacci e di accomodare la biancheria di
cucina, la preferiva a un incontro con la signora
Haider o con i suoi figliuoli.
Lohn veniva qualche volta a trovarla. Egli
aveva ripreso, fin dal giorno dopo, gli abiti
che le aveva prestati, tranne la mantellina
di lana che aveva lasciata a Mirka dicendo:
Tienla; ti occorre qualcosa di caldo da
metterti addosso.
Il vecchio parlava un po' con la bambina,
le dava qualche volta della frutta, che a
Mirka piaceva molto, ma che Egle per punizione,
di solito non le dava. Poi se ne tornava
via con la fronte aggrottata, con una
espressione perplessa e ansiosa negli occhietti
neri.
In un pomeriggio pieno di sole egli entr
nella stanzuccia in cui Mirka lavorava malinconicamente.
Vieni con me, Mirka; ti conduco da
mia nipote.
Gli occhi della bambina brillarono di gioia,
poi si oscurarono a un tratto.
La signora Egle mi ha detto che devo
finire tutto, oggi, disse mostrando con la
mano la cesta quasi piena di biancheria.
Stai tranquilla, mi sono inteso con lei,
dichiar Lohn in tono perentorio. Vai
a pettinarti: ti aspetto nel cortile.
Entusiasta, Mirka si allontan e and nell'abbaino,
vicino a quello di Egle, dove dormiva;
si pettin con cura i capelli che si scapriccivano
in riccioli ribelli, spian alla meglio
il vestito sgualcito e scese nel cortile
delle scuderie dove Lohn, appoggiato al muro,
fumava una grossa pipa parlando col cocchiere
del signor Haider.
In quel momento apparve Tancredi con
un'aria di sussiego e pieno di tracotanza.
Marten, attacca immediatamente la carrozza
per condurci a Vollenstein. Ebbene?
Che fa qui questa zingara? Non le avevano
proibito...?
Squadrava la bambina con un disprezzo arrogante,
nel quale s'indovinava un violento
risentimento.
La piccina non pu mica stare sempre
chiusa; bisogna pure che esca a prendere un
po' d'aria, replic Lohn in tono asciutto.
Del resto, la porto via. con me e non vi disturber
a lungo.
L'ironia dell'accento fece salire fiamme di
collera al viso di Tancredi gi abbastanza
colorito di suo.
Ehi, dico, parlatemi in altro modo, voi!
esclam con insolenza. Aspettate; ecco
la signorina di Holsenheim e mia madre che
vi tratteranno come vi meritate.
La signorina Adele appariva infatti nel cortile.
Si appoggiava al braccio della nipote,
che le parlava con una certa animazione.
Tancredi and verso di loro e disse qualche
parola.
Una certa espressione di imbarazzo e di
contrariet apparve sul viso delle due signore.
Lohn  un vecchio servitore. Bisogna
perdonargli parecchie cose, mormor la signorina
di Holsenheim.
Evidentemente, appoggi la signora
Haider, il cui sguardo aveva rapidamente
scrutato Lohn, in piedi a una certa distanza,
e Mirka, che alzava fieramente la testolina
bruna.
Ah! Mi date dunque torto cos davanti
a quel sottoposto? grid rabbiosamente
Tancredi. Ebbene, ora vedrete come lo
tratto io.
E slanciatosi verso Lohn gli batt sul viso
il frustino che teneva in mano.
Il vecchio divent livido, afferr il braccio
di Tancredi e lo scosse con una violenza tale,
che il giovanotto barcoll e cadde a terra.
Vigliacco!... Miserabile e vigliacco anche
te! mormor Lohn.
Mio Dio! Tuo figlio  pazzo, Isidora!
gem la signorina Adele, il cui magro viso
di faina era diventato smorto.
Pallidissima, la signora Haider si fece
avanti, prese il braccio di Tancredi che si
rialzava con gli occhi pieni d'ira.
Vattene! disse con voce sibilante.
Non una parola di pi, Tancredi!... Hai agito
come un ragazzo. Se tu ripetessi una scenata
simile sarei costretta a punirti.
Tancredi guard con stupore sua madre.
Lei, pur cos dura con gl'inferiori, era sempre
stata indulgente e debole con lui. Ma questa
volta comprese che non doveva resistere,
e si allontan.
Lohn era rimasto immobile, con le labbra
strette, lo sguardo fisso sulla madre e sul figlio.
Mirka gli aveva preso la mano e la stringeva
nelle sue tremanti.
La signora Haider si avanz verso il vecchio,
e disse in tono impacciato:
Deploro molto, Lohn, quello che  successo.
Mio figlio  cos impulsivo! Ma non vi 
ha fatto mica molto male, vero?
Abbastanza, signora, replic brevemente
il vecchio abbastanza perch mi decida
a lasciare immediatamente Rosdorf.
Lohn, non farete questo!
Aveva parlato la signorina Adele, avanzandosi
vivacemente verso di lui.
S, signorina, lo far. Anch'io ho la
mia dignit, e non voglio esser picchiato da
un ragazzo, neppure se ha il sangue dei Holsenheim nelle vene!
Un lampo di collera pass nello sguardo
delle due donne e si spense subito.
S, un ragazzo, dite bene, Lohn!
esclam la signorina Adele. Non ha misurato
l'importanza del suo gesto e si  lasciato
vincere dal suo temperamento troppo
ardente. Ma non voglio perdere un eccellente
servitore come voi, Lohn! No, non voglio!
Tuttavia lo perderete, signorina,
disse Lohn tranquillamente. Non voglio
che si ripeta una cosa simile.
Non si ripeter, Lohn, posso garantirvelo!
esclam la signora Haider.
Restate pure senza timore a Rosdorf dalla mia
cara zia Adele. Sono tanto tranquilla per lei
sapendola con Egle e voi!  un sacrificio che
chiedo alla vostra devozione, Lohn. Non potete
rifiutarlo a un membro della famiglia
di Holsenheim, che avete servita cos fedelmente.
Una strana espressione, mista di trionfo e
d'ironia, pass nello sguardo del vecchio.
Ebbene, prover ancora, disse laconicamente.
Si lev il berretto per salutare le due signore,
e prendendo la mano di Mirka si allontan
con il suo passo strascicato.
E dire che bisogna umiliarci davanti a
quel servo! mormor la signorina di Holsenheim,
stringendo con la mano il braccio
della nipote.
S,  necessario, disse la signora Haider
cupamente. Egli ha indovinato troppe
cose e potrebbe darci molte noie. Sgrider severamente
Tancredi; ma quel ragazzo serba
rancore; sono sempre in pensiero a questo
riguardo.
Per,  assolutamente indispensabile
evitare ogni attrito su questo punto, Isidora!
Pensa che quell'uomo potrebbe vendicarsi in
modo terribile! esclam la signorina Adele
spaventata.
Infine non ha prove! mormor la signora
Haider alzando le spalle.
si vide accolta con affettuosa cordialit
nella casetta, del guardia forestale. La
buona Anna in persona aveva chiesto allo zio
di condurle la ragazzina, la cui espressione
triste e la magrezza, le avevano ispirato una
grande compassione.
Quando Lohn vide la bambina intenta a
giocare con Lisetta e Nanni, i due figliuoli
di Anna, usc per andare a fare una commissione
nel vicino paese, dicendo che avrebbe
ripreso Mirka al ritorno.
Anna lo accompagn fuori di casa, e
quando rientr nella sala, vide che Mirka
aveva smesso di giocare, nonostante il desiderio
della grassa Lisetta che agitava davanti
a lei una bambola informe coperta di cenci
di mille colori.
La piccola zingara guardava con attenzione
pensosa una delle fotografie posate su
una tavoletta di legno lustrato a cera, appesa
in un angolo della stanza.
Anna si avvicin e le pos una mano sulla
spalla.
Guardi la povera Rosina, figliuola?
S, signora... era la nipotina del signor
Lohn, non  vero?
S, la figlia del suo unico figliuolo, un
orfanello che egli amava come mai si sarebbe
sospettato che un uomo cos freddo potesse
amare. La gente diceva che lavorava e accumulava
come un avaro per prepararle un bell'avvenire.
Ma un brutto giorno la piccina,
che era stata affidata alle cure della nonna
materna, a un miglio di qui, affog durante
una gita sul fiume.
Mirka giunse le mani.
Povero signor Lohn! Che dolore deve essere
stato per lui!
Purtroppo! E seppe anche dominarsi;
a vederlo non ci si accorgeva di nulla. Ben
poche persone hanno supposto quanto abbia
sofferto... e quanto soffra ancora. A momenti
 cos cupo in viso! Si vede che il dolore lo
tormenta, lo consuma. Povera Rosina, cos
bruna, cos graziosa! Aveva i capelli neri
come i tuoi, Mirka, e anche gli occhi, ma non
cos grandi. Neppure la sua carnagione era
bianca come la tua. In una zingara  strana
una carnagione simile. Mi ricorda molto
quella della signorina Renata.
Chi  la signorina Renata? domand
con indifferenza Mirka, prendendo in mano
distrattamente la bambola che Lisetta insisteva
a offrirle.
Era la sorella minore della signora Haider.
Com'era bellina... e tanto buona! Mor
laggi, in Austria!...
Non mi piace punto la signora Haider,
dichiar Mirka in tono pieno di rancore.
 sempre stata cattiva?
 sempre stata molto dura e molto orgogliosa.
Dicevano anche che era gelosa della
sorella, molto pi bella di lei, e soprattutto
molto pi amata dal vecchio barone Guglielmo
di Holsenheim, loro zio, del quale
erano le eredi.
Ho capito! Quello del ritratto nel salone.
Ha l'aria cattiva.
No, non era cattivo, ma orgoglioso e
molto violento. Ebbene, dove si  ficcato
Nanni? Sono sicura che quel disubbidiente
 di nuovo uscito. Ora che Vollenstein  abitato
evito di lasciarli soli nelle vicinanze
della strada, perch passano spesso carrozze
e cavalieri.
Frattanto la donna si avvicinava alla
porta: ma Mirka, pi svelta, l'aveva preceduta,
e a un tratto la ragazzina si precipit
in avanti, senza un grido.
Un cavaliere stava arrivando al trotto di
un magnifico cavallo bianco, e nello stesso
momento Nanni attraversava la strada.
Mirka si era buttata sul bambino e lo aveva
tratto indietro cos bruscamente, che ella
stessa barcoll e cadde.
Il cavaliere aveva fermato il cavallo con un
movimento nervoso, non abbastanza presto
per perch una delle zampe anteriori dell'animale
non colpisse la testa, di Mirka.
Era un giovanotto di circa diciotto anni,
svelto e biondo. Salt gi da cavallo e si chin
sulla ragazzina, verso la quale Anna si slanciava
con grida di spavento.
Credo che il male sia poco, disse
dopo un breve esame. Una leggera contusione
fatta dallo zoccolo. Ma  svenuta...
Torna in s! disse Anna con un sospiro
di sollievo.
Difatti, i grandi occhi neri si aprivano. Un
lampo d'inquietudine e di spavento vi pass
alla vista del forestiero chino su di lei.
Non  niente, per fortuna! disse il
giovane in tono soddisfatto. Prova ad alzarti,
bambina, perch si veda se puoi camminare.
Ecco, appoggiati a me.
Le tese la mano chiusa in un guanto di
pelle di daino. Mirka, molto intimidita dai
begli occhi bruni scintillanti che si posavano
su lei, ci mise la sua, un po' tremante, e si
alz senza difficolt.
Non c' niente di contuso, niente di
rotto:  l'essenziale. Ma che strana manina
di bambola  questa!
Uno sguardo gaio pass nei suoi occhi fieri
mentre si posavano sulla piccola mano e poi
si alzavano sul viso di Mirka leggermente
arrossito.
Il piccolo non si  fatto nulla, vero?
egli soggiunse voltandosi verso Anna che era
corsa da Nanni che gridava come un ossesso.
No, signore, non vedo nulla. Ma senza
questa piccola Mirka sarebbe andato a finire
sotto le zampe del cavallo.
Un terrore retrospettivo faceva tremare la
voce di Anna.
Sei proprio coraggiosa, piccina! disse
il giovanotto in tono di approvazione.
Brava!... Ecco, prendi questo per rimetterti
completamente dalla paura che ti ha fatto il
mio cavallo.
Si tolse di tasca una moneta d'oro e la
porse alla bambina.
Mirka divent di porpora e fece con la
mano un gesto di rifiuto.
No, non voglio denaro; non sono una
mendicante, io! disse, alzando la testolina
bruna.
Lo sguardo del giovanotto espresse una
grande sorpresa, e subito dopo un compiacimento
ironico.
Una persona che rifiuta il mio denaro!
Ho finalmente trovato un fenomeno, una rara
meraviglia! E questo, in una bimbetta povera,
mentre i grandi di questo mondo strisciano
davanti all'oro!
Un riso sarcastico sfugg dalle sue labbra
fini ombreggiate da baffetti biondi. A un
tratto pos leggermente la mano sulla capigliatura
scura della ragazzina che lo guardava
senza comprendere, stupefatta.
Come ti chiami, bimba, tu che disprezzi
quest'oro per il quale il mondo commette
bassezze e delitti?
Mirka, signore.
Mirka?... Di che paese sei?
Sono una zingara.
La testolina si rialz fieramente.
Davvero?!.. Ebbene, zingarella dagli
occhi color della notte, ti ringrazio di aver
rifiutato ci che ti offrivo, perch mi hai fatto
un immenso piacere. Chi  questa bambina?
Dove abita? domand rivolgendosi ad Anna.
 una povera piccina raccolta dalla signorina
di Holsenheim, signore, e tirata su
a Rosdorf.
Ah, sei di Rosdorf, Mirka! Dovremo
andarci domani; verrai a salutarmi, e mi
farai vedere la tua piccola ferita, hai capito?
Ma... non me lo permetteranno,
mormor Mirka timidamente.
Egli aggrott le sopracciglia, e il suo viso
un po' pallido prese un'improvvisa espressione
di durezza.
Se dirai che te l'ho detto io te lo permetteranno.
Dunque, arrivederci, Mirka. Signora,
volete accettare questo per comprare
dei dolci ai vostri bambini?
Offriva ad Anna, con un gesto improntato
a cortesia un po' altera, la moneta d'oro rifiutata
da Mirka.
Prendete dunque! disse, vedendo che
ella esitava. Far piacere a questi piccini
e consoler del tutto quel bambinone che
piagnucola ancora.
Mentre Anna lo ringraziava, egli sollev
il cappello, e mettendo il piede nella staffa,
balz in sella agilmente.
Arrivederci, piccola zingara!... A domani!
grid con la sua voce chiara, dall'intonazione
un po' imperiosa.
Anna e Mirka lo guardarono sparire alla
svolta della strada.
La giovane donna prese allora le mani della
ragazzina e l'attir a s.
Grazie, Mirka, cara piccina; tu hai salvato
il mio Nanni!
Oh, non  niente... proprio niente, signora
Buntz! Sono tanto contenta di aver
potuto fare questo per voi, che siete tanto
buona!
Pieg la testa sulla spalla della giovane
donna e il suo sguardo divenne cos dolce e
affettuoso, che Anna ne fu colpita.
Cara, cara piccina! disse abbracciandola.
Anche lo zio Lohn... oh, eccolo di
ritorno! Zio, venite, venite presto qui a rallegrarvi
con la coraggiosa piccola Mirka!
Quando Anna ebbe terminato il suo racconto,
Lohn, commosso, pos la mano sulla
testa di Mirka.
Brava Mirka, disse gravemente,
Ti ringrazio anch'io che sono il prozio di Nanni.
E pensate, zio, che questa piccola principessa
ha rifiutato la moneta d'oro che il
signor Rinaldo Liehman voleva darle!
esclam Anna ridendo.
Il signor Rinaldo Liehman? disse il
vecchio con tono sorpreso.
S, quel cavaliere era il figlio del nuovo
proprietario di Vollenstein; l'ho riconosciuto
dalla descrizione che me ne aveva fatta
Giovanni, che lo vide l'altro giorno.  un bel
ragazzo, con modi principeschi, ma con una
cert'aria orgogliosa e severa.
 molto buono, disse Mirka, e il
suo sguardo pensoso fiss per qualche secondo la
direzione nella quale era scomparso il cavaliere.
Certamente si  dimostrato gentile e
pieno di benevolenza, specialmente quando
hai rifiutato quella che ti voleva dare,
Mirka.
Questa scosse vivacemente la testa.
Non chiedo denaro a nessuno; vorrei
soltanto che fossero buoni con me... ed egli
 stato molto buono, ripet, e nella sua
voce passava una specie di rapimento.
La sua reputazione non  proprio questa!
mormor Lohn. Dicono che sia
molto duro e sprezzante con i suoi sottoposti.
Generoso, per, molto generoso! Semina l'oro
intorno a s... ma allora, specialmente allora,
dicono, ha l'aria di disprezzare profondamente
la gente.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Mirka pass una notte molto agitata.
Prima ebbe un incubo nel quale si vedeva
inseguita da orde di cavalli apocalittici, i
quali gettavano dalle narici fumo e fiamme...
e a un tratto appariva, sopra un cavallo
alato, un bel cavaliere biondo, con la spada
in pugno, che piombava sui nemici e li sterminava
tutti. Dopo questo, ella non riusc ad
addormentarsi. Pensava all'invito fattole, o
piuttosto all'ordine datole da Rinaldo Liehman.
Che cosa accadrebbe? Che cosa direbbero
la signorina Adele, la signora Haider,
Egle?
Perch Mirka era decisa a presentarsi a
ogni costo davanti al giovane forestiero. La
sua anima, cos poco avvezza alla benevolenza,
provava una viva gratitudine per la
bont che Rinaldo le aveva dimostrata, e non
avrebbe voluto, per nessuna ragione al mondo,
mancare all'appuntamento datole.
Ma c'era in questo un certo eroismo da
parte sua, perch non ignorava quale seguito
avrebbero dato i suoi padroni a quell'atto di
audacia.
Pass la mattinata come al solito, nella
stanzetta buia, intenta a rammendare un vecchio
vestito di Egle. Il sole, fuori, brillava
ch'era un incanto, ma neppure un raggio ne
entrava in quella stanza. Oggi, per, Mirka
non ne provava la solita tristezza; pensava a
quello che sarebbe accaduto durante il pomeriggio,
e tutto l'ardore della sua anima combattiva
si accendeva all'idea dell'atto di coraggio
che avrebbe dovuto compiere.
Dopo la frugale colazione elargitale da
Egle, la bambina, profittando dell'assenza
della vecchia domestica, che prolungava il
suo pasto nel tinello, sal nella sua soffitta
e si affann a togliere alcune macchie dal suo
povero, vecchio vestito diventato di un colore
indefinibile; poi scivol piano piano fuori dal
castello e fugg verso il parco, per essere ben
sicura che Egle non la tratterrebbe al momento
opportuno. Ma quando arriverebbe il
signor Liehman? In qual momento dovrebbe
presentarsi a lui?
Perplessa e ansiosa, vag due ore per il
parco, poi, passo passo, torn verso il castello.
Avvicinandosi alla svolta di un viale, un
suono di voci colp il suo orecchio. Riconobbe
il timbro spiacevole di Tancredi, poi quello
di Camilla, strascicato e ironico. Le altre
erano voci ignote.
Ma ecco... ella riconosceva quella che si
udiva ora. L'aveva gi sentita quella voce
chiara e imperiosa.
Il suo cuore affrett i battiti. Egli era l;
quello era dunque il momento buono.
Mirka si appoggi al tronco di un faggio.
Poich in quel punto non vi erano viottoli
trasversali, dovevano per forza passare davanti
a lei.
Difatti un gruppo numeroso, composto di
ragazzine e giovincelli elegantemente vestiti,
apparve cinguettando e chiacchierando a pi
non posso con i giovani Haider.
Rinaldo Liehman camminava fra Tancredi
e Camilla, rispondendo a fior di labbra alle
loro premure, con aria sdegnosa e beffarda;
era cos diverso dal giovane apparso il giorno
prima a Mirka, che ella, invasa a un tratto
da una timidezza insormontabile, si sent i
piedi inchiodati al suolo.
Tancredi per primo scorse la bambina. Divenne
rosso e si slanci verso di lei, furibondo,
col frustino alzato, pronto senza dubbio
a trattarla come aveva trattato il giorno
prima Lohn.
Vile zingara, che cosa fai qui? Come
osi? Aspetta, ti dar una lezione della quale
ti ricorderai per un pezzo!
Il frustino gli fu carpito bruscamente, spezzato
da mani nervose, mentre una voce
indignata diceva:
Siete dunque un vigliacco per voler picchiare
quella bambina?
Un vigliacco! balbett Tancredi.
Il suo sguardo furibondo si posava su Rinaldo,
i cui occhi scuri scintillavano di collera
sprezzante.
S, un vigliacco, lo ripeto!
Sdegnosamente egli guardava il giovane
Haider dall'alto in basso. Questi cerc di
rialzare la testa.
Non ve ne occupate! disse rabbiosamente.
Quella l  una creatura spregevole
che deve esser trattata come un animale
nocivo.
Bella teoria!... Non si direbbe davvero
che siete un cristiano, Haider! osserv in
tono ironico Rinaldo. Ma siccome io la
considero ben diversamente, mi costituisco
suo difensore e vi proibisco di toccarla. Altrimenti
faccio attaccare subito e lascio Rosdorf
per non metterci pi piede.
Una vera costernazione si dipinse su tutti
i visi, e la fisonomia di Tancredi si trasform
immediatamente.
Per quella zingara!... Ma veramente,
Liehman, date troppa importanza a un mio
scatto un po' vivace. Ne sono dispiacente e
vi chiedo scusa.
Il ragazzone, tanto arrogante con i suoi
inferiori e con chi non era ricco, strisciava
letteralmente ai piedi del figlio dell'industriale
miliardario pi adulato di un regnante.
Un sorriso di disprezzo apparve sulle labbra
di Rinaldo.
Voltando quasi le spalle a Tancredi, egli
prese la mano di Mirka, che era rimasta appiccicata
all'albero, tutta tremante.
Hai avuto paura, piccola Mirka?
disse con una dolcezza che contrastava stranamente
con le vibrazioni abitualmente dure
della sua voce. Hai fatto molto bene e sei
stata molto coraggiosa a venir qui per obbedirmi,
ben sapendo quello che ti aspettava,
non  vero?
Ella abbass affermativamente la testa, incapace
di parlare, tanta era l'emozione che
le serrava la gola.
E il colpo di ieri?... C' ancora il segno;
tra qualche giorno sar scomparso.
Vorrei serbarlo sempre, mormor la
bambina.
Senti! Che idea!... E perch, Mirka?
Perch mi ricorderebbe che siete stato
tanto buono con me! disse, arrossendo.
Una breve luce di commozione pass negli
occhi di Rinaldo. Senza abbandonare la mano
di Mirka, si rivolse verso il piccolo gruppo
che osservava con stupore questa scena.
Ebbene, continuiamo la nostra passeggiata?
disse seccamente.
Con la zingara? balbett Camilla.
Certamente, con Mirka. Soltanto, sapete,
se la sua presenza vi d noia, non fate
complimenti, andate pure per conto vostro.
Mirka mi guider nel parco e me ne far
vedere gli angoli pi belli.
Un sorriso sarcastico, strano in un viso
giovanile, socchiuse le sue labbra.
Rison una protesta unanime.
Ma che cosa vi viene in testa! La bambina
non ci disturba affatto; tutt'altro! 
tanto carina questa piccina, con i suoi grandi
occhi spauriti.
E Mirka, con la manina chiusa in quella
di Rinaldo,si vide trascinata in mezzo a quel
gruppo elegante che in tutt'altra circostanza
non avrebbe avuto per lei che sguardi di disprezzo.
Camilla, rossa di collera, rimase indietro
col fratello maggiore non meno furibondo
di lei.
Ci capisci qualche cosa, Tancredi?
disse sottovoce. Lui che  tanto orgoglioso
va a occuparsi di una mendicante! E la conosceva
gi, poich l'ha chiamata per nome.
No, non ci capisco nulla! Ma interrogheremo
quella spregevole bimbetta; e pagher
caro quello che  successo! disse
Tancredi in tono minaccioso.
Povera piccola Mirka!... Per quanto fosse
inesperta, capiva quante ire si agitavano intorno
a lei. Un solo sguardo ai visi del fratello
e della sorella le era bastato, e la sua
mano chiusa in quella di Rinaldo aveva avuto
un fremito.
Il giovanotto ascoltava distrattamente il
chiacchierio dei suoi compagni. Presto cominci
a interrogare Mirka sul parco, sulla foresta
della quale ella conosceva tanti begli
angolini. Ella rispondeva dapprima con timidezza,
poi, prendendo ardire, espresse la sua
ammirazione, il suo amore per la cara foresta
e per gli alberi, suoi fedeli amici.
Una poesia ingenua e incantevole emanava
dalla effusione di quell'anima infantile che
si rivelava tutta vibrante e meravigliosamente
nuova.
Piccola Mirka, bisogner che tu venga
a dir tutto questo a mia cugina Elena!
disse sorridendo Rinaldo. Quella cara creatura
 una poetessa e metter in versi squisiti
il tuo amore per la foresta. Uno di questi
giorni ti mander a prendere.
Anche questa; non ci mancava altro!.
mormor una giovinetta all'orecchio di Camilla.
La zingara far il suo ingresso a
Vollenstein! Tutte le originalit del signor
Liehman sono nulla in confronto a questa!
Di' pure che  matto! mormor Camilla
a denti stretti. A meno che non si
diverta a prenderci in giro.
 possibilissimo! dichiar l'altra ragazzina.
Senza badare alla sorpresa e all'irritazione
che suscitava, Rinaldo continuava a intrattenersi
con Mirka. E quando, di ritorno, furono
in vista del castello, il giovanotto disse
con tono deciso:
Vieni, perch voglio presentarti a mia
madre, Mirka.
Questa volta Tancredi non pot contenersi.
Non ci pensate neppure, Liehman!...
Questa meschina, questa stracciona!
Ebbene, la signorina Camilla, che non
ha niente da fare durante le vacanze, non
avrebbe potuto occuparsi di rivestire convenientemente
questa bambina? replic Rinaldo, senza complimenti.
Camilla lo guard, senza fiato.
Io?!.. Occuparmi di... di...? balbett.
Non avreste fatto che il vostro dovere
di cristiana, signorina! egli disse, senza
reticenze.
Laggi, sotto un magnifico tiglio, un
gruppo di signore circondava la signora Haider
e la signorina di Holsenheim, attorno a
una tavola su cui Egle e un domestico preparavano
il caff. Tutti gli sguardi erano
rivolti verso il gruppo che arrivava, e la signora
Haider si alz, rossa in viso e con le
labbra strette.
Rinaldo, caro figliuolo, che cosa ti
prende?... Che bimba  codesta?
La domanda era stata fatta da una signora
bionda, molto bellina, che indossava un vestito
di seta bianca.
Mamma,  la bimbetta della quale ti
parlai ieri... ricordi: la coraggiosa piccola
Mirka?... Vieni, Mirka.
Ella lo segu, col viso in fiamme e il cuore
che batteva forte forte. Tutti quegli sguardi
fissi su lei la intimorivano tanto! E soprattutto
temeva l'espressione furibonda della signorina
Adele.
Ma la bella signora aveva uno sguardo cos
soave e sorrideva cos dolcemente, guardandola!
Ah, sei Mirka!... Mio figlio ci parl ieri
di te, bambina, narrandoci quel piccolo incidente...
Quale incidente? interruppe la signora
Haider, venendo avanti. Mirka non
ce ne ha parlato.
Davvero? disse Rinaldo, senza sorpresa.
Ha pensato senza dubbio che la
cosa non vi avrebbe interessata. Ecco come
and...
E in poche brevi frasi raccont il piccolo
incidente del giorno prima, senza omettere
il rifiuto di Mirka alla sua offerta di ricompensa.
Sei dunque orgogliosa, zingarella?
disse ridendo la signora Liehman. Mi sembri
una strana ragazzina, e non mi meraviglio
che tu piaccia a mio figlio, che ha anche
lui delle idee strane, tutte sue.
Di' subito che sono un originale, mamma,
rispose Rinaldo con un mezzo sorriso.
E poich alcune signore presenti protestavano,
egli soggiunse ironicamente:
Oh, so bene quel che pensa di me la
gente!... Mamma, non credi che Elena avr
piacere di conoscere questa bimba? Se tu sapessi
come sa parlar bene della foresta!...
 poetessa d'istinto.
In tal caso andrebbe d'accordo con
Elena!... Permetterete a questa bambina,
cara signora Haider, di venire qualche volta
a Vollenstein?
Un lampo di grande contrariet, subito
spento, pass nello sguardo della signora
Haider.
Vi pare possibile?!.. Questa mendicante!...
A Vollenstein! esclam con aria
stupefatta.
Mirka non  una mendicante, disse
con freddezza Rinaldo. Del resto, mia cugina
ha l'anima troppo elevata per fermarsi
a simili inezie. Mirka le piacer, la interesser,
e la distrarr, povera Elena!... Perci,
signora, vi preghiamo di permetterci di mandare
domani una carrozza a prendere la piccina.
Non posso rifiutarvelo, disse con un
sorriso forzato la signora Haider. Ma datemi
il tempo di rivestire convenientemente
questa bambina.
 inutile. Elena non ci bader affatto.
Non  vero, mamma?
No, certo. Stavo ammirando lo strano e
piacevole contrasto di quei capelli nerissimi
con quella carnagione di una bianchezza meravigliosa.
 strano in una zingara.
Non  vero, mamma? Ieri, quando la
vidi per la prima volta, ne rimasi colpito
anch'io... Siete proprio sicura dell'origine
di questa ragazzina, signora?... aggiunse
il giovanotto, voltandosi verso la signora
Haider.
Non si pu mai essere sicuri dell'origine
di una bambina trovata sull'orlo della strada,
senza alcun indizio su di s, signore. L'abbiamo
supposta tale, perch una carovana di
zingari era stata accampata qualche tempo
prima non lontano dal punto dove venne trovata.
S, non ci pu essere certezza. Ha proprio
gli occhi della sua razza. Ma questa carnagione,
quest'ovale del viso fanno un
po' pensare. Su, Mirka, ora ti rendo la tua
libert! Arrivederci a domani.
Sfior con una carezza la capigliatura
scura della bambina, alla quale la signora
Liehman faceva intanto un salutino di benevolenza.
E Mirka si allontan col cuore in festa
al pensiero del domani che Rinaldo Liehman
le aveva promesso.
Incontr Lohn, e nella sua gioia gli raccont
tutto. Il vecchio scosse la testa, borbottando:
Beh! Se non ci fossi io a difenderti, ti
farebbero pagar caro tutto questo, bambina
mia!...  un bravo ragazzo, per, quel giovane
Liehman!  migliore assai di quello che
dicono.
Mirka si rifugi nella saletta e si rimise al
lavoro.
Dopo poco vide entrare Egle come una
furia, e nonostante il suo coraggio fremette
un po' davanti al viso cattivo della domestica.
Ah, rospaccio, ne hai fatta un'altra
delle tue!... Osare presentarsi davanti
gente cos distinta!... Tu!... Tu!...
Aveva afferrato il braccio della bambina e
lo scoteva brutalmente.
Lasciate stare Mirka, Egle! disse
una voce secca. Lasciatela stare o avrete
a che fare con me.
Era Lohn che appariva, con una luce di
collera negli occhietti neri.
Lasciarla! strill Egle al colmo della
esasperazione. Non prima di averle dato
una bella punizione.
La mano asciutta del vecchio si pos sulla
spalla della domestica.
Non fate questo, Egle, perch come 
vero che mi chiamo Carlo Lohn, ve ne pentireste.
Quella divenne livida e lasci andare la
bambina.
Via, Lohn, non fate il ridicolo,
brontol. Se credete di renderle un servizio
impedendomi di punirla come si merita,
sbagliate!
No, non merita di essere sgridata. Voi
moltiplicate le ingiustizie contro di lei, Egle,
ma io non ve lo permetter pi. No, e poi no,
e neppure alla signorina di Holsenheim e alla
signora Haider.
La vecchia volt le spalle e si allontan
borbottando.
Mirka si alz con impeto e si butt al collo
di Lohn.
Come siete buono!... Mi avrebbe picchiata
chiss quanto!... Grazie, grazie, signor
Lohn!
La fredda fisonomia di Lohn fu rischiarata
da un raggio di commozione. Le sue labbra
sfiorarono i capelli neri.
Non mi ringraziare, bambina, non lo
merito, disse con voce mutata. Ma spero
di poter riparare, Mirka, e soltanto allora
avr pace.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Tutta la servit di Rosdorf era pronta, il
giorno dopo, per assistere a uno straordinario
spettacolo: Mirka, la povera piccola paria,
che montava su una delle carrozze di
Vollenstein mandata apposta a prenderla.
Mirka stessa non era certo la meno stordita!
Mentre la carrozza si allontanava, ella
si chiedeva se non era in preda a un sogno.
La sua mano tastava la seta dei cuscini, I
suoi occhi meravigliosi andavano dal cocchiere
in livrea scura, ai magnifici cavalli focosi.
Ma s, era proprio realt, non poteva
dubitarne!
Ed ecco, dopo mezz'ora di strada, apparire
il castello di Vollenstein. Mirka non lo aveva
mai visto altro che da lontano, e aveva ammirato
molto quella bellissima dimora accanto
alla quale il vecchio Rosdorf faceva una
ben magra figura. Ora vi si trovava dinanzi, e
una grande timidezza la invase all'idea di entrare,
lei, povera miserabile, in quel palazzo.
Un servitore che gironzolava sulla monumentale
scalinata di accesso venne ad aprire
lo sportello e, pur osservando la bambina
con uno sguardo stupefatto, la invit a seguirlo.
Col cuore in tumulto, con la vista annebbiata
dall'emozione, Mirka entr senza veder
nulla in un magnifico ingresso, poi in saloni
fiabeschi.
Il servitore sollev una portiera e disse:
Illustrissima,  giunta la bambina.
E fece segno alla piccola di entrare. Ella
obbed ed entr in una grande stanza bianca
illuminata da una lunga vetrata guarnita di
tende vaporose. Sopra un sof era sdraiata
una giovinetta di una quindicina d'anni.
Due trecce bionde ricadevano sulla vestaglia
bianca, incorniciando un viso pallido e
delicato, serio e soave.
Ah, ecco Mirka! disse una voce armoniosa..
Avvicinati, piccola Mirka!
La giovinetta sorrideva, dicendo queste parole,
e il suo sorriso era cos bello, cos dolce,
che tutte le apprensioni di Mirka svanirono.
Qualche momento pi tardi la piccola zingara,
seduta su uno sgabello vicino al sof si
lasciava sfuggire le confidenze della sua vita
triste, incoraggiata da quello sguardo la cui
viva benevolenza le aveva riscaldato il cuore
fin dal primo istante.
Elena di Brunstein era figliuola di una sorella
della signora Liehman. Orfana a otto
anni, inferma e priva di mezzi era stata raccolta
dai Liehman, che la trattavano come se
fosse loro figlia. Aveva un animo eletto, maturato
dalla sofferenza, dalla vita ritirata impostale
dalla sua salute e da una salda educazione
religiosa. Nessuno meglio di lei era
in grado di capire le sofferenze di Mirka e di
compatirle.
Ringrazier molto mio cugino di aver
avuto la buona idea di farmi fare la tua conoscenza!
disse, carezzando le guance
della bambina. Quel caro Rinaldo sapeva
bene che piacere mi avrebbe fatto!
 molto buono! disse Mirka con
slancio.
Non  vero, Mirka? Chi dice il contrario
non lo conosce. Con la gente di fuori, e
specialmente con chi non gli piace,  molto
freddo, talvolta anche duro. Ma posso dire
per esperienza quanto sappia essere delicato
e prodigo di attenzioni. Soltanto, piccola
Mirka,  troppo ricco, sai, e ci lo rende sospettoso,
talvolta ingiusto, perch crede di
vedere in tutte le azioni di quelli che lo avvicinano
un motivo interessato. Ma io ti parlo
come a una persona grande, Mirka! soggiunse
Elena sorridendo.  colpa di quei
begli occhi che mi guardano con tanta intelligenza
e tanta seriet.
Oh, capisco... disse gravemente
Mirka capisco, ora, perch era cos contento
che rifiutassi il suo denaro!
S,  proprio a questo che devi il suo
interesse, Mirka. Guarda, eccolo!
Rinaldo stava entrando nel salotto vicino
che si vedeva da una porta spalancata.. Teneva
in mano un mazzo di fiori bianchi e,
avanzandosi rapidamente, lo pos sui ginocchi
di Elena.
Ebbene, c' la mia piccola zingara!
disse allegramente. Siete gi amicone, voi
due?...
Davvero, Rinaldo! Mirka mi ha gi
fatto le sue confidenze, povera piccina!
Me ne compiaccio. Potr averne anch'io
la mia parte, Mirka?
Egli sorrideva alla bambina che si era alzata
al suo ingresso e fissava su di lui i suoi
grandi occhi diventati dolcissimi, come ogni
volta che le veniva dimostrata un po' di bont.
S, s, anche a voi dir tutto, rispose
spontaneamente.
Va bene. Siediti e raccontami.
Lascia prima che ti ringrazi, Rinaldo.
Tu sei sempre pieno di premure per me!
disse Elena mostrando i fiori che esalavano
un profumo delizioso.
Egli baci la manina diafana che gli era
tesa, replicando:
Un fratello maggiore non deve forse prodigarsi
per la sua sorellina? Li ho fatti venire
da Cannes per te, Elena, chiedendo quelli
che preferisci. E a te piacciono i fiori, Mirka?
Oh, s! mormor la bambina, che
guardava, piena di ammirazione, il mazzo
bianco. Ma non ne ho mai visti di cos
belli!... E cos odorosi!
Permetti che ne prenda uno per darglielo?
domand ridendo Rinaldo alla cugina.
Certo. Dalle pure quello che vuoi, Rinaldo!
Egli prese dal mazzo una rosa bianca con
sfumature madreperlacee, e chinandosi verso
Mirka gliela mise tra i capelli.
Ti sta bene, rosellina selvatica. Ora siediti
e dimmi un po' che cosa fai a Rosdorf.
La bambina ripet il suo triste racconto.
Rinaldo ascoltava con aria impassibile, ma
aggrottava leggermente le bionde sopracciglia
quando ella parlava dei maltrattamenti
ingiusti di cui era oggetto.
Quando la ragazzina ebbe terminato, egli
non fece commenti e, siccome un servitore
arrivava in quel momento per preparare il
tavolino del t, disse sorridendo:
Se Mirka ci servisse il t? Che ne diresti,
Elena?
 un'ottima idea, Rinaldo. Quelle manine
devono essere abilissime.
Mirka, rossa in viso, balbett:
Oh, no, non sapr!... Eppoi sono...
sono...
Ella abbass lo sguardo sul suo povero vestitino.
Prima di allora non aveva mai pensato
ad arrossire del suo abbigliamento, ma
da quando era entrata in quella magnifica
dimora, il contrasto troppo forte la schiacciava
addirittura.
Non darti pensiero per questo, Mirka,
disse Rinaldo alzando le spalle. Non badiamo
a cose simili, noi. Qui non c' nessuna
pettegola come Camilla Haider, n alcun imbecille
come il suo fratello maggiore. Noi vediamo
in te solo una cara bambina che ci
piace molto. Servici dunque il t, senza timore,
piccola Mirka.
Rassicurata, ella obbed. E mentre disimpegnava
il suo compito, Elena faceva osservare
al cugino la grazia innata dei minimi
gesti della bambina, la eleganza aristocratica
della sua figuretta, nonostante i poveri stracci
che la coprivano.
Che cosa potremo fare per lei, Rinaldo?
Credi che la signora Haider si offenderebbe
se le facessi cucire un corredino dalla mia
cameriera?
Se questo la offende, peggio per lei! Doveva
comportarsi altrimenti verso questa povera
piccina. Che tipi spregevoli sono tutti
costoro! Falle fare quello che vuoi, Elena, e
non peritarti a chiedermi tutto quello che ti
occorre.
Oh, Rinaldo, lo zio  talmente generoso
con me, che il mio cassetto viene riempito via
via che lo vuoto.
Ed  bene cos, poich per te il dare
 una gioia. Non cos  per me. Per quanto
giovane conosco gi la noia di avere continuamente
richieste di aiuto dalla gente che non
si riesce mai a saziare.
Ma, Rinaldo, ci sono di quelli che hanno
veramente bisogno!
S, certo; ma il disgusto prodotto dalle
bassezze e dall'ipocrisia degli altri, ricade su
costoro.
Hai torto, Rinaldo.
Non ti dico di no, cara piccina. Sono
un essere ingiusto, cattivo...
Oh, no!
Questa protesta sfuggiva dalle labbra di
Mirka, che si avvicinava ai due cugini con
un vassoio in mano.
Benissimo, Mirka! esclam allegramente
Elena.
Senti come mi contraddice questa piccina 
piena di audacia! replic ridendo Rinaldo. 
 Via, non arrossire, Mirka, non sono
mica in collera; anzi! Tu sei una buona bambina,
e mia cugina ed io cercheremo di farti
tutto il bene possibile.
Quando Mirka part da Vollenstein nella
stessa carrozza del mattino, una gioia traboccante
le riempiva il cuore. Elena le aveva
detto che l'avrebbe mandata a prendere ogni
giorno, che le insegnerebbe a leggere e comincerebbe
la sua istruzione religiosa. La piccola
abbandonata aveva sentito di essere amata e
che da allora in poi sarebbe protetta dall'affetto
di Elena e dall'interesse vero e profondo
di Rinaldo Liehman.
Da quel giorno in poi la sorte arrise a
Mirka.
Ogni pomeriggio una carrozza veniva a
prenderla e la conduceva a Vollenstein, dove
passava parecchie ore con Elena, che aveva
cominciato a insegnarle a leggere e a darle
l'istruzione religiosa che le mancava. Emma,
la cameriera al servizio della signorina di
Brunstein, le aveva cucito una graziosa camicetta
di lana grigia, semplice, come conveniva
alla condizione della bambina, ma la
grazia e la innata distinzione di Mirka bastavano
per adornarla, tanto che Rinaldo, la
prima volta che aveva visto la fanciulla cos
vestita, aveva esclamato:
Ma come!  la mia rosellina selvatica
che vedo cos elegante?
Qui la piccola paria di Rosdorf era vezzeggiata,
circondata dal caldo affetto di Elena.
Ella si schiudeva in quell'atmosfera di benevolenza,
e i suoi grandi occhi neri perdevano
l'espressione selvaggia e triste che era
loro abituale.
Ci nonostante la bambina attraversava ancora
momenti penosi mentre era a Rosdorf.
Tancredi e Camilla, furibondi di vedere
quella creatura spregiata ricevuta ogni giorno
a Vollenstein, mentre essi stessi non vi erano
invitati che raramente, perseguitavano la ragazzina
con le loro subdole cattiverie; Ermanno,
goloso e ladro, faceva man bassa di
frutta e di dolciumi nel tinello e lasciava accusare
Mirka da Egle, troppo contenta di tormentare
la detestata bambina.
Ma la vecchia domestica non osava pi
trattar Mirka con la durezza di prima. Senza
dubbio temeva Lohn. La signora Haider
stessa le aveva consigliato la prudenza.
Bisogna esser cauti con Lohn, Egle. Potrebbe
darci molte noie se volesse. Inoltre,
ora dobbiamo fare i conti con Rinaldo Liehman
e con sua cugina. Se la bambina si
lamentasse con loro, ci produrrebbe un effetto
deplorevole.
La signora Haider non aveva mosso obiezioni
contro quella visita quotidiana di Mirka
a Vollenstein. Suo marito si trovava in quel
momento in gravi imbarazzi finanziari, dai
quali non poteva uscire senza il valido aiuto
del signor Liehman. Bisognava dunque cedere
senza discutere allo strano capriccio
di Rinaldo, il quale avendo molto influsso
sulla volont paterna, avrebbe, se gli fosse
piaciuto, avversato il signor Haider.
Ma la signorina di Holsenheim e sua nipote
seguivano ogni volta con sguardo cupo
la carrozza che portava via Mirka.
Nell'atmosfera di Vollenstein, sotto la
dolce guida di Elena, la bambina selvaggia
si trasformava moralmente e fisicamente. La
vivacit, la profondit della sua intelligenza,
la rettitudine e la seriet della sua indole
colpivano la signorina di Brunstein e Rinaldo
e in pari tempo li commoveva la riconoscenza
che quel cuoricino amoroso esprimeva loro,
con delicate attenzioni.
Spesso Rinaldo conduceva la cugina nella
carrozza che egli stesso guidava, a fare una
passeggiata in campagna o per la foresta; e
Mirka li accompagnava. Si fermavano da
qualche contadino, il giovanotto faceva portare
a Elena e alla bambina una tazza di
latte munto di fresco, poi si sedevano in qualche
bel posticino e parlavano amichevolmente
mentre Elena continuava a dare, in forma
piacevole, utili insegnamenti alla sua allieva,
e Rinaldo spiegava alla sua protetta
mille cose che l'intelligente Mirka capiva
prontamente.
Un pomeriggio, in seguito a una conversazione
con la cugina, il giovanotto and a trovare
suo padre. Il risultato di questi due conciliaboli
fu che il giorno dopo, il signor Liehman
and a Rosdorf, chiese di vedere la
signora Haider, e le propose di cedergli del
tutto la bambina che egli desiderava dare
come compagna alla sua nipote, che Mirka
aveva completamente conquistata
Le daremo noi la dote, e ci occuperemo
del suo avvenire, soggiunse il grande industriale.
Sarei felice di far piacere alla nostra
povera Elena, e nello stesso tempo a mio
figlio, che si  molto attaccato a questa bimba
la cui fierezza gli piace.
La signora Haider non mosse ciglio; a malapena
una contrazione venne a corrugare per
un attimo la sua fronte liscia. Ella si profuse
in esclamazioni di ammirazione sulla
generosit del signor Liehman, fece osservare
che poteva forse essere imprudente introdurre
nella propria famiglia una bambina che poteva
avere i peggiori istinti della sua razza.
Poi, siccome il signor Liehman rimaneva indifferente
a questa obiezione, ella dichiar
che, per conto suo, non vedeva nessun inconveniente
ad acconsentire alla sua domanda,
ma che era obbligata a consultare suo marito,
che in quel momento si trovava nell'Hannover.
E sia. aspetteremo qualche giorno,
disse il signor Liehman tanto pi che
sono quasi sicuro della risposta, del signor
Haider.
Appena egli si fu allontanato, la signora
Haider si precipit nella camera dove la signorina
Adele si lamentava in preda a una
nuova crisi di reumatismi.
Ebbene, le mie previsioni si avverano!
disse con voce ansimante. La chiedono...
in assoluto... vogliono educarla,
provvedere al suo avvenire
Oh, cielo! mormor la signorina di
Holsenheim.  un pericolo, Isidora.
S, un vero pericolo! Se hanno un sospetto,
se con questo giungono al pi piccolo
indizio (e non mi fido di Lohn), potenti come
sono, arriveranno a sapere la verit.
La signorina Adele si sollev sul letto, fissando
sulla nipote i suoi occhi scoloriti, nei
quali passava un barlume di smarrimento.
Bisogna... prendere le misure necessarie...
bisogna agire, Isidora.
S,  tempo. Ho gi commesso un grande
sbaglio permettendo che si iniziassero queste
relazioni. Avrei dovuto allontanare subito la
bambina con un pretesto qualunque. Ora bisogner
manovrare con un tatto infinito!...
Ma  impossibile metterla nelle mani dei Liehman!
Tanto varrebbe metterci una pietra al
collo e buttarci nello stagno!
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Signorina Elena, il signor Haider torna
domani!
Mirka lanci allegramente questa notizia,
entrando nella sala, bianca, regno particolare
della giovane inferma.
Ah, bene! Sar proprio contenta di
averti alfine tutta per me! disse Elena,
abbracciando la bambina, che si stringeva
amorevolmente a lei. Insieme faremo tante
belle cose.
Oh, sar troppo felice!... esclam
Mirka congiungendo le mani. Essere sempre
con voi, con il signor Rinaldo! No, non
posso credere che avr mai questa gioia; sarebbe
una felicit troppo grande! disse,
scotendo la testa.
L'avrai fin da domani; perch il signor
Haider dovrebbe opporsi? Non ti conosce
neppure, credo.
No, l'ho visto soltanto da lontano.  un
signore grasso che non ha l'aria di esser cattivo.
Rinaldo dice che  un brav'uomo che si
lascia comandare in tutto e per tutto dalla
moglie. E poich questa ha acconsentito a
darti a noi, puoi star tranquilla, Mirka. Ora
chiama Emma perch mi porti il cappello e
il mantello. Il tempo  cos bello, che mio
cugino ci fa fare una passeggiata nella foresta.
Quando il giovane apparve nella sala Elena
era pronta e Mirka stava appuntandosi sui
capelli un po' ribelli un cappellone di paglia
grezza, guarnito di papaveri, dono della sua
protettrice.
La bambina si slanci verso Rinaldo e gli
porse la fronte, che egli baci.
Siete pronte tutt'e due?... Elena, nel
cortile ci sono degli zingari che chiedono di
dare un'audizione. Ti farebbe piacere sentirli?
S, molto! Mi piace tanto quella musica!
Vieni, dunque: ti metter nella carrozza
e potrai ascoltarli comodamente.
Degli zingari!... La parola aveva attirato
l'attenzione di Mirka. Anche lei era una zingara,
dicevano. Per la prima volta dunque
avrebbe visto gente della sua razza.
Segu Rinaldo ed Elena fuori dal castello.
Davanti all'ingresso era ferma la carrozza
con i focosi cavalli tenuti da due domestici.
Un po' pi lontano si vedeva un gruppo di
uomini dal colorito bronzeo, dagli occhi scuri
e dai lunghi capelli neri.
Aiutato da un domestico, Rinaldo depose
Elena sui cuscini, con infinite precauzioni.
Poi si volt verso gli zingari e fece loro segno
di cominciare.
Il capo, un uomo di una quarantina d'anni,
eccezionalmente magro e asciutto, distolse
lo sguardo da Mirka, che fissava fin da
quando era apparsa. Egli alz l'arco del violino...
e soave, delicata, carezzevole, la melodia
si alz nel silenzio del cortile, rotto
soltanto dal ticchettio dei barbazzali dei cavalli.
Rinaldo si era appoggiato alla carrozza e
il suo sguardo penetrante si posava su Mirka
in piedi accanto a lui. La bambina non levava
gli occhi dai musicisti e la sua bocchina
aperta sembrava letteralmente bere i suoni
prodotti dai loro strumenti. Quando la melodia,
divent pi ardente, pi vivace, quando
divenne una specie di turbine vertiginoso
per finire poi in un dolce mormorio, la fisonomia
della ragazzina si rischiar, si trasfigur,
come in preda a una specie di estasi.
Oh,  finito!... mormor, quando
l'ultimo suono si spense.
Rinaldo fece cenno agli zingari di continuare...
ed essi sonarono ancora, passando
rapidamente da una melopea piena di dolcezza
a una cavalcata guerresca attraverso
la quale pareva vibrassero grida di morte e
urli di vittime, fantasticherie malinconiche
e accenti di gioia selvaggia o appassionata.
Il capo, mentre faceva scivolare l'arco sulle
corde del violino con una notevole agilit,
non staccava gli occhi da Mirka.
Finalmente i musicisti smisero di sonare.
Rinaldo si chin sulla bambina e le mise in
mano una moneta d'oro.
Poich ti hanno fatto piacere, porta
loro questa, Mirka.
Ella si fece avanti, un po' intimidita da
tutti quegli occhi scuri che la guardavano.
Il capo fece un passo verso di lei, ed ella gli
porse il compenso offerto da Rinaldo.
Lo zingaro la ringrazi in un tedesco purissimo,
salut e si allontan, seguito dalla
compagnia, non senza aver dato alla bambina
un lungo sguardo.
Via, Mirka, in carrozza!... Bisogna
sbrigarsi, disse Rinaldo. La nostra passeggiata
 stata necessariamente abbreviata
da quest'intermezzo imprevisto. Ma ne sono
contento, poich, con quella musica, vi siete
divertite tutt'e due.
Suonano divinamente bene, Rinaldo!
esclam Elena.
Il capo specialmente  un vero artista.
Ma guarda come brillano gli occhi di questa
piccina!
Oh, che bellezza! esclam Mirka, rapita.
Non avevo mai sentito della musica,
e ora vorrei sentirla sempre.
Ebbene, ti faremo prender delle lezioni:
potrai allora sentirne quanta ne vorrai,
disse Rinaldo carezzandole le guance col
guanto che teneva in mano. Non c' da
meravigliarsi che ti piaccia la musica, se sei
veramente figlia di zingari!
Sicch i miei genitori sarebbero come
costoro! disse pensosamente la bambina.
Forse vivono ancora.
 possibile, ma come ritrovarli, tra quei
nomadi?... Via, sali presto accanto a Elena
e andiamo!
Durante la prima parte della passeggiata
Mirka rest silenziosa, quasi trasognata.
Quella musica avvincente, la vista di quella
gente alla cui razza apparteneva, l'avevano
molto scossa. Ella pensava che se fosse rimasta
tra i suoi avrebbe condotto quella vita,
libera, indipendente, non avrebbe conosciuto
Egle, n la signorina Adele.
Ma neppure la signorina Elena, n il signor
Rinaldo.
Il suo sguardo, pieno di tenera riconoscenza,
si pos sul dolce viso di Elena, poi
sul giovanotto che guidava i cavalli, dei quali
moderava l'ardore per non intimorire la cugina.
Erano tanto buoni con lei, tutti e due...
sebbene Rinaldo fosse qualche volta tanto
duro con gli altri, per esempio con i suoi domestici!
Mirka se ne era accorta diverse
volte e non aveva potuto fare a meno di guardarlo
con aria afflitta e di rimprovero. Egli
aveva distolto lo sguardo ogni volta, impazientito.
Ma da qualche tempo Mirka non lo
aveva pi sentito parlare con quella collera
fredda o quella mordente ironia che tutti temevano
tanto in lui.
E ora ella sarebbe andata a vivere presso
di loro, per sempre! Una tale felicit non le
pareva possibile.
Mentre la carrozza rallentava imboccando
una strada in salita della foresta, un uomo
apparve da un sentiero trasversale.
Era Holtz, il guardia forestale. Salut profondamente
e pass oltre, guardando con aria
enigmatica la bambina.
Istintivamente Mirka si era stretta a Elena.
Che hai, cara? domand la signorina
di Brunstein.
Quell'uomo mi fa paura! mormor
Mirka.
Non ha infatti una faccia attraente; ma
dopo tutto non vedo che cosa possa spaventarti.
Mi par di capire, Mirka, che tu soffri
di antipatie piuttosto marcate.
 vero, signorina. Detesto la signorina
di Holsenheim, la signora Haider, i suoi figliuoli,
Egle, Holtz...
Mirka snocciolava tutti questi nomi d'un
fiato e le sue pupille nere riprendevano la
loro luce selvaggia, la loro luce zingaresca,
aveva detto un giorno Rinaldo.
Mirka, Mirka! disse Elena in tono
di rimprovero. Che cosa ricordi dei miei
insegnamenti religiosi?... Non sai che bisogna
perdonare anche coloro che ci fanno del male?
No, no, a loro no! esclam impetuosamente
Mirka. Li detesto! Li detesto!
Li detesto!
Via, via, che cos'ha questa piccola furia?
disse Rinaldo, voltando vivacemente
la testa.
Rossa in viso, ella abbass la testa confusa.
Chi detesti, Mirka?
Quelli laggi, che mi hanno resa infelice.
Dite, signor Rinaldo, faccio male?...
Si era alzata e si sollevava sulla punta
dei piedi per arrivare all'altezza del sedile
sul quale stava il giovanotto.
Certamente. Dai retta a Elena, che 
una santa; non avrai che da seguire i suoi
consigli per diventare una piccola perfezione.
Ma non posso... non posso voler loro
bene! sospir la bambina, desolata.
Rinaldo si mise a ridere, mentre Elena,
circondando il collo di Mirka col braccio,
la stringeva a s.
Per ora cerca soltanto di dimenticare
il male che ti hanno fatto, piccola Mirka.
Mi prometti di provare, cara?
Sapete bene che per voi far tutto quel
che potr! esclam la bambina con ardore.
Vi voglio tanto, tanto bene! E anche al
signor Rinaldo.
Povera piccina! mormor Rinaldo
con un sorriso commosso.
Si volt, perch la salita era terminata, e
i cavalli riprendevano un passo pi veloce.
Ah, eccoci alla casa della signora Buntz!
disse a un tratto Mirka.
Vuoi che fermi, perch tu possa salutarla?
domand Rinaldo.
Oh, s, grazie, signore!
Al rumore della carrozza Nanni e Lisetta
erano apparsi sulla soglia della casa, e dietro
a loro si fece avanti la madre.
Mirka vuole salutarvi, signora Buntz,
disse Rinaldo cordialmente.
La bambina era gi saltata fuori dalla carrozza
e si precipitava verso Anna, gettandole
le braccia al collo.
Sono molto contenta di vederti, Mirka!
disse la buona donna, abbracciandola affettuosamente.
Lo zio Lohn mi ha raccontato
tutto quel che di bello ti  capitato, e
ne ho goduto per te.
Parlando si era avvicinata alla carrozza,
e salutava rispettosamente Elena che l'accolse
con un dolce sorriso.
Posso permettermi di offrirvi qualcosa,
signorina, e anche al signor Liehman?
propose timidamente.
Accetterei volentieri una tazza di latte,
disse Elena gentilmente, con la sua abituale
semplicit.
E io un po' di birra, signora Buntz,
aggiunse Rinaldo. La passeggiata ci ha
messo sete. Ma senza cerimonie, ve ne prego.
Non le possiamo soffrire. I bicchieri e le tazze
che adoperate abitualmente, ecco quello che
occorre.
Come volete, signore, disse Anna con
un sorriso franco che scopr i suoi denti bianchissimi.
Vengo ad aiutarvi, signora Buntz!
esclam Mirka.
Si slanci verso la casa, seguita da Lisetta
e dal fratello che si aggrappava a lei.
Ben presto ella riapparve portando con
cura un vassoio sul quale era posato un bicchiere
pieno di birra bionda. A piccoli passi,
ella si avvicin al sedile della carrozza e
porse il bicchiere a Rinaldo.
Grazie, cara massaia, egli disse ridendo.
Ora vai a prendere qualcosa per te,
perch non voglio che tu ti dimentichi.
Oh, basta che voi due abbiate quel che
vi occorre! replic gravemente la bambina.
Rinaldo le rivolse uno sguardo pieno d'affetto,
mormorando:
Che cuoricino! E sono sicuro che non
agisci per interesse tu!
Qualche istante dopo la carrozza si allontan
in direzione di Rosdorf, dove, passando,
avrebbero dovuto lasciare Mirka. Questa volta
la bambina aveva preso posto a cassetta accanto
a Rinaldo. Era il suo gran divertimento,
ma non chiedeva mai di salire lass
per restare accanto a Elena; questa per,
tutt'altro che egoista, e sempre premurosa
di fare contenti gli altri, sapeva procurare
spesso alla sua amichetta quello svago; e
Rinaldo, che aveva per Mirka grandi condiscendenze,
era lieto di tenere accanto a s
la bambina, le cui riflessioni appassionate
e vivaci, spesso profonde, lo interessavano
molto.
Ecco Rosdorf! sospir Mirka, vedendo
il vecchio cancello del cortile. Mandate
a passo i cavalli, signor Rinaldo, per
arrivare pi tardi possibile!
Egli si mise a ridere mentre cedeva alla
preghiera della bambina.
Povera Mirka!... Tra poco sar finita,
non dovremo pi ricondurti qui.
S, star sempre con voi. Le ore mi sembrano
tanto lunghe quando sto qui!... Per
aver pazienza, guardo allora la rosa che mi
avete data, la bacio...
Ce l'hai ancora, Mirka?
S; l'ho qui.
Ella tir fuori dalla camicetta una specie
di sacchettino di grossa tela e lo fece vedere
a Rinaldo.
La serber sempre, disse in tono
grave.
Rinaldo accarezz dolcemente la guancia
vellutata di Mirka.
Sei riconoscente.  una bella cosa,
Mirka, disse, commosso.
Nonostante tutto, bisognava fermarsi a
Rosdorf! Mirka mand un sospirone appena
la carrozza si ferm davanti al cancello.
A domani, signor Rinaldo!
A domani, piccola Mirka!
Egli le tese la mano. La bambina, chinandosi,
vi tenne a lungo le labbra.
Grazie! Grazie! Vi vorr sempre bene!
disse con passione.
Via! Che ti prende, bambina? egli
esclam sorpreso e commosso di quella subitanea
effusione.
Non lo so! mormor lei, confusa.
Mi pareva, a un tratto, di non dovervi rivedere
pi.
Che scioccherella! Scendi presto, perch
i cavalli s'impazientiscono.
Mirka obbed e scese; quindi si avvi verso
il cancello e lo apr. Ma si volt un'altra volta
per guardare Rinaldo e sua cugina, e portando
la mano alle labbra mand loro un bacio.
Le risposero, sorridendo, con lo stesso gesto,
e la bambina scomparve dietro il cancello
che si richiuse.
Nello stesso momento Lohn arrivava dalla
sua nipote. Questa lo accolse con un sorriso
allegro, e gli domand come stava.
Non sto bene, figliuola mia. Sono molto
gi: credo che la fine sia vicina...
Oh, zio, che dite!
Lo sento, mia cara, e sono venuto qui
oggi, appunto per questo. Vorrei affidarti
qualcosa.
Tir fuori dalla tasca una busta che non
portava soprascritta.
Vuoi prendere in consegna questa busta,
Anna, per darla a Mirka quando avr
diciotto anni?
Certamente, zio. Soltanto mi dispiace
che abbiate idee di questo genere. Tra otto
anni sarete certamente ancora con noi.
Il vecchio alz le spalle.
Ma che!... Con tutti i dolori che ho
avuto e il tormento che mi logora!
Tormento? Perch, caro zio? interrog
la giovane donna con amorevole curiosit.
Il viso di Lohn si contrasse.
Per cose che avrei dovuto fare... per
certe ingiustizie che avrei dovuto impedire.
Se vivr ancora un po' di tempo potr forse
riparare al male che ho lasciato commettere.
Ma in ogni modo ti consegno questi fogli,
Anna, perch la bambina vi trovi qualche
indicazione, pi tardi, quando avr la forza
di difendersi.
Li riporr con cura su, nello scrittoio,
zio. E spero che me li richiederete voi stesso
tra otto anni.
Che Dio ti ascolti! disse Lohn tristemente.
Si allontan quasi subito, rifiutando il caff
che Anna gli offriva. Andava di passo lento,
a testa china, con lo sguardo assorto in pensieri
dolorosi.
Tornando nella camera che occupava in una
piccola dipendenza del castello, il vecchio
s'incontr con Mirka che andava a portare
l'erba ai conigli allevati da Egle in un angolo
della corte.
Hai passato un bel pomeriggio, Mirka?
disse, colpito senza dubbio dal viso fresco
e dallo sguardo vivace della bambina.
S, signor Lohn... e pensare che presto
star con loro, e per sempre!...
Ne sar proprio contento per te, Mirka.
Credo che Rosdorf non ti lascer rimpianti.
Soltanto voi, signor Lohn! rispose la
bimba con un gentile sorriso.
Una lieve commozione pass sul viso del
vecchio che si volt e si allontan mormorando:
Anche a me dispiacer non vederla pi.
Mi ricordava un po' Rosina. Ma laggi sar
felice... e poich i Liehman diventeranno i
suoi protettori, confider loro quello che so,
e sapranno meglio di me seguire la pista giusta
per scoprire la verit!
Il giorno dopo, quando Lohn entr nel tinello,
vi trov Egle che preparava il caff e
latte roteando gli occhi furibonda.
Non avete visto Mirka, per caso? gli
grid, appena egli apparve sull'uscio.
No, perch?
Perch la piccina non  in camera e non
mi riesce di trovarla in nessun posto. Senza
dubbio sar andata a scorrazzare nel parco
per non lavorare.
Con questo tempo? disse Lohn, mostrando
la spessa nebbia che oscurava le finestre.
Bah! Una selvaggia come lei non si sgomenta
per questo. Si sperder, torner Dio
sa quando. Eppure non  poco il lavoro che
c' da fare qui!
Non avrete ancora molto tempo per farla
lavorare, poich andr ad abitare a Vollenstein,
osserv Lohn sedendosi davanti a una tavola.
Egle borbott alcune parole indistinte, gettando
sul vecchio una strana occhiata. La
nebbia si alz verso mezzogiorno, ma Mirka
non ricomparve.
Alle due arriv la carrozza di Vollenstein;
il cocchiere fu incaricato di dire alla signorina
di Brunstein che Mirka era introvabile.
Egle tempestava, Lohn cominciava a impensierirsi.
Nonostante la stanchezza delle
sue vecchie gambe, egli and a esplorare il
parco, e ritorn a tarda notte, estenuato,
senza aver trovato la bambina.
Non  tornata, quella cattivaccia!
rispose Egle alla sua domanda ansiosa.
Ma allora che cosa ne  successo?
L'avranno portata via gli zingari che
erano ieri da queste parti, disse Egle alzando
le spalle. Enrico li vide gironzolare
nelle vicinanze, sul far della sera.
Potrebbe darsi! esclam Lohn, colpito
da un' idea subitanea. Qualora, l'avessero
riconosciuta per una di loro. Ma bisognerebbe
che fossero penetrati stanotte nel
castello.
La piccina poteva essere d'accordo con
loro e averli raggiunti ieri sera, invece di
andare a letto.
Questo no, esclam Lohn proprio
quando aveva, per cos dire, la certezza di andare
a vivere a Vollenstein! Se l'hanno portata
via, certamente  stato contro la sua volont.
Non ne sono punto sicura! rispose
Egle. Si sa che quella razza ha nel sangue
il gusto dell'indipendenza e della vita nomade.
La bimba ne sar stata sopraffatta, nonostante
tutto quello che le promettevano a
Vollenstein.
No, no, no! grid Lohn. A questo
non creder mai!
Il vecchio pass una nottata insonne.
Strane idee lo assalivano, mille sospetti si
svegliarono in lui. Al mattino si alz e and
in giro per il bosco. Quando ritorn al castello
trov nel cortile Rinaldo arrivato allora
a cavallo. Alla notizia che gli dava un
domestico, il giovane esclam:
Come! Non  ancora tornata?... Ma allora
 accaduta una disgrazia!
Si dice che certi zingari l'abbiano portata
via, .azzard il domestico.
 possibile. Uno di essi, ora me ne ricordo,
la guardava molto, ieri. Bisogna fare
subito delle ricerche. La signora Haider se
ne  occupata?
No, signore.
Gli aveva risposto Lohn facendo qualche
passo verso di lui.
No? Che cosa aspetta? Se  cos, me
ne incaricher io. Ma se l'hanno rapita qui,
non sono state trovate tracce del loro passaggio?
Niente, signore, neppure l'orma di un
passo, perch il terreno  molto asciutto.
Non ci sono, nella sua camera, tracce
di lotta?
Assolutamente niente, signore. Il letto
non  disfatto e si direbbe che la piccola non
si sia coricata.
Eppure non posso credere che fosse d'accordo
con loro! mormor Rinaldo.
No, no, non dovete crederlo, signore!
disse con impeto Lohn. Qui sotto
c'...
Tacque, vedendo apparire sull'ingresso la
signora Haider. Ella si profuse in esclamazioni
disperate e dichiar che avrebbe preso
tutte le disposizioni necessarie.
 inutile, signora; stavo appunto dicendo
ai vostri domestici che ne assumo io
l'impegno, interruppe Rinaldo. Se
avessi immaginato che voi non vi foste curata
di quest'assenza inspiegabile e preoccupante,
avrei gi cominciato le necessarie ricerche.
Egli si conged dalla castellana che nascondeva
la sua ira sotto un sorriso forzato, e
fece ritorno di galoppo a Vollenstein, di dove
subito partirono gli ordini per le ricerche da fare.
Invano le guardie forestali batterono i boschi.
La polizia arrest gli zingari, che protestarono
la loro innocenza e contro i quali
non fu possibile portare alcuna prova. Mirka
rimase introvabile.
Due giorni dopo la scomparsa della bambina,
Lohn, che errava irriconoscibile per il
parco e per la foresta, chiese un colloquio
alla signorina di Holsenheim e alla nipote.
Dopo un quarto d'ora, una violenta scampanellata
fece accorrere i domestici.
Il vecchio era steso a terra, colpito da apoplessia,
come ne aveva il presentimento gi
da qualche tempo.
...
.
...
PARTE SECONDA.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
L'istituto Klautz aveva una certa rinomanza
a Vienna, tra la gente della piccola
borghesia. Le educande vi ricevevano un'ottima
educazione, una istruzione molto accurata,
impartita da buoni professori. La direttrice
aveva una reputazione di seriet e
di grande onorabilit solidamente basata e,
al parere di tutte le famiglie che le avevano
affidato le loro figliuole, la sua istituzione meritava
la qualifica di casa, di piena fiducia
scritta sul prospetto.
La signora Klautz faceva lei stessa il corso
di letteratura, per diminuire le spese, e lo
faceva con grande successo. Sua sorella, la
signorina Clara, dava lezioni di solfeggio, di
canto, di pianoforte e di violino. Eccellente
musicista, riusciva a formare alcune buone
allieve delle quali ambiva mostrare il talento
giovanile in una piccola audizione offerta
ogni anno alle famiglie nel salone dell'istituto.
In quella mattina di marzo ella stava appunto
preparando la lista dei pezzi che doveva
dare da studiare a ciascuna allieva per
quel gran giorno. La sua figuretta magra, un
po' deforme, era china sulla tavola, mentre
scriveva lentamente, riflettendo e borbottando
ogni due parole.
Minuetto di Beethoven Ida lo soner
benissimo. Il coro delle filatrici per Marta
Bleinz... no, Crescenzia lo interpreter anche
meglio. Dar a Marta...
S'interruppe: una porta veniva aperta.
Sua sorella entr con una lettera in mano e
una espressione di viva contrariet sul viso
colorito incorniciato da bende di capelli grigi.
Ho finalmente ricevuto la risposta,
Clara. Mi scrive di pazientare, perch non
pu ancora mandarmi niente trovandosi momentaneamente
in ristrettezze.
Le informazioni che abbiamo avute sono
dunque esatte. A suo marito vanno male gli
affari.
S, deve essere proprio vero. Ma intanto
non ci manda il denaro e Lina rimane a nostro
carico.
 il momento di sfruttare il suo talento,
Sofia. Almeno ci pagher la retta.
S, lo farei, se osassi... ma se lei venisse
a saperlo?... Se qualcuno riconoscesse
Lina?
Sarebbe strano!... Eppoi si tratta soltanto
di farle dare qualche lezione qui, internamente.
Certo non possiamo pensare a
mandarla in giro, poich attirerebbe troppo
l'attenzione; ma sarebbe assolutamente ridicolo
non approfittare del talento che possiede
quella figliuola e che noi le abbiamo dato la
possibilit di sviluppare.
S, hai ragione. Ebbene, vada per le lezioni.
La far anche comparire nella audizione
del mese prossimo.
Oh, questo poi, Clara!
Ebbene, che puoi temere? Avremo qui
solamente i parenti delle nostre allieve. Loro
non l'hanno mai conosciuta.
Come averne la certezza? Non sappiamo
nulla di quella ragazza.
La signorina Clara fece un gesto impaziente
con le spalle, mentre un sorriso ironico
le sfiorava le labbra pallide.
Come sei paurosa, Sofia!... Ti lasci spaventare
da quella donna, e siamo noi che la
teniamo in nostra mano... perch la polizia
farebbe presto, sai, a scoprire il motivo di
questa specie di sequestro!... Eppoi bisogna
considerare una cosa: ed  che con l'et alla
quale Lina  arrivata, e con la sua indole
energica e ardente, che non siamo riuscite a
piegare completamente, ci sar presto impossibile
continuare il sistema tenuto finora. Uno
di questi giorni trover modo di evadere. Ebbene,
a me pare meno pericoloso darle a poco
a poco un po' di libert, visto che bisogner
pure rendergliela un giorno o l'altro! La sua
protettrice non avr la pretesa, suppongo,
di tenerla prigioniera tutta la vita!
Credo di aver capito che vuol mandarla
molto lontano, in America, e trovarle marito
laggi, per liberarsene.
Trovarle marito?... Contro la sua volont?...
Lina non  tipo da lasciarsi imporre!...
Dopo tutto,  affar suo; quanto a
noi, poich ella non pu pagare, abbiamo il
dovere di valerci della figliuola prendendo
naturalmente tutte le precauzioni necessarie.
Ebbene, fai come vuoi! concluse la
signora Klautz.
Mentre stava per chiudere la porta, sua
sorella le grid:
Se Lina  tornata, mandamela!
Qualche minuto dopo la porta si apr di
nuovo.
Sulla soglia apparve una giovinetta snella,
di statura un po' al disotto della media.
I suoi magnifici capelli neri incorniciavano
armoniosamente un viso fine, dal colorito
smagliante, dove brillavano due occhi neri
molto grandi, fieri e profondi.
Vieni, Lina, devo darti una notizia,
disse la signorina Clara. Mia sorella ed io
abbiamo deciso di farti prendere parte al
prossimo concerto.
La fanciulla arross e il suo sguardo
espresse un certo stupore.
Io!... Volete che suoni in pubblico?
S, vogliamo far conoscere un poco il
tuo talento... e in seguito mi aiuterai dando
qualche lezione, cosa di cui ora sei capacissima.
Con grande piacere, signorina! disse
Lina spontaneamente.
Pensa dunque subito che cosa vuoi sonare.
Ti do carta bianca; non avrai che da
comunicarmi la tua scelta, sono sicura di approvarla,
poich hai buon gusto. Ci vorranno
tre o quattro pezzi... noi ne metteremo soltanto
due sul programma, ma certamente
gli ascoltatori chiederanno il bis.
Che fiducia avete nel povero talentuccio
della vostra allieva! disse Lina con un sorriso
che rese ancora pi grazioso il suo bel
viso.
Non devo nasconderti che sei gi una
vera artista! Hai un meraviglioso istinto musicale,
che io ho dovuto solo coltivare. Questo
talento ti servir ora per guadagnarti la
vita.
Un'ombra pass nello sguardo della fanciulla.
Ella si conged dalla signorina e si
allontan per salire nella cameretta che occupava
al secondo piano.
Seduta presso la finestra appoggi la fronte
alla mano. L'ultima frase della signorina
Clara risvegliava in lei le ansie che la tormentavano
gi da qualche anno.
Chi era?... Di dove veniva?... Queste domande
le aveva rivolte diverse volte alla signora
Klautz e alla sorella di lei. Sempre le
avevano risposto:
Non lo sappiamo. Una persona che si occupa
di te ti ha affidata, a noi; noi ti educhiamo
nel miglior modo possibile, senza
preoccuparci d'altro.
Visto che non riusciva a chiarire quel mistero,
ormai Lina non domandava pi nulla;
ma cercava sempre nel fondo della sua memoria:
cercava di afferrare, di coordinare i
frammenti dei ricordi che vi fluttuavano, di
dissipare la spessa nebbia che le adombrava
la memoria,, di ricordare il tempo trascorso
prima del giorno in cui si era svegliata in
quella casa, da una specie di sonno pesante,
e in cui aveva visto, chini su lei, i visi sconosciuti
della signora Klautz e della signorina
Clara. Ma i suoi sforzi erano stati vani.
Tranne qualche ricordo vago e velato, ella
non trovava niente.
Le restava per una reliquia del suo misterioso
passato: portava al collo un Bacchettino
di tela che racchiudeva una rosa bianca.
Un giorno la signora Klautz aveva cercato
di toglierglielo; ma la bambina lo aveva
tenuto stretto con una tale energia, che la
direttrice, alzando le spalle, non aveva insistito.
Quel fiore appassito non ricordava niente
a Lina. Chi glielo aveva dato? Perch lo
aveva serbato con tanta cura?... Nessuna risposta
poteva dare a queste domande. Ma
ella vi teneva pi che a qualunque altra
cosa, e ogni giorno lo baciava piamente, con
la intuizione di ripetere un gesto che le era
stato abituale.
Era vissuta abbastanza tranquilla nell'istituto
Klautz. La direttrice aveva un carattere
autoritario e freddo, ma, pur senza dimostrare
a Lina alcuna particolare benevolenza,
non l'aveva resa infelice.
La signorina Clara, piuttosto, carattere
un po' fantasioso, spesso brusca e scontrosa,
avrebbe potuto far soffrire la bambina focosa
e vivace che non si peritava a risponderle
male; ma la sua stessa spavalderia era
piaciuta alla sorella minore della signora
Klautz, e Lina era entrata completamente
nelle sue buone grazie dal giorno in cui si
era accorta che la ragazzina aveva una meravigliosa.
disposizione per la musica.
Da allora in poi aveva considerato la fanciulla
con benevolenza, se non con l'affetto
che la sua natura egoista era incapace di
provare, e pari sentimento ella ispirava a
Lina, a cui la signora Klautz era invece indifferente.
Via via che cresceva, si accorgeva che una
stretta sorveglianza era esercitata su di lei.
Da un anno specialmente sentiva ancor pi
di essere prigioniera in quella casa. Anche
per andare nella vicina cappella le era proibito
uscire senza una delle due sorelle. Non
aveva alcun rapporto con le allieve, ed era
stata istruita a parte dalle due signorine,
nei loro momenti liberi. Le ore di ricreazione
le aveva sempre trascorse solitarie nel vecchio
e spazioso giardino, quando le altre
bambine erano in classe. Due volte la settimana
la signora Klautz o la signorina Clara
la conducevano a fare una passeggiata e, in
qualsiasi stagione, la obbligavano ad avvolgersi
il viso con un fitto velo.
Via via che passavano gli anni il mistero
che copriva il suo passato e la circondava
ancora pesava sempre pi sul suo cuoricino
e spesso, come in quel momento, ella cercava
con angoscia di attraversare la spessa cortina
che avvolgeva la sua mente.
Ma pareva ora che le due signore avessero
a un tratto deciso di cambiare la sua esistenza:
farle dare delle lezioni!...
Era metterla in contatto con altre persone!...
In quella audizione Lina si troverebbe
per la prima volta e a viso scoperto,
davanti a molti estranei.
Ebbene, mi domando perch finora mi
abbiano tenuta cos! pensava la giovinetta
appoggiando sulla mano la fronte scottante.
Il concerto fu tenuto nel mese di marzo,
e fu un trionfo per Lina. Son con tanta
grazia, con un'espressione cos delicata, unita
a uno spiccato virtuosismo, che le chiesero
con entusiasmo diversi bis come la signorina
Clara aveva previsto.
 vero che la bellezza della giovane violinista
non era stata estranea al successo. Il
modesto vestito bianco, fatto con le sue mani,
aumentava l'eleganza naturale unita alla grazia
aristocratica della ragazza, la quale aveva
suscitato nella sala un'ammirazione mista a
curiosit.
Chi ?... Chi ?... domandava la
gente.
Una povera fanciulla raccolta per carit
e che ci  stata affidata, rispondevano le
due sorelle.
Lina, cominciando a sonare, aveva tremato
un po' per l'emozione e per un vago terrore.
Ma presto era stata tutta presa dalla musica
e, come le aveva detto dopo la signorina
Clara, aveva sorpassato se stessa.
Il successo l'aveva stordita per un po'. Poi
si era ripresa, e tornata nella sua cameretta
aveva innanzi tutto ringraziato Dio di concederle
quel mezzo di guadagnarsi la vita;
poi aveva cominciato ad architettare qualche
progetto per l'avvenire. Appena fosse
maggiorenne, e anche prima se le persone misteriose
che si occupavano di lei lo permettevano,
organizzerebbe un corso di musica,
insieme a una collaboratrice pi anziana.
Poi darebbe qualche concerto, bench una
tale esibizione costasse moltissimo alla sua
indole riservata, nemica del rumore e della
teatralit.
Intanto la signorina Clara le affid un certo
numero di lezioni, da dare l nell'istituto.
Ella si mise con zelo a quel compito nuovo
per lei, nel quale quasi subito eccelse.
Infatti, come diceva con compiacenza la signorina
Clara, incantata del successo della
sua allieva preferita, Lina aveva il dono di
riuscire in tutto: faceva marmellate come
nessun'altra, preparava i dolci in modo da
ingelosire il pasticciere di Corte; in certe ore
diventava una sarta e una modista finita; discuteva
di letteratura con la signora Klautz,
mentre ricamava o mentre finiva un acquerello,
e non temeva di affrontare vittoriosamente
le difficolt di una tra le pi spinose
opere di Liszt.
Dopo la lettera che la signora Klautz aveva
ricevuta, le due sorelle lasciavano alla fanciulla
un po' pi di libert: poteva cio andare
sola in cappella e magari andare a fare
una commissione in uno dei negozi vicini.
Lina ne godeva. Non si sentiva pi prigioniera,
cosa che le era diventata insopportabile
da quando era diventata una ragazza.
Un pomeriggio, mentre finiva di dare lezione
a una piccola ungherese, figlia di un
noto commerciante, la signorina Clara entr,
pronta per uscire.
Vai a vestirti; le disse andiamo
a fare qualche commissione profittando di
questo bel tempo.
In pochi momenti Lina fu pronta. La prospettiva
di una passeggiata qualsiasi la rallegrava
sempre; non aveva divertimenti, povera
Lina, e quella breve variante all'esistenza
monotona e solitaria dell'istituto
Klautz le faceva un gran bene, moralmente
e fisicamente, perch la sua natura vivace languiva
per la mancanza d'aria e di esercizio
sufficiente.
Finite le commissioni, la signorina Clara
dichiar che sarebbero andate a passeggiare
al Prater. Le due donne raggiunsero la celebre
passeggiata viennese, dove a quell'ora
s'incrociavano le carrozze eleganti.
Lina osservava tutto quel movimento, guardava,
senza ombra d'invidia, con un piacere
da artista, l'eleganza delle signore adagiate
sui cuscini delle carrozze quasi tutte ornate
di stemmi. Il colpo d'occhio era magnifico,
in quella fantasmagoria di sole e di verde.
Che bei cavalli! disse a un tratto la
signorina Clara, che aveva un senso estetico
molto vivo. Guarda, Lina! Guarda quella
vittoria nella quale sono seduti due signori...
Lo sguardo di Lina segu la direzione indicata.
La giovinetta si ferm a un tratto, stupita,
col cuore che le batteva forte forte.
Dove aveva gi visto quel viso maschile cos
fine, quei capelli biondi, quel profilo ironico
e fiero?
Lo aveva gi visto... ne era sicura! Ma
dove?... Dove?
Ebbene, che ti piglia? domand la
signorina Clara, sorpresa.
Lina si riprese subito, con grandissima
presenza di spirito.
Guardavo i cavalli... come dite voi, sono
proprio belli, signorina!
Era riuscita a dare alla sua voce la solita
intonazione, e benediceva quel velo, molto
sgradevole quando faceva caldo, che le aveva
permesso di dissimulare la sua emozione agli
occhi della compagna.
La signorina Clara, quel giorno incline alla
gentilezza, si ferm qualche passo pi in l
per offrire dei pasticcini a Lina. Questa accett,
poich il suo appetito giovanile era
acuito dall'aria e dal moto.
Alz il velo e cominci a mangiare lentamente
una sfoglia, pur continuando a guardare
le carrozze, nella speranza di rivedere
lo sconosciuto la cui vista l'aveva cos stranamente
commossa.
A un tratto sussult. Un uomo pass accanto
a lei: un uomo vestito di una giacca
multicolore, che teneva in mano un violino.
Quel viso bronzeo, quei capelli lunghi, quegli
occhi neri, li aveva gi visti!
E le pupille scure dell'uomo si fissarono
su lei, esprimendo la gioia, il trionfo di chi
trova alla fine ci che cerca.
Per un istante ella cred che volesse parlarle.
Ma l'uomo pass, senza che la signorina
Clara se ne fosse accorta.
Un altro pasticcino, Lina? offr.
No, grazie, signorina, non ho pi
fame.
La signorina Clara alz gli occhi verso
di lei.
Che cos'hai? Sei pallida.
Provo un leggero malessere. Il moto,
senza dubbio, lo far passare.
Infatti ella si rimise subito. Ma interiormente
si sentiva molto agitata, e tutta la
notte, tutto il giorno dopo, cerc un ricordo
preciso di quei visi.
Ma non trov nulla e fin col dirsi:
Dev'essere un' idea, un' illusione del mio
spirito sempre teso verso la ricerca del passato.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
La signora Klautz e sua sorella si rallegravano
molto di aver finalmente utilizzato
il talento della loro allieva. Le lezioni della
ragazza erano molto apprezzate, e inoltre
essa veniva talvolta richiesta per piccoli concerti
intimi, dove otteneva sempre il pi gran
successo.
Su questo punto la signora Klautz, pi timorosa
della sorella, aveva opposto da principio
un po' di resistenza.
Ma di che cosa hai paura? aveva replicato
la signorina Clara. Le persone che
l'hanno conosciuta non dovevano appartenere
a quest'ambiente. Eppoi non possiamo
mica tenerla sempre sotto una campana di
vetro, ne hai convenuto tu stessa!
La signora Klautz aveva ceduto, e Lina
aveva sonato in tre di queste piccole riunioni
senza pretesa, nelle quali avevano fatto
grande effetto la sua grazia e la sua bellezza.
Quei successi la lasciavano semplice e calma
sebbene intimamente soddisfatta, poich ella
intravedeva un avvenire di lavoro e di vita
tranquilla e indipendente, grazie a quel talento
per il quale la sua anima riconoscente
ringraziava ogni giorno la Provvidenza.
Una domenica, tornando dalle funzioni alle
quali aveva assistito nella vicina cappella,
incontr, accanto alla porta dell'istituto, la
madre di una delle sue allieve, la signora
Holster, moglie di un avvocato diventato
quasi celebre per la difesa di una recente
causa.
Ah, siete qui, cara signorina! esclam
tendendo la mano alla giovane. Venivo
proprio da voi e dalle signore per farvi una
proposta.
Entrate pure, prego, disse Lina introducendo
la chiave nella serratura.
Fece passare la visitatrice in salotto, dove
la signora Klautz stava scrivendo, mentre
sua sorella sfogliava degli spartiti.
Vi porto una vera fortuna per la signorina
Lina! esclam la visitatrice dopo
avere stretto loro la mano. Figuratevi che
ieri, trovandomi a una riunione di beneficenza,
sentii la signora Bruck, moglie di un
gran pittore, domandare a una delle sue vicine
se conosceva una persona seria, distinta
e grande artista, che potesse andare due o tre
volte la settimana a sonare da una giovane
ammalata. Poich la risposta era negativa,
presi la parola io, le parlai di voi e del vostro
talento. La signora Bruck, che mi conosce
bene poich da qualche tempo c'incontriamo
in varie opere di beneficenza, mi preg allora
di avvisarvi perch vi presentaste alla sua
amica.
Chi  questa signora? domand la signora
Klautz.
 la baronessa di Brunstein, moglie di
un segretario dell'Ambasciata tedesca..
La fronte della direttrice si corrug leggermente.
Ma la signorina Clara esclam:
Che bella cosa sar per te, Lina! Quella
signora, se vuole, potr procurarti altri allievi.
Non pensarci neppure, Clara! interruppe
vivacemente la sorella. Mandare
Lina in una casa sconosciuta... lei, cos giovane!...
Non si sa chi sia questa gente.
Persone onorabilissime, potete credermi!
esclam la signora Holster. Eppoi, andrete
voi stessa a presentare la signorina
Lina, e cos potrete giudicare. In quanto al
compenso, sar certamente buono: i Brunstein
sono noti per la loro generosit, cos mi
ha detto la signora Bruck.
Questa ultima considerazione ebbe effetto
sulla signora Klautz, per natura molto interessata.
Chiese di riflettere, e quando la signora
Holster fu andata via ebbe un lungo
conciliabolo con la sorella, dal quale usc
con la fronte preoccupata e un'espressione
incerta, nello sguardo.
Due giorni dopo si present con Lina al
villino abitato dal barone e dalla baronessa
di Brunstein. Introdotte in un salottino civettuolo,
si trovarono davanti a una giovane
donna bionda sdraiata sopra un divano. Dopo
un breve scambio di parole, Lina fu invitata
a sonare... e allora il viso un po' freddo della
baronessa s'illumin, esprimendo un vero entusiasmo.
 affascinante! Siete un'ottima musicista, signorina!
disse quando la fanciulla
ebbe finito. Dovete venire spesso a farmi
godere del vostro talento... per esempio, potreste
venire... tre volte alla settimana?
I giorni furono fissati, e cos pure il prezzo,
che illumin di soddisfazione lo sguardo della
signora Klautz; poi le due donne si accomiatarono,
dopo che la signora di Brunstein ebbe
ringraziato Lina del piacere che le aveva procurato.
La giovane baronessa era migliore di quel
che non apparisse al primo vederla. Un po' altera,
come Lina pot giudicarla fin dalla
prima seduta musicale, ella si mostr per
molto gentile, interrog la fanciulla e sembr
sinceramente commossa quando venne a
sapere della sua strana e penosa condizione.
Mentre Lina si congedava, dopo aver preso
il t con la sua ospite, la signora di Brunstein
le domand:
Vi sarebbe possibile tornare domani, signorina?
Aspettiamo un cugino di mio marito,
che ama molto la musica, e mi sar
gratissimo se potr godere di un cos meraviglioso
talento.
Credo che niente me lo impedir, signora,
rispose Lina dopo un istante di riflessione.
Quando seppe di quest'invito, la signora
Klautz sembr scontenta, e appena fu sola
con la sorella non nascose la sua preoccupazione.
Pensa che lei ci aveva raccomandato
di non lasciarle vedere nessuno!... Se lo sapesse!
Ebbene, le risponderemo che doveva pagarci,
come era stato fissato! rispose la
signorina Clara. Non pu mica pretendere
che noi manteniamo gratis quella ragazza!
Evidentemente, in un certo senso hai
ragione. Ma, nonostante tutto, temo che questa
storia finisca male, mormor la signora
Klautz scotendo la testa.
Il giorno dopo Lina, col violino sotto il
braccio, si diresse verso il villino dei Brunstein.
Poich la distanza era breve, vi andava
sola. Nel vestibolo un domestico l'aiut a
togliersi il mantello e il cappello e l'accompagn
presso la baronessa, che l'accolse con
cordialit.
Sedetevi, cara signorina. Che bel viso
fresco avete! E quel vestito nocciola vi sta
molto bene. Sentiamo: che cosa mi sonate,
oggi? Qualcosa di Beethoven, prima di tutto:
 il maestro dei maestri. Ah, avete portato
le opere di quel compositore norvegese che 
tanto di moda!... E questo?
 una canzone tzigana che la signora
Klautz ha ritrovato in un mucchio di vecchia
musica, disse Lina, srotolando il pezzo
di cui parlavano.  firmata da un nome
sconosciuto: Atikaro.  bellissima e sono
certa che vi piacer.
Ebbene, sonatela, aspettando l'arrivo di
mio marito e di suo cugino, che torneranno
tra un momento.
Lina si alz subito e cominci a sonare.
Aveva detto il vero: il pezzo dello sconosciuto
era meraviglioso. Una dolcezza squisita,
un soffio di passione, una melodia grave
e malinconica vi risonavano successivamente,
espressi incantevolmente da Lina, la cui
anima vibrava all'unisono con quella del compositore.
Mentre si spengeva l'ultima nota scoppiarono
degli applausi e da una portiera sollevata
apparvero due uomini, uno grosso e
di alta statura, l'altro meno alto e molto
snello nel suo elegante abito da pomeriggio.
Questo pezzo  una meraviglia! Ed 
stato interpretato in maniera insuperabile!
esclam quest'ultimo.
Ma le parole si spensero sulle sue labbra.
Fermatosi a un tratto, egli fissava su Lina
i suoi occhi neri nei quali si leggeva uno stupore
indicibile.
Ed ella pure lo guard, col cuore palpitante,
riconoscendo in lui il giovane forestiero
visto nella carrozza, al Prater...
Mirka! egli esclam facendosi avanti
di qualche passo.
Mirka!... Parve alla giovane che un afflusso
subitaneo le salisse al cervello; ebbe
la sensazione di un velo che si squarciasse
lasciandole finalmente vedere il passato.
Signor Rinaldo! rispose.
Egli si slanci verso di lei, col viso raggiante
e le mani tese. Ma tutto girava intorno
a Mirka, che barcoll e sarebbe caduta
se Rinaldo non l'avesse sorretta.
La port sopra un divano e quasi subito
ella riprese i sensi.
I suoi grandi occhi stupefatti ed estasiati
incontrarono il viso, in pari tempo inquieto
e felice, chino su di lei.
Mirka!... Mirka!... Vi ritrovo finalmente!
Oh, non ho avuto alcun dubbio vedendo
questi occhi! Son proprio quelli della
nostra piccola Mirka.!
Signor Rinaldo! mormor Mirka
come in un sogno. Mi ricordo adesso...
tutto, tutto! Il castello... la signorina
Elena...
Perch?... Avevate dunque dimenticato?
S, non ricordavo pi nulla. Nonostante
tutti i miei sforzi, il passato era come
svanito nella notte. Vedendo voi, tutto mi
ritorna in mente. Ricordo. Voi abitavate al
castello di Vollenstein, e io vi andavo spesso
per tenere compagnia alla signorina Elena...
La mia cara cugina Elena che vive sempre
con noi. Che gioia sar per lei sapere
che vi abbiamo ritrovata! Vi abbiamo fatta
cercare tanto, Mirka! Che cosa vi era successo?
Mirka si pass una mano sulla fronte.
C' qualcosa che mi rimane ancora
oscuro. Ricordo Rosdorf, il vecchio castello
nel quale mi avevano accolta; ricordo i suoi
abitanti: la signorina Adele, Egle, il vecchio
Lohn...
Che mor due giorni dopo la vostra
scomparsa, Mirka!
Oh, povero Lohn! Era tanto buono con
me, lui!... Ma gli altri!... C'era la signora
Haider, i suoi figliuoli... s, mi ricordo di
tutto, fino a che una sera, dopo aver passato
un pomeriggio con la signorina Elena e
con voi, andai a dormire come al solito. Da
allora, non ricordo pi nulla. Mi ritrovo in
una camera sconosciuta con due visi ignoti
chini su di me. Due donne mi chiamano
Lina. Vivo qualche giorno in una specie di
semincoscienza, poi la mia intelligenza si sveglia,
ma la memoria resta ostinatamente addormentata.
Nonostante tutto cerco, cerco...
ho come delle vaghe reminiscenze... e quando,
qualche giorno fa. vi vidi al Prater, provai
una vera commozione. Vi riconoscevo... ma
non potevo ricordarmi dove vi avevo visto
n chi foste.
I vostri rapitori vi avevano dato certamente
un sonnifero fortissimo, destinato nello
stesso tempo ad annientare la memoria! Chi
dunque ha potuto avere interesse a far questo?...
Parlarono di zingari...
Non ne so nulla, non ho mai potuto saper
nulla dalla signora Klautz n da sua
sorella.
Chi sono costoro?
Le persone che mi hanno educata e con
le quali vivo... le direttrici di un istituto di
educazione.
Devono sapere chi siete, chi vi ha loro
affidata.
Lo suppongo; ma con me hanno sempre
finto d'ignorarlo. Che cosa potevo fare io,
cos giovane e sola, senza appoggio e senza
esperienza?
Ma ora ci siamo noi, Mirka! Vi condurr
a M..., da Elena, e vedremo di far luce
su questa storia misteriosa.
Egli si volt verso il signor di Brunstein
e sua moglie, che avevano assistito, sorpresi
e incuriositi, a questa scena imprevista, e
dette loro le spiegazioni necessarie.
Evidentemente la signorina  stata vittima
di una tenebrosa macchinazione, disse
il barone. A quanto pare gli zingari non
devono entrare affatto in questa faccenda.
Sono del tuo parere. Bisogner trovare
un'altra pista. Cara Augusta, potresti per
un giorno offrire ospitalit a Mirka?
Ma sicuro! Quanto vorr, poverina!
Allora resterete qui, Mirka, e domani vi
condurr a M... Ma fin da oggi andr dalle
signore Klautz per cercar di sapere qualcosa.
Mirka si sollev sul divano e prese una
delle mani di Rinaldo, alzando su di lui uno
sguardo supplichevole.
Vorrei che, se sono colpevoli, faceste
loro meno male possibile. Non sono state cattive
con me.
Egli sorrise commosso, cosa che gli tolse
del tutto l'espressione ironica che gli era abituale.
Riconosco bene in questo la mia piccola
Mirka dal cuore d'oro!... Ma prima avevate
delle forti antipatie, Mirka. Ricordo che un
giorno... l'ultimo giorno in cui ci vedemmo,
mi avevate quasi scandalizzato per questo.
Ed Elena vi aveva fatto una ramanzina...
S, me ne ricordo anch'io!... Oh, ora
sono cristiana e perdono! disse seria seria.
No, non detesto pi nessuno... ma so
sempre voler bene a chi mi ha fatto del bene,
a coloro che hanno avuto piet di me. Ora ricordo
perch ho sempre serbato questo.
Tir fuori il Bacchettino, e ne tolse la rosa
appassita che fece vedere a Rinaldo.
Me l'avete messa voi un giorno nei capelli;
l'ho serbata preziosamente in ricordo
della signorina Elena e vostro. Cara signorina
Elena! E pensare che sto per rivederla!
Lacrime di gioia sgorgarono dagli occhi di
Mirka e la mano trem di commozione in
quella di Rinaldo.
Povera piccola Mirka!... Fu per noi un
tal dolore quella scomparsa!... E niente,
niente, neppure un indizio! Non siete stata
troppo infelice, almeno?
No, quelle signore sono state abbastanza
buone verso di me. Ma soffrivo tanto del mistero
che mi circondava!... E soprattutto
della mancanza di affetto!
Questo non vi mancher pi, ora, Mirka!
Ora sarete felice, per quanto dipender da
noi. Via, raccontateci un po' qual'era la vostra
esistenza, cara piccola Mirka.
Si sedette accanto a lei e Mirka parl della
sua vita monotona, delle sue tristezze, delle
sue ricerche dietro a dei ricordi che le sfuggivano
nel momento stesso in cui credeva di
afferrare un filo conduttore. E Rinaldo, a sua
volta, parl dei suoi genitori, di Elena, sempre
inferma e sempre cos buona, cos angelicamente
rassegnata.
Non c' che lei, vedete, Mirka, che possa
aver ragione della mia sfiducia generale verso
l'umanit, egli soggiunse sorridendo
perch sono rimasto incurabilmente sospettoso,
e vedo in tutti quelli che mi avvicinano
un motivo interessato.
Ecco l'inconveniente di essere favolosamente
ricco, caro mio! replic il signore
di Brunstein. Che vuoi, ogni medaglia
ha il suo rovescio! Questo  certo tra i meno
spiacevoli.
Un'ombra pass sul viso di Rinaldo. Senza
rispondere, si alz, gettando un'occhiata sull'orologio
a pendolo.
 tardi. Vado a spedire subito un telegramma
a mia madre per annunziarle il
nostro prossimo arrivo e dare la buona notizia
a Elena. Poi andr all'Istituto Klautz...
Qual' l'indirizzo, Mirka?
Albrechtstrasse, dodici.
Non  lontano di qui. Augusta, ti affido
questa cara Mirka; dalle un bicchierino
di liquore, poich non si  ancora rimessa
bene dalla sua emozione.
Stai tranquillo: ne avremo molta cura.
Ma non vorresti far attaccare la carrozza?
 inutile! Ci vado in dieci minuti.
A pi tardi!
Si allontan, seguito dallo sguardo di
Mirka che, ancora sbalordita, si chiedeva se
era sveglia o se sognava quegli avvenimenti
strani e tanto inattesi.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Nello studio della signora Klautz, le due
sorelle, chine su un registro, calcolavano le
entrate dell'annata. Dovevano essere abbastanza
buone, perch si leggeva un'espressione
soddisfatta sulla fisonomia di entrambe.
Con quello che ci deve, sar una bella
sommetta, disse la signorina Clara.
L'anno prossimo le cose andranno ancora meglio,
perch Lina guadagner bene, specialmente
se quella signora di Brunstein potr
procurarle degli allievi nell'alta societ. Eppoi
vedremo di farle dare qualche concerto;
avr certamente un successo straordinario,
brava e bella com'.
La signora Klautz scosse la testa, disapprovando.
Evidentemente, le audacie della sorella
la spaventavano sempre.
Paurosa! disse la signorina Clara
alzando le spalle. Senza di me, tu custodiresti
quella povera Lina in una vera prigione.
Un colpo battuto alla porta la interruppe:
una giovane cameriera annunzi che un signore
chiedeva di parlare con la signora
Klautz.
Vi ha detto il suo nome? domand
la direttrice, alzandosi.
Gliel'ho chiesto, signora; mi ha risposto
che  inutile, perch non lo conoscete.
La signora Klautz dette un'occhiata alla
sua pettinatura, si aggiust il colletto e scese
per recarsi nel salotto dove la cameriera
aveva introdotto l'ospite. Questi s'inchin,
vedendola, con una gentilezza altera, mentre
ella domandava:
Con chi ho l'onore di parlare, signore?
Mi chiamo Rinaldo Liehman, signora.
Il nome di colui che veniva chiamato il re
degli industriali era troppo celebre in tutto
il mondo per non essere giunto spesso agli
orecchi della signora Klautz.
Il signor Liehman di M...? balbett,
sorpresa..
S, signora, il figlio di Corrado Liehman.
E vengo a parlarvi della fanciulla che
chiamate Lina.
La signora Klautz credette di veder girare
tutto intorno a s. Per un prodigio di
volont ella, nondimeno, riusc a dominarsi.
E a quale proposito, signore? Ma vogliate
sedervi, vi prego.
Egli si accomod nella poltrona che gli veniva
offerta, mentre la sua interlocutrice si
sedeva di faccia a lui, avendo cura di voltar
le spalle alla finestra.
Andr diritto allo scopo, signora,
disse freddamente. Ho riconosciuto in
quella fanciulla, che ho incontrata oggi, per
caso, dalla baronessa di Brunstein mia cugina,
una bambina scomparsa misteriosamente
otto anni fa, e che non riuscimmo a
rintracciare nonostante tutte le nostre ricerche.
Se la signora Klautz non aveva l'audacia
della sorella minore, possedeva bens davanti
al pericolo, una straordinaria presenza di spirito
e un sangue freddo che aumentava dinanzi
alle difficolt. In un attimo ella fece
il suo piano.
Quel che mi dite non mi stupisce affatto,
signore, replic con calma. Difatti ho
sempre pensato che esistesse un mistero riguardo
a quella bambina che ci fu portata
una sera, addormentata, da un uomo sconosciuto
che non abbiamo pi rivisto.
Come? Vi fu proprio abbandonata?
S, signore. Noi l'abbiamo allevata e
istruita per compassione, e, date le nostre
modeste rendite,  stato un vero sacrificio.
Ma non abbiamo mai potuto sapere chi fosse
quella piccola forestiera.
Avete per informato la polizia?
Se la signora Klautz non si fosse messa
contro luce, Rinaldo avrebbe visto un breve
imbarazzo dipingersi sulla sua fisonomia.
No. Abbiamo fatto male lo so. Ma delle
donne sole non s'intendono di queste cose e
temono sempre di trovarsi mischiate in pasticci.
Rinaldo aggrott le sopracciglia.
Possibile?! E per un motivo simile avete
trascurato il solo mezzo di conoscere la verit?...
Una tale debolezza  colpevole, signora,
e mi rifiuto di ammetterla.
Confusa un istante dal tono severo del giovanotto
e dal suo viso sdegnato, la signora
Klautz si riprese e replic:
Comunque non l'ho fatto per interesse,
poich mantenevo a mie spese quella bambina
che non volevo abbandonare alla carit pubblica!
Ma come poteste accettarla cos, senza
informazioni? Quell'uomo non vi dette nessun nome?
S, mi disse che si chiamava Muller e
che la piccola Lina era sua figlia. Mi raccont
che da poco aveva perso sua moglie,
che la bambina, delicata di salute, aveva bisogno
di molte cure e che ci pregava di occuparci
di lei. Ci offriva un cos lauto
compenso, che accettammo subito. Allora
part, lasciandoci una sommetta in acconto
per i primi mesi. E non lo rivedemmo pi.
Vi aveva dato un indirizzo?
S, un indirizzo che riconoscemmo falso
quando andammo a richiedere quel che ci era
dovuto.
Ma a quanto mi ha detto quella fanciulla,
ella doveva essere, quando fu condotta
qui, sotto l'azione di un potente sonnifero
che le aveva annientato la memoria. E tale
effetto  durato fino ad oggi. Non ve ne eravate
mai accorta?
Infatti quel sonno mi parve molto
strano, e lo dissi a suo padre. Mi rispose che
era uno stato nervoso dovuto alla debolezza
della sua costituzione, ma che un regime ricostituente
e qualche buona cura lo avrebbero
presto fatto cessare.
Foste molto credula, signora! disse
Rinaldo con ironia. Tutto questo vi sarebbe
dovuto sembrare molto strano... tanto
strano, da spingervi immediatamente a prendere
delle informazioni.
La signora Klautz si rallegr una volta di
pi che l'ombra invadesse il salotto; si accorgeva
d'impallidire sotto lo sguardo troppo
penetrante del giovanotto; cerc dunque di
prendere un accento spavaldo.
Vi ripeto, signore, che non mi conveniva
buttarmi in un'avventura spiacevole.
Ma ditemi, ora, a che titolo vi occupate tanto
di quella ragazza che io considero come mia
pupilla?
Egli si alz con un lampo di altero sarcasmo
nello sguardo.
Forse, un giorno mi compiacer di dirvelo.
Per ora sappiate soltanto che Lina,
come voi la chiamate,  e rester sotto la
protezione della mia famiglia e che non rimetter
pi piede qui.
Fece un passo verso la porta; ma la signora
Klautz tese la mano per fermarlo. Tutta la
sicurezza della direttrice era scomparsa, ed
ella diventava umilissima davanti a quel forestiero
che avrebbe potuto diventare un potente
nemico.
Ma signore! Non prendete abbaglio sul
significato delle mie parole! esclam con
tono supplichevole.  l'affetto per quella
figliuola che mi fa parlare. Come! L'abbiamo
allevata, curata, istruita, e ce la volete portar
via!
Mi dispiace, signora; egli disse freddamente
ma la vostra condotta, il vostro
modo di agire cos strano, mi fa temere qualche
complicit, o per lo meno una vostra debolezza
molto colpevole. Perci credo prudente
allontanare da voi la nostra giovane
protetta. Mi faccio per un dovere di dirvi
che ella vi  molto riconoscente di tutto quello
che avete fatto per lei, e mi ha anche pregato
di evitare tutto ci che potrebbe danneggiarvi.
Mi conformer al suo desiderio,
fin che non veda che sia suo immediato interesse
agire diversamente.
Egli s'inchin e si diresse verso l'uscita.
La signora Klautz lo segu.
Ah! Ora che ci penso: che specie d'uomo
era quello che diceva di essere suo padre?
domand Liehman, soffermandosi.
Smarrita, ella balbett:
Uno alto e grosso, con la barba rossa.
Un tedesco?
S, credo.
A quale classe sociale vi sembr appartenesse?
Al popolo, direi...
Va bene; vi ringrazio.
E aprendo il portone Rinaldo se ne and
rapidamente verso il villino dei signori di
Brunstein.
La signora Klautz, barcollante, ritorn nel
salotto. Sua sorella stava ritta in mezzo alla
stanza, con le braccia penzoloni e l'espressione
disperata.
Ho sentito tutto, Sofia. Avevi ragione!
disse la signorina Clara con voce soffocata.
Ah, non volevi credermi! Ora stiamo
fresche! Questo giovane pare chiaroveggente,
e deve possedere una volont di ferro. Inoltre,
data la sua posizione dispone di tutti i
mezzi possibili per arrivare a scoprire la verit.
Per fortuna mi  riuscito mettere insieme
una storia plausibile.
S, hai mescolato il vero e il falso con
molta abilit. Ma, Sofia, i Liehman abitano
M... Che cosa dir lei... che cosa far,
quando vedr Liuti?
La signorina Clara, che prima sembrava la
pi audace, ora appariva abbattutissima.
Vedremo, ci penseremo, mormor la
signora Klautz. Lina non vorr crearci
dei fastidi, tutt'altro. Alla fin fine, noi non
le abbiamo mai fatto del male. E non sappiamo
davvero chi ella sia n perch ce l'abbiano
affidata cos. Abbiamo fatto tutto quel
che si poteva per lei; il resto non ci riguarda.
Quel signor Liehman ha parlato di complicit.
Chi lo prover?... Nessuna lettera 
stata scambiata tra me e lei; ci siamo sempre
incontrate senza testimoni. No, sai, Clara, la
cosa non  poi cos brutta come pareva sul
primo momento. In quanto a lei, se volesse
farci del male potremmo minacciarla
di raccontare la verit al signor Liehman. Anche
senza prove, potremmo darle delle grosse
seccature, e se gli affari di suo marito vanno
male come ci hanno detto, far di tutto per
evitare che uno scandalo sopraggiunga a complicarli.
Nel frattempo Rinaldo arriv al villino dei
Brunstein e and direttamente nel salotto
dove Mirka, rimessa dalla sua emozione, parlava
con la baronessa.
Quando il giovanotto entr, ella si alz e
si avanz vivacemente verso di lui.
Ebbene, signor Rinaldo?
Ebbene, Mirka, non ho saputo niente;
ma per me, quella signora Klautz  complice.
Davvero?!... Lo credete?... E di chi?
Ecco il punto che resta oscuro. Ma state
pur certa che a poco a poco arriveremo alla
verit. E ora vi riferir il mio colloquio con
quella signora.
Terminato il suo racconto, egli soggiunse:
Ho avuto l'impressione, al solo suono
della sua voce, che quella donna mentisse.
Sapremo difficilmente qualche cosa da lei.
Ma che avete, Mirka? disse, vedendo un
fremito scuotere la fanciulla.
Pensavo a quanto vi ha detto di quell'uomo
che, come asserisce, mi condusse da
lei. Un uomo alto, grosso, con la barba rossa.
Ho rivisto subito un tale che in altri tempi
m'ispirava un profondo terrore. Era, credo,
un guardia forestale di Vollenstein.
Holtz?
S,  proprio lui.
Difatti  una figura poco simpatica. Lasci
il servizio circa un anno dopo la vostra
scomparsa, per stabilirsi a Melsau, in una
casa che aveva comprato. Lo dicevano benestante.
Dovremmo forse cercare l qualche
indizio?
Non lo so; potrebbe esservi una semplice
coincidenza. Gli uomini alti e rossi non mancano
nel mondo. Ma quel Holtz mi ispirava
una vera repulsione, e avevo gran cura di nascondermi
quando veniva a Rosdorf.
Ah, veniva a Rosdorf!?..
S, a trovare sua zia, la vecchia Egle.
Questa faceva sempre una smorfia quando lo
vedeva comparire, ma lo riceveva con molta
cordialit, come pure la signorina di Holsenheim.
 strano come tutti questi ricordi del
passato mi ritornino ora, chiari e precisi.
Che cosa poteva avere a che fare la signorina
di Holsenheim con quel guardia forestale
di un'altra propriet? riflett Rinaldo
che pareva seguire un pensiero.
Questo non lo so. In ogni modo, tanto
lei quanto Egle erano sempre di cattivissimo
umore dopo le sue visite.
Rinaldo si sedette vicino a Mirka, e con
aria pensosa si mise a torcere macchinalmente
i guanti.
Mi sono sempre domandato come mai
la signorina di Holsenheim e sua nipote vi
detestassero tanto, disse a un tratto.
E proprio l'osservazione che ho fatto
a Mirka quando mi ha raccontato della sua
vita laggi! esclam la baronessa di Brunstein.
Erano molto fiere della loro nobilt e
disprezzavano me, povera zingara abbandonata,
disse Mirka con mestizia.
La signora, di Brunstein scosse la testa.
Da quanto mi avete raccontato, deduco
che deve esserci ben altro. Rinaldo, quella
signora Haider abita a M...?
S; suo marito  direttore di una fabbrica
che ebbe momenti felici; ma da due
anni  sempre sull'orlo del fallimento. Sar
molto sorpresa venendo a sapere che vi ho
ritrovata, Mirka.
Una sorpresa spiacevole, credo.
Bah! Che gliene importa! Non ha pi
nessun rapporto con voi. Seppure non sia meglio
informata di chiunque altro sulla ragione
della vostra scomparsa.
Mirka lo guard stupefatta.
Signor Rinaldo, che cosa pensate?
Niente per ora, Mirka. Bisogna che rifletta,
che indaghi. Ma via, lasciamo da parte
questo soggetto, piccola Mirka, e parliamo
del momento in cui ci riuniremo a M... con
la nostra cara Elena della quale immagino
la gioia all'arrivo del telegramma.
Il giorno seguente Mirka lasci, in compagnia
di Rinaldo, il villino dei Brunstein
dove per ventiquattro ore era stata trattata
come un'ospite di riguardo. La baronessa si
era sentita subito attratta da quella fanciulla
che, per la sua grazia e la sua distinzione
l'aveva addirittura affascinata, e Rinaldo dovette
prometterle che nel suo prossimo viaggio
a Vienna la signora Liehman l'avrebbe
condotta con s.
Alla stazione, Rinaldo, dopo aver sistemato
Mirka in un vagone-letto con la vecchia
cameriera della baronessa che l'accompagnava,
si allontan in cerca di giornali e
riviste. Mirka, affacciata al finestrino, chiacchierava
col signor di Brunstein rimasto sul
marciapiede. A un tratto trasal. Il suo
sguardo, vagando distrattamente intorno,
aveva scorto, tra i gruppi dei viaggiatori che
circolavano, un viso conosciuto, che la sua
memoria ricuperata le permetteva adesso di
identificare: era il capo degli zingari che
avevano sonato nella corte di Vollenstein l'ultimo
giorno da lei trascorso con Elena e Rinaldo.
Ed era pure quell'uomo che le era
passato accanto al Prater e l'aveva fissata
insistentemente.
Quando Rinaldo torn, gli raccont quel
fatto.
Forse sotto sotto, ci sono davvero degli
zingari? disse il giovanotto, sorpreso.
Sar una nuova traccia da seguire.
 Probabilmente quell'uomo ha l'ordine
di sorvegliare la signorina, fece osservare
il signor di Brunstein.
Chiss! Ma questa volta faremo buona
guardia! disse Rinaldo, con quel sorriso
che tanto addolciva la sua fisonomia.
Quando il segnale fu dato, il treno si mosse.
Il signor di Brunstein strinse per l'ultima
volta la mano a Mirka e a Rinaldo.
Il treno usc dalla stagione di Vienna, di
quella citt dove Mirka aveva trascorso otto
anni quasi prigioniera, nell'oblio completo
del passato.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Era giorno fatto quando il treno entr
nella stazione di M...
Mirka, ben riposata dopo aver dormito
tutta la notte, salt leggermente sul marciapiede
appoggiandosi alla mano che Rinaldo
le tendeva.
Avete dormito bene, Mirka? domand
con sollecitudine il giovane.
Magnificamente!... Viaggiare in queste
condizioni non stanca affatto.
Copritevi bene; fa proprio freddo oggi,
egli le consigli, rimettendole sulle spalle
il mantello che le era scivolato.
Un domestico si avanz, e prese lo scontrino
che il suo padrone gli porgeva.
Poi Rinaldo, precedendo Mirka e la cameriera, si
diresse verso l'uscita.
Guarda chi c'! Liehman! disse una
voce maschile.
Un giovanotto si avanzava, con la mano
tesa: un ragazzone dal viso colorito, con i
baffi rossi e l'aria presuntuosa e caricata.
Ah, siete voi, Haider! disse Rinaldo
in tono di altera indifferenza. Capitate
bene: vi far rifare conoscenza con una persona
che disperavo di rivedere.
Lo sguardo sorpreso del nuovo arrivato si
pos su Mirka, che in quel momento guardava
da un'altra parte.
Mirka, riconoscete Tancredi Haider?
Benissimo, rispose freddamente la
fanciulla.
Mirka! balbett Tancredi, stupefatto.
La piccola zingara che scomparve un bel
giorno e che nessuno riusc a ritrovare?
Proprio lei. Dopo otto anni l'ho rintracciata
e la riconduco a casa nostra. Ma
parleremo di tutto questo un altro giorno;
temo che Mirka prenda freddo qui. Date frattanto
la notizia a vostra madre, Haider; le
far piacere.
La frase era stata lanciata tranquillamente,
ma in tono ironico. Rinaldo si allontan
con Mirka, seguiti entrambi dallo
sguardo di Tancredi che mormorava:
Che cosa strana!... E che idea, per un
uomo come lui, di occuparsi di quel mal seme
di zingara! Ricordo che era furibondo otto
anni fa, quando disparve. Forse  proprio a
quello che dobbiamo attribuire la scarsa premura
che il signor Liehman ha dimostrato
nell'aiutare mio padre quando i suoi affari
andavano in malora. Ci hanno ritenuti responsabili
della scomparsa di quella zingara
della quale la signorina di Brunstein e Rinaldo
si erano infatuati. Sarebbe troppo davvero
se dovessimo la nostra rovina a quella
miserabile creatura! termin rabbiosamente,
tra i denti, il giovanotto.
Frattanto Rinaldo, facendo salire Mirka
nella carrozza che li aspettava, le chiedeva:
Avete riconosciuto quel tipo, Mirka?
S, specialmente dal suo sguardo antipatico.
Ah! Siete del mio stesso parere. E che
boria! Imbecille! Gira intorno a me con la
bocca piena di adulazione, senza dubbio nella
speranza di sottrarmi del denaro per pagare
i suoi debiti, numerosi, sento dire, perch
quel caro individuo vive senza lavorare e si
diverte tutto l'anno. Inoltre, a suo padre
vanno male gli affari. Che si arrangino! Il
signor Haider ha mendicato l'aiuto di mio
padre, ma siamo stati entrambi di opinione
che quella famiglia vanitosa, che pensa soltanto
a divertirsi, non merita alcun aiuto.
Mentre parlava, Rinaldo si era seduto accanto
a Mirka e la carrozza si allontanava
al trotto dei suoi magnifici cavalli, ben conosciuti
dagli abitanti di M..., per i quali la
ricca famiglia Liehman era un idolo e una
gloria.
La carrozza si ferm davanti a un vecchio
palazzo maestoso che Corrado Liehman aveva
comprato dal discendente di un'antica famiglia.
Fin dall'ingresso, Mirka, dotata di un gusto
molto delicato e di un senso artistico sviluppatissimo,
fu colpita dal lusso sobrio e
dall'armonia perfetta della decorazione; e
questa impressione si accrebbe quando attravers,
scortata da Rinaldo, diversi salotti
prima di raggiungere quelli in cui si trovava
Elena seduta in una poltrona accanto al camino
dove scoppiettava un bel fuoco.
Vi fu un'esclamazione di gioia. Mirka si
slanci e si gett tra le braccia che la giovane
inferma le tendeva.
Mirka, carissima!... Finalmente!
Dagli occhi di Mirka sgorgarono lacrime
di commozione mentre, stretta sul petto di
Elena, baciava quel viso fine, sempre un
po' pallido, ma tanto soave e raggiante di
bont.
Qualche istante dopo Mirka, a cui Rinaldo
aveva tolto cappello e mantello, seduta vicino
al fuoco, cominciava a raccontare gli
avvenimenti di quegli otto anni, mentre un
domestico serviva ai due viaggiatori un pasto
sostanzioso e delicato.
 straordinario!  provvidenziale!
esclam Elena quando Rinaldo le ebbe raccontato
a sua volta come aveva ritrovato
Mirka. Ma speri davvero di scoprire qualcosa
in quest' imbroglio, amico mio?
Chiss! egli mormor con un sorriso
enigmatico.
Terminato il pasto si alz e disse alle due
amiche che intendeva lasciarle alle loro confidenze.
Mirka, con la grazia impulsiva che era il
suo fascino, gli prese la mano, dicendo con
schietta riconoscenza:
Lasciate che vi ringrazi, signor Rinaldo!
Non so proprio come esprimermi...
State zitta, Mirka, disse egli sorridendo.
Tutti i vostri ringraziamenti non
varranno mai, in fatto di eloquenza, la gioia
che leggo nel vostro sguardo.
 sempre lo stesso, non  vero, signorina?
disse Mirka allorch il giovanotto
si fu allontanato.
Sempre la bont in persona e la sfiducia
personificata! Non si sposer mai;  impossibile,
perch non creder mai a un affetto
disinteressato. La troppa ricchezza  talvolta
un grave peso, Mirka, specialmente per le
anime fiere e delicate.
Ma permette di fare tanto bene, signorina!
Questo s, e ne so qualcosa! Mio zio e
Rinaldo, sapendo che  la mia pi grande
soddisfazione, mi ricoprono d'oro per i miei
protetti; ma ci non impedisce a mio cugino
di notare con amara ironia le disillusioni
che incontro, le ingratitudini di cui siamo
oggetto, le mie collaboratrici ed io.
Bisogna guardare in alto, mormor
Mirka altrimenti diventeremmo cattivi.
S, lo dico sempre anch'io a Rinaldo.
A vederlo, nessuno pu immaginare di quale
sensibilit sia dotata la sua anima, e quanto
una delusione possa farlo soffrire.  appunto
per evitare una tale eventualit che egli vuole
indurire il suo cuore rifugiandosi in un disprezzo
ironico dell'umanit in generale.
 un peccato! disse pensosamente
Mirka, volgendo lo sguardo alla grande fotografia
di Rinaldo posta sulla tavola di
Elena, accanto ai ritratti dei suoi genitori.
Un po' pi tardi Mirka vide comparire la
signora Liehman, gentile e seducente come
un tempo, sempre elegante, ma meno mondana.
A pranzo poi la fanciulla si trov in
presenza di Corrado Liehman.
In altri tempi lo aveva visto al massimo
due o tre volte, e lo ricordava come un uomo
magro e biondo, dall'espressione seria, fiero
e un po' freddo come suo figlio.
Lo ritrov immutato, ma con i capelli brizzolati.
Egli si dimostr pieno di benevolenza
e gentile verso la giovane straniera introdotta
cos inaspettatamente nel suo focolare e
ascolt con viva attenzione le vicende di
Mirka.
Cara figliuola, io dico come Rinaldo:
bisogner veder chiaro in questa faccenda,
dichiar. Sar una cosa lunga e difficile,
certo; ma non trascureremo nulla.
Due giorni dopo il suo arrivo al palazzo
Liehman, Mirka, parlando con Elena, le disse
a un tratto:
Cara signorina, mi aiuterete, non  vero,
a trovare delle lezioni tra le vostre conoscenze?
Delle lezioni? fece Elena sorpresa.
Per farne che?
Non devo guadagnarmi la vita? Non
supponete mica che possa restare sempre a
carico del signor Liehman?
Elena rise spontaneamente.
A carico! Povero uccellino! Non temere,
mio zio e mio cugino non ti lasceranno attuare
il tuo proposito.
Invece Rinaldo, venendo a conoscenza del
desiderio di Mirka, l'approv.
Ha ragione. Dal momento che  giovane
e piena di salute, per lei lavorare  una questione
di dignit.
Ah, come sono contenta di vedere che
mi capite e mi approvate, signor Rinaldo!
esclam Mirka con gioia. Mi troverete
subito delle lezioni, non  vero?
Ma certo, vi cercher lavoro. Frattanto,
stasera vi chiederemo di rallegrarci con un
po' di musica. Non ho mai sentito niente che
mi abbia commosso cos profondamente come
la vostra musica, Mirka.
Poco pi tardi, quando Elena si trov sola
col cugino, gli espresse la sua sorpresa per
l'approvazione data cos prontamente al progetto
di Mirka.
 ancora cos giovane! Come si pu
mandarla sola a dare delle lezioni? Bisogner
aspettare almeno due o tre anni.
Rassicurati, Elena, non mi affretter a
trovargliene, e quando ne avr, la faremo accompagnare
da una cameriera, tanto pi che,
a quanto pare, quella fanciulla ha dei nemici
che mirano a farla scomparire.
Lo credi davvero, Rinaldo?
Credo molte cose, ma ancora non voglio
dir niente.
Si alz, and verso la porta, poi ritorn
presso la cugina.
Se Mirka non avesse espresso questa
sua intenzione avrebbe perduto un po' della
grandissima stima che ho di lei, disse tranquillamente.
 un'anima leale, delicata e
coraggiosa, che s'impone alla mia ammirazione.
Guardandolo mentre si allontanava Elena
ebbe un sorriso dolcissimo e uno sguardo di
preghiera e inalz verso la Vergine che biancheggiava
di fronte a lei, su un piedistallo
di marmo.
Che sia felice, il mio caro Rinaldo!
mormor.
Nella bella cameretta chiara che le avevano
assegnata nel palazzo Liehman, Mirka
finiva di vestirsi per il ricevimento intimo che
dava quella sera la signora Liehman. Ella
avrebbe sonato, e cos sarebbe stata presentata
ai conoscenti dell'opulenta famiglia, che
morivano dalla voglia di vedere quella misteriosa
zingarella la cui storia era conosciuta
da tutta M...
Mirka aveva rifiutato l'aiuto della cameriera
e aveva ravviato da s la folta chioma
nera che incorniciava graziosamente il suo
bel viso.
Ora si agganciava il vestito di crespo rosa
datole dalla signora Liehman.
Un'ultima occhiata allo specchio... e
Mirka, soddisfatta, prese il ventaglio, dono
di Elena, e scese lentamente la scala maestosa
rischiarata fantasticamente.
Mirka, siete ideale!
Ella alz gli occhi e vide Rinaldo fermo
sulla soglia di una porta. La fisonomia quasi
sempre fredda del giovanotto quella sera era
stranamente commossa.
Davvero non sono vestitamale, nonostante
la mia inesperienza? disse con semplicit.
Egli ebbe un sorriso maliziosetto.
No, siete passabile, Mirka; per, vi
manca qualche cosa, e mi permetterete di
offrirvela.
Si fece avanti, tendendole con la destra
tre bellissime rose delicatamente screziate di
giallo.
Oh, come siete buono!... Grazie, signor
Rinaldo!
Dovete mettervene una tra i capelli,
Mirka. Volete che ve la metta io, come un
tempo?
Per tutta risposta ella chin un po' la testa
e Rinaldo infil una rosa nella nera capigliatura.
Ora non vi manca pi niente: siete perfetta,
disse, mentre Mirka si appuntava
le altre rose al vestito.
Perfetta?... Che fortuna! esclam allegramente.
Vedremo se la signorina Elena
 della stessa opinione.
Si diresse verso una porta, ma un gesto di
Rinaldo la ferm.
Aspettate un momento, Mirka. L'altro
giorno parlaste dei Buntz, dei quali avete
serbato un cos buon ricordo...
Certo! La signora Buntz fu tanto buona
con la povera straccioncella che ero!
Ebbene, suo marito, diventato uno dei
nostri guardia in seguito all'acquisto che abbiamo
fatto di quella parte del bosco,  in
questo momento a M... col piccolo Nanni,
per il quale viene a consultare un oculista.
 venuto a salutarci e ha pranzato nel tinello
con suo figlio. L ha saputo della vostra presenza,
e questo pomeriggio, rivedendomi, mi
ha espresso timidamente il desiderio di vedervi,
perch farebbe gran piacere a sua moglie,
che vi voleva tanto bene, avere vostre
notizie.
Ben volentieri, pover'uomo! L'ho visto
soltanto una volta, ma sar contenta di
rifar conoscenza col piccolo Nanni.
Per ordine di Rinaldo un domestico and
a chiamare il guardia forestale, e poco dopo
apparve un uomo magro e bruno, con un buon
viso simpatico, accompagnato da un ragazzino
grasso, i cui occhi arrossati sbattevano
per la luce troppo forte.
Ecco la signorina Mirka, Buntz, disse
Rinaldo.
Gentilmente Mirka tese la mano al padre,
baci il bambino, chiese notizie di Anna e di
Lisetta, e infine domand con premura che
cosa aveva detto l'oculista della vista del
ragazzo.
Ha detto che deve essere curata, se no
potrebbe perderla. Dobbiamo ritornare il
mese prossimo, e anche in seguito. Sar una
cosa lunga, dice.
Povero Nanni! esclam Mirka accarezzando
i capelli a spazzola del bambino.
Dirai a Lisetta che mi ricordo benissimo di
lei e della vecchia bambola, che voleva sempre
mettermi tra le braccia. Signor Buntz,
salutatemi cordialmente vostra moglie, che
sarei ben felice di rivedere.
Anche lei, certo, signorina... specialmente
per via del foglio...
Che foglio?
Quello che lo zio Lohn le lasci per voi.
Per me?... Che specie di foglio?
Non lo so, signorina.  in una busta
chiusa e sigillata che lo zio le consegn due
giorni prima di morire, dicendole di darvela
quando avreste compiuto diciotto anni. L'abbiamo
serbata con cura... e poich eravate
scomparsa, non sapevamo come adempiere la
commissione.
Spedirete quella busta alla signorina
Mirka, Buntz, disse Rinaldo.
S, signore, appena arrivo! Mia moglie
sar molto contenta, perch questo la teneva
in gran pena, tanto pi che lo zio aveva parlato
d'ingiustizie da riparare, di un male
ch'egli aveva lasciato commettere...
Mandateci il foglio appena possibile,
Buntz. Ora potete andarvene... e non preoccupatevi
delle spese necessarie per il vostro
ragazzino; ci penso io.
Poi, senza ascoltare i ringraziamenti del
brav'uomo, prese Mirka per la mano e si diresse
verso il salotto, dove Elena vestita di
bianco, stava aspettando, seduta nella poltrona
che non abbandonava mai.
Guarda un po' che bel fiore rosa ti porto,
Elena, disse Rinaldo entrando.
Un fiore... s,  la parola giusta! Vieni
vicino a me, cara, che ti ammiri.
Mirka si sedette accanto all'inferma e le
cinse amorevolmente il collo col braccio.
Mutua ammirazione, dunque, signorina!
le disse ridendo. Perch siete proprio
bella con questo vestito bianco! Non  vero,
signor Rinaldo?
Signorine, ho una sola parola da dirvi:
siete incantevoli tutt'e due! rispose, inchinandosi.
Oh, Rinaldo diventa complimentoso!
esclam allegramente Elena. Che meraviglia!...
Ma dimmi, caro, bisognerebbe mettersi
d'accordo, prima che arrivino gli invitati,
su quello che Mirka deve sonare. Avevi
cambiato parere, ieri sera, circa...
S, credo che la tarantella piacer di
pi ai nostri invitati. Che ne pensate, Mirka?
Penso come voi, signor Rinaldo... ma
non credete che la canzone tzigana?...
No, no! rispose vivacemente. Quel
pezzo  la mia delizia, non voglio farlo sentire
ai profani. Mettete tutta l'anima vostra
e il vostro cuore nella interpretazione di
quella musica di un artista sconosciuto; perci
dovete serbarla per noi, vostri amici.
Oh, con gioia! ella disse, alzando gli
occhi fulgidi, sul viso grave e commosso di
Rinaldo.
Come avevano immaginato i Liehman,
quella serata fu un successo per la loro bella
protetta. Gl'invitati non si stancavano di
ascoltarla, e Rinaldo, il cui sguardo vigile
sorvegliava il visino di Mirka, dovette
interporsi, dichiarando che la fanciulla era
stanca e che doveva posare il violino per tutto
il resto della serata.
C'erano anche la signora Haider e i suoi
due figliuoli. La signora Liehman, che non
provava per loro nessuna simpatia, li aveva
invitati dietro richiesta di Rinaldo.
Bisogna presentarle la sua antica pupilla.;
le far piacere, aveva detto il giovanotto
con malizia.
E si era divertito moltissimo quando la
signora Haider, entrando, si era trovata dinanzi,
in piedi accanto alla signora Liehman,
quell'affascinante creatura che la padrona
di casa le aveva presentata cos:
Mirka, la nostra piccola amica ritrovata.
Bench fosse stata prevenuta dal figlio, la
signora Haider sembr scossa da una violenta
emozione. Il suo viso sempre assai colorito,
era diventato di porpora. A labbra contratte
e con voce strozzata aveva detto:
Ah, Mirka!... Che cosa straordinaria!
Ma che vi era successo, bambina? Perch
eravate andata via da Rosdorf?
Non andai via, signora; fui portata via,
rispose freddamente Mirka.
Possibile?!.. E da chi?
Rinaldo, poco discosto, si avanz rapidamente,
prima che Mirka potesse rispondere.
Saremmo felicissimi se poteste dircelo,
signora! esclam in tono canzonatorio.
Le labbra della signora Haider impallidirono.
Ella sbatt le palpebre, ma si mise a
ridere dicendo:
Non conosco i segreti degli zingari, io!
poich  evidente che, trattandosi di rapimento,
essi soli possono esserne gli autori.
Macch! Degli zingari non avrebbero
messo la bambina in un istituto! Ci  inverosimile!
ribatt Rinaldo con un sorriso
enigmatico.
Se quella sera qualcuno avesse osservato
la signora Haider, si sarebbe accorto,
dall'espressione del suo sguardo, dal movimento
febbrile delle sue mani che agitavano il ventaglio,
che era in preda a una tremenda ansiet.
I suoi occhi erano attratti magneticamente
verso Mirka, festeggiata da tutti.
Non ti pare ridicolo, mamma, che i Liehman
presentino quella zingara nelle loro sale?
le diceva intanto all'orecchio sua figlia
Camilla, ragazzetta incolore che la gelosia
rendeva furibonda. Guarda: anche Tancredi
va a farle le riverenze!... E il signor
Rinaldo la tratta come una principessa. Ella
dovrebbe almeno avere il tatto di stare al suo
posto, cio starsene in un angolo del salotto,
da quella mendicante che !
Tale era appunto il desiderio di Mirka.
Aveva dovuto fare uno sforzo grandissimo
per comparire al ricevimento, e anche in
mezzo a quell'atmosfera piuttosto inebriante
per i suoi diciotto anni, provava un vero sollievo
al pensiero di ritrovare il giorno dopo
la vita calma consueta.. Lo confid a Rinaldo,
quando, partiti gli ultimi invitati, le domand
la sua impressione sulla serata.
Davvero, Mirka, vi piace cos poco la
societ? disse ridendo. Eppure  stato
un piccolo ricevimento! Che direste di uno
di quei pigia-pigia che si chiamano i grandi
balli?
Riconosco di non aver la stoffa di una
donna di mondo... ma forse mi troverei meno
a disagio in queste riunioni se la mia condizione
non fosse cos mal definita e imbarazzante.
Mirka, qualcuno ve lo ha forse fatto
sentire? egli esclam mentre una fiamma
di collera brillava gi nel suo sguardo.
No, non in modo palese... ma certe
sfumature si sentono, nonostante tutto.
Egli rimase un momento in silenzio, con
la fronte corrugata. Poi prese la mano di
Mirka e fiss gli occhi nelle belle pupille nere
che si velavano di tristezza.
Mirka, non vi chiederemo pi di prender
parte a queste riunioni, fino a che non avrete
ragione di non sentirvi a disagio. Sapr ben
io far s che le persone che osano mostrarvi
anche il minimo disprezzo, arrivino un giorno
a implorare la vostra attenzione.
Ella lo guard con sorpresa, poi si mise a
ridere.
Vorrei proprio sapere come arriverete
a tanto, signor Rinaldo.
 un mio segreto, rispose Rinaldo
con un sorriso malizioso.
Quella notte Mirka sogn la signora Haider,
Tancredi e Camilla; le era stato molto
spiacevole rivederli. La inseguivano, le gettavano
dietro dei sassi... Rinaldo correva
in suo aiuto, la portava via nelle sue braccia,
correndo... e a un tratto ella si accorgeva
che non era Rinaldo, ma lo zingaro visto
due volte a Vienna.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Mirka si svegli con la testa indolenzita,
e saltando gi dal letto si vest rapidamente
con l'intenzione di andare alla Messa, come
era solita fare ogni mattina. Dopo aver chiamata
la cameriera che era stata messa a sua
disposizione, usc insieme con lei e si diresse
verso la chiesa.
Cadeva una pioggerellina fine che rendeva
l'atmosfera piena di una umidit penetrante.
Uscendo di chiesa, la cameriera propose di
prendere una scorciatoia. Mirka accett, e
ambedue imboccarono uno stretto vicolo fiancheggiato
in tutta la sua lunghezza da vecchie
mura che cingevano vasti giardini.
Non erano le sole a percorrere quella
strada. Dietro a loro veniva una specie di
carro coperto da una intelaiatura, come
hanno i nomadi. Un uomo dal colorito bronzeo
e dai lunghi capelli neri teneva per la
briglia il vecchio ronzino e l'obbligava a camminare
di buon passo, nonostante il selciato
sdrucciolevole.
A un tratto l'uomo, giunto a qualche metro
dalle donne, lasci andare il cavallo,
balz sulla cameriera e le assest un formidabile
colpo sulla testa; poi si volt verso
Mirka, e prima che ella potesse gettare un
grido l'afferr per la vita, mentre un altro
uomo si precipitava gi dal carro, la imbavagliava
e avvicinava una fialetta alle sue
narici.
Ella si sent intorpidire e perse la nozione
di ci che la circondava.
Rinaldo tornava dalla sua passeggiata quotidiana
a cavallo, quando vide davanti alla
porta di casa sua un raggruppamento di
persone.
Il gruppo si divise appena egli apparve, e
cos Rinaldo pot vedere sopra una barella il
corpo inanimato di Marta, una delle cameriere
di sua madre.
Che cosa  successo? domand.
Si fece avanti un poliziotto che, salutandolo,
spieg che quella ragazza era stata trovata
senza conoscenza, stesa in una strada
deserta. Le carte che aveva con s avevano
permesso di identificarla e di sapere dove
abitava.
Povera Marta!... Portatela subito in
camera sua e qualcuno corra a chiamare il
medico, disse Rinaldo ai domestici raggruppati
vicino alla porta.
Leopoldo  gi andato, signore, disse
uno di essi, facendosi avanti. Ma c' anche
altro...
Che cosa?
La signorina Mirka era uscita con
Marta, e Ludovico, che era di servizio nell'ingresso,
non l'ha vista tornare.
Non  tornata?... Era andata alla
Messa?
Lo suppongo, signore, perch aveva il
suo libro.
Forse  rimasta in chiesa. Andate subito
a vedere, Giuseppe.
Mentre il domestico si allontanava correndo,
Rinaldo salt a terra, gett le redini
a uno dei servitori e si affrett a salire da
sua cugina per informarsi se Mirka avesse
avuto qualche ragione di trattenersi fuori.
Non mi ha detto nulla. Ma non avrebbe
rimandato a casa Marta, temendo di contrariarci,
poich sa che non vogliamo farla uscir sola.
 incomprensibile!... Speriamo che non
le sia successo nulla di male!
Ma ti pare!... Di giorno!...
S, lo so,  difficile. Insomma, aspettiamo!...
Vado a vedere come sistemano
Marta.
Mentre Giuseppe tornava dalla chiesa con
la notizia che la signorina Mirka non c'era,
il medico arrivava a palazzo Liehman.
Condotto presso Marta, la visit a lungo
e riusc, dopo molti sforzi, a farla tornare
in s; ma non ragionava. Il medico chiese
di vedere qualcuno dei signori, e a Rinaldo,
che lo ricevette, disse, senza ambagi:
Signor Liehman, quella donna  stata
colpita alla testa da un pugno formidabile
o da qualche strumento contundente.
Rinaldo sussult.
Come dite? Sarebbe dunque un attentato?
Lo credo!
Ma allora... Mirka?
Il medico guard, sorpreso, il viso stravolto
del giovanotto... e in poche parole questi
lo inform.
Non c' dubbio!... Bisogna avvertire
subito la polizia.
S, subito, conferm Rinaldo correndo
verso le scale.
Senza neppur cambiarsi il vestito da cavallerizzo,
Rinaldo si rec da un alto funzionario
della polizia, al quale narr la storia
di Mirka, pregandolo di mettere tutto in
moto per delle ricerche immediate. Poi torn
a casa e and a trovare Elena, desolata e
sconvolta.
Niente, Rinaldo? domand, vedendo
il cugino.
Niente, cara. Faranno tutte le ricerche
possibili. Ma chi  mai questa fanciulla, perch
venga rapita per ben due volte in questo
modo?
Infatti  straordinario!... Hai qualche
idea, Rinaldo?
Un'idea s... o meglio un barlume che
non oserei palesare a nessuno all'infuori di
te. Gi fin dalla prima scomparsa di Mirka
lo strano modo di fare della signora Haider,
che poco si cur di far cercare la bambina,
mi aveva messo in testa un vago sospetto,
data specialmente la inesplicabile malevolenza
con la quale sua zia e lei trattavano
la povera piccina. Ma il fatto di un rapimento
commesso da zingari poteva esser plausibile.
A me per non parve pi tale quando seppi
che la bambina era stata educata in quell'istituto
Klautz. Non sono abitudini da zingari,
queste! Ed ecco che ora mi convinco
ancor pi di aver colto nel segno: qui c'
lo zampino della signora Haider.
Ma perch, Rinaldo?
Questo  il mistero! Per agire cos, ha
certo una ragione molto importante. Forse la
fanciulla ha tutt'altra origine di quella attribuitale,
ed ella teme qualche rivelazione
imbarazzante, specialmente se Mirka abita
presso di noi che siamo capaci di mettere
tutto in opera pur di fare render giustizia,
occorrendo, alla nostra protetta.
Questo mi pare incredibile!
La cosa pi incredibile spesso  la vera!
mormor Rinaldo scotendo la testa.
Il giorno dopo la polizia non aveva ancora
nessun indizio. Mirka era scomparsa misteriosamente
come la prima volta.
Il profondo dispiacere di Elena era pari
alla dolorosa ansiet di Rinaldo. Egli era disposto
a metter sossopra cielo e terra per ritrovare
la giovane zingara, e si isolava nel
suo studio per meditare sui progetti che si
agitavano nella sua mente.
Il giorno dopo la scomparsa di Mirka,
Rinaldo ricevette una lettera timbrata, da Melsau,
il paese pi vicino a Vollenstein: era
di Giovanni Buntz e conteneva una busta sigillata,
quella che Lohn aveva affidata alla
nipote perch la consegnasse a Mirka.
Rinaldo guard a lungo la busta. Forse
conteneva qualche indicazione preziosa...
forse quel vecchio servitore dei Holsenheim
aveva saputo molte cose!...
Ma poteva forse leggere quel foglio destinato
a Mirka?... La cosa era molto delicata,
e Rinaldo and a parlarne con Elena,
sua saggia consigliera.
Difatti il caso  molto imbarazzante...
ma tu non lo fai per curiosit, Rinaldo, ma
solo nell'interesse di Mirka. Certamente la
nostra amichetta te lo permetterebbe, tanto
pi che sa di poter confidare nella tua discrezione.
Oh, certo!... Ebbene, se tra due giorni
la polizia non avr trovato un indizio sicuro,
aprir la busta di Lohn.
Quello stesso giorno Rinaldo and dalla
signora Haider che dava un ricevimento.
Ella ignorava la scomparsa di Mirka, che
Rinaldo aveva voluto tenerle nascosta; e
gliela comunic a bruciapelo. La signora manifest
uno stupore che, se fosse stato falso,
avrebbe dimostrato una grande abilit. Rinaldo,
che la osservava con attenzione, credette
di scorgere una certa inquietudine nel
suo sguardo. Ma non rivel altro su quella
fisonomia che sapeva nascondere cos bene
tutti i moti dell'anima.
Si trattenne poco, nonostante le proteste
della padrona di casa e di Camilla che gli
faceva inutilmente la corte. Accompagnato
da Tancredi, si ferm nell'anticamera per
prendere il cappello.
Un uomo pass in quel momento e lo salut.
Rinaldo riconobbe subito Holtz, il suo
antico guardia forestale.
Ma guarda, siete a M..., Holtz? disse.
Soltanto di passaggio, signore. Sto sempre
a Melsau.
Quando il guardia se ne fu andato,
Rinaldo, prendendo il cappello, disse con indifferenza:
Non sapevo che aveste dei rapporti con
quell'uomo.
Tancredi alz le spalle.
Mia madre lo conobbe a Rosdorf, dove
si recava a trovare sua zia, la vecchia Egle.
Gi da tempo viene qui due volte l'anno
senza essere invitato. Se fossi mia madre, farei
presto a metterlo a posto!... Ma no:
l'ospitano qui quanto gli pare e piace.  qui
da due giorni... e questa volta ha un'aria
particolarmente arrogante, come avete potuto
osservare.
Difatti Rinaldo aveva notato, passando,
l'espressione truce e arrogante del viso duro
del guardia forestale.
Mentre la sua carrozza si allontanava dalla
casa dei Haider, il giovanotto rifletteva:
La signora Klautz mi disse che la bambina
le era stata portata da un uomo alto
e grosso, con la barba rossa. Ammettendo
che non abbia mentito, forse ci sarebbe da
scoprire qualcosa con questo Holtz. Le sue
attuali relazioni con la signora Haider, e
prima con la signorina di Holsenheim, sono
strane. Quest'uomo deve venire di tanto in
tanto a bussare a danari... e forse ora,
avendo nascosto Mirka in luogo sicuro,  venuto
a riscuotere il prezzo del rapimento!
Questa idea ossession Rinaldo tutta la
notte, ed egli si alz la mattina dopo deciso
a informare la polizia dei suoi sospetti a carico
di Holtz; sarebbe stato cos possibile
prendere tutte le informazioni e sapere come
il guardia forestale aveva trascorso il giorno
dell'attentato.
Poi, nel pomeriggio, non avendo avuto notizie
di Mirka, si decise, consigliato da Elena
e da suo padre, ad aprire la busta di Lohn.
Vi erano dentro diversi fogli coperti da
una scrittura irregolare e poco leggibile,
tanto pi che l'inchiostro era impallidito.
Rinaldo lesse lentamente:
Sento che morr presto, vorrei riparare
il pi possibile l'ingiustizia che  stata commessa
sotto i miei occhi. Ingiustizia che ho
sospettata, senza averne le prove sicure. Perci
scrivo questo, narrando sinceramente quel
che ho visto e indovinato.
Fin dall'infanzia sono al servizio dei signori
di Holsenheim. Il barone Guglielmo,
ultimo erede maschio, mi voleva molto bene.
Era un uomo buono e generoso, ma violento
e in pari tempo debolissimo.
Era scapolo e viveva a Rosdorf con sua
sorella, la signorina Adele, e le due figlie del
loro fratello minore: le giovani baronessine
Isidora e Renata, orfane di padre e di madre.
La preferita era la minore, graziosissima
e molto allegra, dal carattere originale e risoluto,
ma che aveva un ottimo cuore. La
signorina Isidora era molto gelosa della sorella,
e la signorina Adele, della quale era la
preferita, prendeva sempre le sue parti.
A venti anni la maggiore spos il signor
Haider. La signorina Renata, invece, diceva
che non aveva furia di maritarsi e che preferiva
restare con lo zio. Questi, che aveva
gi le gambe paralizzate, le voleva molto
bene e le concedeva tutto ci che desiderava.
La signorina Adele e la signora Haider erano
terribilmente impensierite per l'eredit, come
seppi un giorno da una conversazione che
udii per caso. Tra di loro accusavano la minore
di manovrare per farsi lasciare erede
di tutto.
La signorina Renata, che era stata abituata
piuttosto indipendente, and a passare
qualche tempo in Austria, da un'amica, figlia
di un alto funzionario. Pass un mese.
Poi il mio padrone ricevette una lettera che
parve metterlo fuori di s... Fece chiamare
la sorella ed ebbe con lei un lungo colloquio
in seguito al quale la signorina Adele si prepar
a partire, e si fece condurre alla stazione.
Il mio padrone sembrava straordinariamente
eccitato. Borbottava delle minacce, e
in quel frastuono mi parve di sorprendere il
nome di Renata.
La signorina Adele torn tre giorni dopo.
Si chiuse col signor barone e parlarono a
lungo. Quando usc, vidi che i suoi occhi
brillavano di gioia.
In quanto al mio padrone, la malattia di
cui soffriva and da allora in poi peggiorando.
E poich un giorno gli domandai se la
signorina Renata sarebbe tornata presto, egli
esclam con violenza:
Mai!... Mai!... Non parlarmi pi di
quella miserabile, di quell'ingrata!
Non chiesi pi nulla; ma ero molto curioso
di sapere che cosa era successo. Ne domandai
invano a Egle che godeva la fiducia
della signorina Adele, ma non potei tirar
fuori niente da lei, pur essendo certo che
doveva sapere qualcosa.
Ed ecco che un anno dopo, era di sera e
il barone Guglielmo stava molto male, vidi
entrare nella camera dove vegliavo il mio padrone
una giovane signora bruna avvolta in
un gran mantello. Era la signorina Renata.
Mi fece cenno di ritirarmi, e obbedii.
Che cosa avvenne tra. il moribondo e lei?
Non lo seppi mai. Ella usc mezz'ora dopo.
Ma ecco che in fondo alla scala s'imbatt
nella signorina Adele. Questa gett un
grido... un vero grido di rabbia!
Tu qui, sciagurata!... Tu osi!
S, oso venire a ricevere l'ultimo addio
di colui che mi ha fatto da padre! rispose
la voce risoluta della nipote. Il mio dovere
sarebbe di restare qui fino al suo ultimo
respiro, se un dovere ancor pi imperioso non
mi chiamasse accanto a mio marito e alla mia
figlioletta.
Udii ci dal primo piano, e rimasi sbalordito.
La signorina Renata era sposata!
S, vai da loro, moglie di zingari!
rugg la signorina Adele. E guardati dal
rimetter piede qui, se non vuoi esserne scacciata
ignominiosamente.
Non parlare tanto forte, zia, perch
colei che sar scacciata tra poco non sar
forse quella che tu credi!
Si allontan col suo passo leggero e chiuse
il portone.
Che cosa avr voluto dire?... Che cosa
avr voluto dire? balbett la signorina
Adele, parlando ad alta voce, nel suo turbamento.
Tornai in camera del mio padrone. Era
pallidissimo e la paralisi gl'impediva la favella.
Pertanto afferrai queste parole:
Renata... sola erede... le altre... ipocrite...
In quel momento entr la signorina
Adele. Egli fece un gesto per respingerla.
Quella non insist, ma si mise a frugare per
la camera; dietro al capezzale del letto trov
un foglio sul quale anche da lontano si vedevano
delle parole cancellate. Leggendolo,
divent pallidissima e si allontan rapidamente.
Tre giorni dopo il mio povero padrone rese
l'ultimo respiro. La signora Haider arriv
la sera del giorno dopo ed ebbe lunghi conciliaboli
con la zia. Entrambe non riuscivano
a dissimulare una certa inquietudine.
Subito dopo il funerale e l'apertura del
testamento che istituiva la signora. Haider
erede universale, con l'incarico di passare
una forte rendita, alla zia, la signorina Adele
fece fare i bauli e part con Egle per l'Austria,
per rimettersi, diceva, dalle emozioni.
Otto giorni dopo, mentre tornavo dopo
aver fatto una commissione a Melsau e attraversavo
la foresta per una scorciatoia,
m'imbattei in Egle che parlava animatamente,
a bassa voce, con suo nipote, Luca
Holtz, guardia forestale della propriet di
Vollenstein. Dalla smorfia che fecero, vidi
che erano dispiacenti di essere stati disturbati.
Feci vista di non accorgermene, e dissi
sorpreso:
Come! Siete ritornata, Egle? Di dove
venite? Credevo che foste ancora in Austria.
No, sono tornata oggi, rispose,
cercando di assumere un'aria gentile. La
signorina Adele  rimasta laggi per i funerali
della signorina Renata.
La signorina Renata  morta?
esclamai.
S, di tifo. Si era sposata contro la volont
dello zio, ora posso dirvelo, soggiunse.
Ci nonostante, quando la signorina
Adele ha saputo che era ammalata, 
partita per starle vicina e l'ha curata. Ma
purtroppo  morta!
E la bambina? mi lasciai sfuggire.
Divenne livida e mi guard come se fossi
uno spettro.
La bambina?... Non c', disse con
voce malsicura.
O se c' stata, non c' pi, soggiunse
Holtz, che mi guardava con aria
strana.
Ah! esclamai soltanto.
Ma i nostri occhi si erano incontrati, e
da quel giorno in poi l'antipatia che provavo
per quell'uomo non fece che aumentare.
Il giorno seguente arriv un telegramma
della signorina di Holsenheim, che annunziava
il suo ritorno per la sera stessa. Tornai
a Melsau, dove dovevo fare diverse commissioni
per Egle. Dal droghiere incontrai la moglie
di Holtz, una povera creatura curva sotto
la tirannia di quell'uomo duro e dispotico.
Mi colp la sua fisonomia quasi allegra.
Luca  partito da due giorni, non so
per dove, mi confid. Non mi dice mai
niente di quello che fa... e non so nemmeno
quando torner..
La povera donna era felicissima, di quei
brevi momenti di tranquillit.
Ritornando a Rosdorf, attaccai la carrozza
per andare a prendere la signorina di
Holsenheim alla stazione. Era notte fatta
quando riprendemmo il cammino del castello,
passando per la strada che attraversava la
foresta.
A un tratto una figura maschile apparve
da un viottolo; la voce rude di Holtz disse:
Fermatevi, Lohn: ho una commissione
per la signorina di Holsenheim.
La signorina Adele mi aveva impedito di
accendere le lanterne. Aveva detto che era
inutile, in una strada cos poco frequentata.
Conoscendo la sua abituale parsimonia, la
cosa non mi aveva sorpreso.
In quel momento era notte fonda. Pertanto
distinsi vagamente un involto informe,
piuttosto lungo, che Holtz pos nell'interno
della carrozza, dicendo:
Ecco quello che mi hanno incaricato
di consegnarvi, signorina.
Ah, grazie, Holtz... grazie tante, e a
presto! rispose la signorina Adele.
Il guardia scomparve e io sferzai i cavalli.
Quando fermai la carrozza davanti all'ingresso
di Rosdorf, Egle si precipit verso lo
sportello e lo apr.
Tieni, toglimi questo impiccio, Egle!
disse la signorina Adele.
Mi voltai in quel momento e vidi passare
nelle braccia di Egle il famoso fagotto. Avevo
le traveggole?... Mi parve che ne uscisse un
certo miagolio.
Egle lo port subito via, e la signorina
Adele entr a sua volta nel castello.
La mattina seguente, quando andai a far
colazione, dopo aver strigliato i cavalli e
spazzato il giardino, che cosa vedo sui ginocchi
di Egle?... Un bamberottolino con i
capelli neri, che succhiava ghiottamente il
latte da un poppatoio.
 una piccola zingarella abbandonata
che la signorina di Holsenheim ha raccolta,
mi spieg Egle ma non volendo portarla
in viaggio con s, l'aveva affidata a una
persona che  venuta a consegnarcela stamani.
 un bel peso che la signorina si mette
sulle spalle!... Ma  tanto buona!
Rimasi un momento stupefatto. La signorina
Adele, cos tirchia, raccoglieva una piccola
abbandonata!
Poi, a poco a poco, ripensai a quello che
avevo visto. E via via che notavo nella bambina
una somiglianza sempre pi accentuata
con la signorina Renata, una persuasione si
faceva in me: quella bambina era sua figlia.
Ma perch la signorina di Holsenheim nascondeva
la vera origine della bambina? La
signora Haider, qualunque cosa succedesse,
era in possesso del patrimonio dello zio, grazie
a un testamento fatto in piena regola.
Che cosa temevano da quella bambina?
Sono sempre stato apatico per natura e
nemico di tutto quello che poteva attirarmi
delle seccature. Inoltre, la signorina di Holsenheim,
derogando dalle sue abitudini parsimoniose
(prova palese che aveva qualcosa
da nascondere) si mostrava molto generosa
con me.
A quel tempo avevo ancora Rosina, la mia
nipotina, e sognavo di renderla ricca e felice.
Ecco perch non cercai di far luce sul
mistero che in parte sospettavo.
Rosina mor a sei anni, e vidi in questo
una punizione di Dio per la mia colpevole
debolezza, a cagione della quale un'orfana
era forse vittima di un' ingiustizia. Ma m'irrigidii
nel mio orgoglio; dissi:   troppo
tardi; ormai nessuno mi creder pi se
parlo. 
Ma la bambina cresceva; e diventava carina,
con i suoi grandi occhi neri, spesso tristi,
poich la povera piccina era maltrattata
dalla signorina di Holsenheim e da Egle! Io
le dimostravo simpatia e mi sentivo il cuore
stretto dai rimorsi, quando mi diceva, con
uno sguardo di riconoscenza:
Grazie, signor Lohn!
Povera piccola diseredata! Un nonnulla,
la minima attenzione, le pareva una grazia!
A che le gioverebbe di essere riconosciuta
della razza dei Holsenheim? pensavo, per
scacciare il rimorso. Non avrebbe un soldo
di pi, e, inoltre, sarebbe priva dell'aiuto
dei suoi parenti, furibondi contro di lei e contro
di me che avrei svelato il loro segreto.
Ma qualche cosa dentro di me protestava
contro questo ragionamento.
Ed ecco che, negli ultimi tempi, il rimorso
si  fatto pi violento. Perci scrivo queste
righe, e le affider a mia nipote, Anna Buntz,
con l'incarico di darvele, Mirka, quando
avrete diciotto anni. Ne farete quel che vorrete;
forse vi aiuteranno a ritrovare un nome
e, chiss, una famiglia paterna. Abbiate un
ricordo per il vecchio Lohn e perdonate la
sua debolezza, ricordandovi che gli avete voluto
bene.
Carlo Lohn.
Rinaldo non fece che un salto dal suo studio
all'appartamento di Elena. Entr, agitando
il foglio, nel salotto dove lavorava la
giovane inferma.
Elena, avevo indovinato!... Leggi...
leggi questo!
 incredibile! disse l'inferma dopo
aver preso visione della confessione di Lohn.
Dunque, sarebbe stata davvero la signorina
di Holsenheim che avrebbe fatto rapire
la bambina?
S, complice la signora Haider, senza
dubbio. Il bravo Lohn ci spiega molte cose
e ci mostra la via da seguire.
Holtz forse la sa lunga su questo soggetto,
non credi, Rinaldo?
Forse s; ma col denaro lo faremo parlare.
Partir domattina per Melsau... ma
frattanto che ne sar della nostra povera
Mirka? soggiunse con un'emozione che gli
fece tremare la voce.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Quella mattina Mina Holtz si dava in casa
alle grandi pulizie, cosa che faceva ogni settimana
con l'aiuto di una donna del paese.
L'impiantito del piccolo ingresso era inondato
di acqua, mentre nella cucina che si
apriva sulla facciata, Rosa, la donna di servizio,
strofinava energicamente le mattonelle.
Gettatemi ancora un secchio d'acqua qui
sopra, per piacere, signora Holtz, disse.
Mina, una donnona pallida, con i capelli
biondi brizzolati, afferr un secchio pieno
d'acqua posto in un angolo della cucina e ne
lanci il contenuto per la stanza con tanta
energia, che una parte dell'acqua and a
schizzare fuori dell'uscio.
Ehi, state attenti! esclam una voce
maschile.
Qualcuno apparve sulla soglia della cucina:
un giovanotto alto e biondo, vestito
accuratamente da viaggio.
Signor Liehman! balbett Mina, diventando
di porpora. Scusate, oh, scusate!
Non lo sapevo... non vi avevo sentito.
Niente di male, rassicuratevi, disse
Rinaldo. Holtz  qui?
No, signore, ma non tarder a tornare.
Se voleste aspettare un momentino...
Egli fece un cenno di assenso e la donna lo
fece entrare in un salottino arredato con mobili
pretenziosamente eleganti.
Non lasciate le vostre faccende. Aspetter
pazientemente fumando un sigaro,
disse Rinaldo vedendo la brava donna fermarsi
in mezzo al salotto, evidentemente perplessa
su quel che dovesse fare: l'educazione
le suggeriva di tener compagnia al suo ospite,
ma la timidezza la rendeva sgomenta, all'idea
di una conversazione a quattr'occhi col giovane
signor Liehman, che era ritenuto molto
altero e di poche parole.
Ella si affrett dunque a profittare dell'invito,
mentre Rinaldo apriva la finestra e accendeva
un sigaro.
Il giovanotto era un po' nervoso, e l'attesa
lo irritava visibilmente. Ma era appena trascorso
un quarto d'ora, quando rison un
passo pesante dietro alla porta. Holtz comparve,
col cappello in mano.
Signor Liehman, mi fate l'onore...
cominci.
Rinaldo lo interruppe con un gesto brusco.
Vengo per una cosa molto grave, Holtz.
Salto i preliminari d'uso, perch sono solito
andare diritto allo scopo. Sapete chi  la
bambina raccolta dalla signorina di Holsenheim?
Holtz non batt ciglio, ma a Rinaldo non
sfugg un leggero fremito delle sue palpebre.
Io dovrei saperlo?... Non pi degli altri,
signore! La signorina di Holsenheim ha
sempre detto che era una zingarella.
Rinaldo alz le spalle con impazienza.
Basta con le scappatoie! C' uno scritto
di Lohn che svela la vostra complicit in questa
losca faccenda.
Lohn ha raccontato qualcosa di me? Sarei
davvero curioso di conoscere le bugie che
ha potuto inventare!
Per una mente meno acuta di quella di
Rinaldo, la tranquillit dell'antico guardia forestale
sarebbe stata segno di un'anima innocente.
Ma il giovanotto non si lasci abbindolare.
Vi avverto che  inutile cercar d'ingannarmi,
Holtz, disse con calma glaciale.
So che avete avuto a che fare con la storia
di Mirka. Proprio voi la portaste, addormentata
da un potente sonnifero, all'istituto
Klautz.
Klautz? disse Holtz con aria di calma
sorpresa.  il nome di un mio vecchio cugino
morto da tanto tempo.
Un lampo di collera pass negli occhi scuri
di Rinaldo.
Badate, Holtz! Non ho mai permesso a
nessuno di beffarsi di me. So che potrei riunire
abbastanza prove per farvi condannare,
ma ecco invece quello che voglio proporvi:
in cambio di una deposizione scritta di tutto
quel che sapete, vi consegner una forte
somma con la quale abbandonerete immediatamente
la Germania per andare a stabilirvi
lontano, in America o in altro posto. Scegliete:
la condanna quasi certa, o una piccola
fortuna.
Il tono risoluto del giovanotto, la inflessibile
volont che si leggeva sul suo viso,
parve facessero qualche effetto sul suo interlocutore.
Dopo una breve esitazione Holtz
disse in tono brusco:
Chi mi assicura che non mi farete perseguitare
dalla Giustizia?
Vi lascer il tempo di mettervi in salvo,
prima di sporger denunzia.
Holtz incroci le braccia e rimase un
istante immobile, a testa china. Di faccia a
lui Rinaldo, impassibile, fumava lentamente
il sigaro.
Alla fine il guardia rialz la testa.
Parler, se volete... Ma la somma?...
Quanto?
Trentamila marchi in oro, pagabili subito
dopo che mi avrete detto quel che voglio
sapere.
Una fiamma di cupidigia balen nelle pupille
di Holtz.
Ebbene, vi narrer ogni cosa. Dopo
tutto, non sono cos colpevole come pare che
crediate, disse rialzando orgogliosamente
la grossa testa. Ho agito per conto della
signorina di Holsenheim. Un giorno mi
mand mia zia Egle per domandarmi se avessi
accettato, mediante una buona ricompensa,
l'incarico di andare in un villaggetto dell'Austria
a portar via una creatura, figlia
della signorina Renata, sorella minore della
signora Haider che la signorina Adele voleva
sottrarre all'autorit di suo padre: uno zingaro.
Accettai e giurai di mantenere il segreto
pi assoluto sull'origine di quella bambina.
Partii dunque per l'Austria, arrivai di notte
nella cittadina di Krungen, raggiunsi facilmente,
grazie alle indicazioni datemi da mia
zia, l'abitazione della signorina Renata e di
suo marito. Era alla periferia della citt;
tutto era sottosopra: la giovane donna era
morta qualche giorno prima, e suo marito
era l, agonizzante, colpito come lei dal tifo.
Grazie a questo disordine, potei compiere
senza intralci la mia parte. Avvolsi la piccola
dandole la forma di un fagotto, e per maggior
sicurezza andai a prendere il treno a una
stazione assai distante. Cos pure, invece di
scendere a Melsau, mi fermai alla piccola
stazione di Klonberg e attraverso ai campi
raggiunsi la strada di Rosdorf, dove aspettai.
Rinaldo chin la testa affermativamente.
Dopo, non mi occupai pi della piccina.
Andavo di tanto in tanto a prendere il denaro:
era il meno che potessero fare per ottenere
il mio silenzio! fece cinicamente.
Stintignavano, ma poi pagavano. Sapevo
troppo. Eppoi, potevano avere ancora bisogno
di me. Infatti, fu quello che accadde.
Un bel giorno, o piuttosto una bella notte,
portai via la bambina, che prima era stata
bene addormentata, e la consegnai, a Vienna,
a una certa signora Klautz. Questo, signore,
 tutto quello che so.
Ma per quale motivo la signorina di
Holsenheim ha voluto circondare di tanto mistero
quella bambina?
Questo, signore, lo ignoro. Ma  facile
supporre che doveva avere una ragione molto
importante per correre tanti rischi e spendere
tanto denaro.
Era complice. Era lei, anzi, che dirigeva
le cose e che mi pagava. Ma ora che gli
affari di suo marito vanno di male in peggio,
non c' pi mezzo di ricavarne un centesimo.
Non avete dunque preso parte a quest'ultima
scomparsa di Mirka a M...?
Questo poi no, signore! Come?  scomparsa
di nuovo?
Quando Rinaldo gli ebbe raccontato quel
che era successo, il guardia scosse la testa.
Mi meraviglio molto che la signora Haider
abbia arrischiato di nuovo una cosa simile
e abbia messo altre persone a parte del
segreto, mentre mi aveva qui sotto mano,
pronto a ricominciare se mi avesse pagato.
Naturalmente anche gli altri non avranno
lavorato per niente! Dubito molto che sia
stata lei a ordinare questo rapimento, signore.
Ma chi, se non lei, avrebbe avuto interesse
a farlo?
Non lo so davvero!
Rinaldo si volt per gettare fuori il sigaro
spento e rimase un attimo in silenzio,
guardando distrattamente il giardino spoglio.
Come si chiamava il padre di Mirka?
domand a un tratto.
Non l'ho mai saputo, signore. Ma a
Krungen forse se ne ricorderanno. Era un
uomo bene educato, pare, e un musicista
straordinario. Non so altro.
Va bene. Ecco la somma promessa: un
assegno sulla banca Holson di Nuova
York, disse Rinaldo, tirando fuori una
carta dal portafogli.
Volevo appunto andare in America. Grazie,
signore.
Partite domani. Aspetter il tempo materiale
necessario perch non corriate il pericolo
di esser preso.
Mi sbrigher... tanto pi che non
condurr con me quell'impiccio di mia moglie.
Mi raggiunger pi tardi.
Fate come volete, questo  affar vostro.
Ora scrivete quello che mi avete raccontato.
Mezz'ora dopo Rinaldo raggiungeva la stazione
di Melsau portando nel portafogli la
dichiarazione firmata da Holtz, che gli avrebbe
permesso di metter la signora Haider con
le spalle al muro.
Il giorno dopo si rec in casa dell'industriale.
Una cameriera lo fece passare in un
salotto, dove apparve quasi subito, tutta premurosa,
la signora Haider.
Egli s'inchin leggermente, e interrompendo
la filza di frasi cortesi che sgorgavano
dalle labbra della padrona di casa, disse in
tono asciutto:
Signora, vengo a chiedervi informazioni
su Mirka.
Informazioni? rispose ella sorpresa.
Una vaga inquietudine brillava nel suo
sguardo.
S, signora; desidero che m'informiate
innanzi tutto riguardo alla sua scomparsa...
Ma che cosa volete che ne sappia? Io
non so nulla! esclam, alzando le braccia
al cielo.
...poi riguardo alla sua vera origine,
continu, imperturbabile, Rinaldo.
Un improvviso pallore sbianc il colorito
acceso del viso della signora Haider.
Signore... non capisco perch veniate
a domandarmi questo! disse, cercando di
rinfrancare la voce. Nessuno conosce le
origini di quella bambina. Si sa soltanto che
 una zingarella...
 possibile che lo sia dal lato paterno.
Ma chi era sua madre?
Sua madre?... Lo ignoro.
Ella si smarriva sotto lo sguardo duro e
penetrante di Rinaldo.
Eh, via! Se lo ignorate voi, non lo
ignoro io. Mirka  vostra nipote, figlia di vostra
sorella minore.
Che invenzione! Dove avete scovato questa
storia? eruppe con falso sdegno.
Mia sorella spos,  vero, contro la volont
di nostro zio, ed ebbe un figlio... ma 
morto... sono morti tutti e tre.
Sar facile verificarlo sui registri della
parrocchia di Krungen, disse freddamente
Rinaldo.
Un lampo di stupore e d'inquietudine pass
nello sguardo della signora Haider.
La creatura non mor a Krungen.
Lo so, poich fu portata via da Holtz
e condotta a Rosdorf.
Signore!  troppo! Voi dubitate della
veridicit delle mie parole, e inventate delle
frottole.
In ogni caso, l'inventore non sono io,
ma Lohn, il servitore di vostra zia, e Holtz.
Sono in mio possesso alcune dichiarazioni firmate
da loro che potrebbero darvi delle seccature,
signora, e portare all'arresto della
signorina di Holsenheim.
Questa volta la signora Haider allib. Indietreggiando
un po' si aggrapp con la destra
alla spalliera di una poltrona.
Ma, signore... balbett.
 inutile fingere, signora. Ditemi la verit,
e in cambio far in modo da abbuiare la
faccenda. Altrimenti dar la pi larga pubblicit
a queste vicende che faranno ricadere
il discredito su di voi, trascinandovi alla rovina.
La signora Haider era annientata. Davanti
a lei, Rinaldo la dominava col suo sguardo
freddo e sprezzante.
Ditemi prima di tutto dove  Mirka.
Ma non lo so! Ve lo giuro! Vi giuro che
io non entro affatto in questa scomparsa!
disse disperatamente, congiungendo le mani.
C'era nel suo accento una innegabile sincerit,
cosa che colp Rinaldo.
Non sapete niente? Eppure chi mai, all'infuori
di voi, avrebbe fatto questo?
Non capisco. Ma non sono stata io. Oh,
no, ve lo assicuro! Ora non avrei pi corso
questo rischio!
Ebbene, vedremo. Se m'ingannate, sapr
farvene pentire. Mio padre pu provocare
la rovina immediata e completa della vostra
azienda. Pu anche, se vuole, aiutarvi a rialzarla.
Vedete dunque quale sia il vostro interesse.
Ora ditemi che cosa  successo tra
vostra sorellae voi, e perch avete voluto
nascondere l'origine di Mirka.
Vinta, ella raccont tutto: Renata, durante
il suo soggiorno in Austria, aveva conosciuto
uno zingaro, un certo Atikaro, musicista
straordinario e uomo di gran carattere.
Egli aveva chiesto la sua mano e la
fanciulla aveva scritto allo zio per sollecitare
il consenso. Il signore di Holsenheim, furibondo,
aveva risposto con un rifiuto dei pi
insultanti, e il giorno dopo la signorina Adele
era partita per ricondurre a casaRenata.
Questa aveva rifiutato di seguirla, ed essendo
maggiorenne si era sposata poco tempo
dopo.
La signorina di Holsenheim e la signora
Haider avevano attizzato accuratamente la
collera del barone. Sottraevano anche le lettere
scritte da Renata, che sollecitavano in
termini commoventi il perdono dello zio, del
quale era stata la preferita. Il signor di
Holsenheim, molto violento, era anche un debole,
e si sarebbe facilmente lasciato riprendere
dall'affetto di Renata.
Un giorno questa era tornata, ed era riuscita
a penetrare, senza che la vedessero, fino
al capezzale del barone morente.
Nell'andarsene per aveva incontrato la zia
e lanciato una frase che turb fortemente la
signorina di Holsenheim; e non senza ragione,
perch entrando qualche istante dopo
nella camera del barone, trov per terra un
foglio coperto di cancellature, un principio
di testamento che istituiva Renata erede universale.
Una terribile ansiet si era impadronita allora
della signorina Adele. Renata aveva dovuto
far cambiare del tutto le idee del moribondo
e ottenere senza dubbio un testamento
che annullava il primo.
Fu con vero terrore che alla morte del barone
la signora Haider e la zia videro aprire
la busta che conteneva le ultime volont del
defunto. Renata sarebbe forse comparsa,
portando trionfalmente le poche righe che la facevano
signora e padrona di Rosdorf!
Ma non si present. Senza dubbio ignorava
ancora la morte dello zio.
La signorina di Holsenheim part il giorno
stesso per Krungen, la cittadina dell'Austria
dove vivevano Renata e suo marito. Voleva
sapere la verit, e se veramente la nipote
avesse posseduto un altro testamento, voleva
proporle un accomodamento, minacciandola
di un processo che avrebbe potuto spogliarla
del tutto.
Ma arrivando da Renata, trov la giovane
donna colpita da tifo, e in gravi condizioni;
suo marito, colto dallo stesso male, era in
stato preagonico.
Ci nonostante, Renata, riconobbe la zia, ed
esclam con aria di trionfo:
Non entrerete in possesso di quel denaro
per il quale avete cercato d'inimicarmi lo zio.
Tutto il patrimonio dei Holsenheim sar
della mia Guglielmina!
Era dunque accaduto quello che la signora
Haider e sua zia temevano: Renata la legittima
erede del barone Guglielmo, e sua sorella
era completamente diseredata.
In preda a una sorda esasperazione la signorina
Adele torn all'albergo dove si era
fermata. Il giorno dopo si present di nuovo
in casa di Renata che aveva reso allora allora
l'ultimo respiro.
Senza perder tempo, la signorina di Holsenheim,
in quella casa in disordine dove il suo
titolo di zia della defunta le dava autorit,
si mise a cercare il testamento del barone.
Frug in tutti i mobili, in tutti i cassetti.
Entr perfino nella camera dove Atikaro,
il marito della povera Renata, lottava con la
morte.
Mandando via, con un pretesto qualsiasi,
l'infermiera, cerc nella scrivania, nell'armadio,
dappertutto dove pensava di poter
trovare il famoso foglio.
Ma invano!
In preda a uno scoraggiamento furioso,
and a sedersi nella stanza attigua, dove dormiva
la piccola Guglielmina. E guardando
quella bimba (forse unica erede) le balen
un' idea, che poi matur nella sua mente.
La sera di quel giorno, Atikaro esal l'ultimo
respiro. Non c'erano parenti, perci la
signorina di Holsenheim si occup dei funerali
e annunzi la sua intenzione di raccogliere l'orfanella.
Ma due giorni dopo la piccola Guglielmina
fu rapita. La signorina Adele si dette briga
di far fare delle ricerche e riusc a far cadere
i sospetti su certi zingari che qualche
tempo prima erano stati accolti da Atikaro.
La scomparsa in spiegabile del violino di quest'ultimo,
che la signorina di Holsenheim
aveva osservato il giorno in cui era entrata
nella camera del moribondo, venne a dare
maggior peso a siffatta supposizione.
Ma non fu possibile rintracciare gli zingari,
e l'oblio scese su questa vicenda che
l per l aveva svegliato l'attenzione della
tranquilla cittadina di Krungen.
La signorina Adele si occup di far vendere
i mobili semplicissimi che ornavano la casa
dei giovani sposi defunti. Prima, per, si dedic
a minuziose ricerche. Ma il testamento
non riapparve. Se pure esisteva, Renata aveva
dovuto consegnarlo a un uomo d'affari.
Era una spada sempre sospesa sulla testa
della signora Haider, qualora venisse scoperta
la bambina. I primi tempi, le due colpevoli
vissero in continui spaventi. Guglielmina,
diventata Mirka, era tenuta pi lontana
possibile da tutti gli sguardi. Soltanto
Lohn poteva sospettare qualcosa... ma amava
il denaro, e gli veniva dato.
Via via che gli anni passavano i timori
delle due donne si acquietavano. Mirka era
lasciata libera di correre nel parco e nel bosco,
dove non incontrava altro che guardia
forestali ignari della faccenda di Krungen.
Ma ecco che Rinaldo aveva preso a cuore
quella ragazzina e ne era diventato il protettore.
Il pericolo era tanto pi grande, in
quanto Lohn dava segni di rimorsi e di pentimenti.
Se Rinaldo avesse avuto un semplice
sospetto, era capacissimo, con il suo
denaro e le sue relazioni, di giungere a scoprire
la verit. Bisognava dunque che la bambina
sparisse di nuovo. E anche questa volta
Holtz ne assunse l'incarico.
La signora Haider conosceva da lungo
tempo la signora Klautz e sua sorella, ed era
a cognizione di un grave abuso di fiducia commesso
da quelle due donne; con ci le teneva
in sua mano. Senza dire loro chi era Mirka,
annunzi che un uomo di fiducia avrebbe
consegnato loro la bambina, e che avrebbero
dovuto mantenere il pi assoluto segreto sul
conto di lei.
Ecco, signore, tutto quello che posso
dirvi, termin la signora Haider.
Era pallidissima, poich nonostante la sua
perfidia, era cosciente dell'orrore che doveva
ispirare la sua condotta a colui che l'ascoltava
con aria sprezzante.
Va bene, disse freddamente Rinaldo.
Ma non immaginate neppur lontanamente
chi possa aver rapito Mirka, questa volta?
Ella esit un istante, e infine disse:
Non credete che forse gli zingari...?
Gli zingari?... E perch?
Atikaro era per essi un capo venerato.
Abbiamo sempre sospettato che abbiano rubato
il violino, sacro per loro. Pu darsi che
abbiano cercato sua figlia e avendola rintracciata
siano riusciti a impadronirsi di lei, considerandola
come un loro bene, dato che ha
sangue tzigano nelle vene.
Questa spiegazione  plausibile. Difatti.
Mirka mi ha parlato di uno zingaro che un
giorno la incontr e la guard in modo
strano. Sar una pista da seguire. Purtroppo
quella gente possiede dei nascondigli misteriosi,
dove possono tener celata la povera fanciulla.
Rinaldo fece qualche passo verso la porta.
La signora Haider disse con voce tremante:
Come farete, perch venga riconosciuta
la vera origine di Mirka, senza... accusarmi?
Vedr. Forse potremo dire che voi non
lo sapevate, che vostra zia trov la bambina
abbandonata dagli zingari e la raccolse senza
sapere chi fosse. La gente creder quello che
vorr. Capirete bene che innanzi tutto Mirka
deve riavere il suo nome e il suo grado sociale.
Vi risparmier volentieri, ma non a
sue spese. Del resto, vedremo pi tardi. Quel
che importa ora,  ritrovarla.
Salut freddamente la signora Haider, sempre
pi umile e annientata, e, risalito in carrozza,
si rec dal capo della polizia, riflettendo
a lungo sul nuovo piano da seguire per
la ricerca della fanciulla che occupava in
modo cos vivo il suo cuore, rimasto fino ad
allora insensibile.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Lentamente, come una spessa nebbia che si
dissipa a poco a poco, il torpore che aveva invaso
il cervello di Mirka si dileguava. I suoi
occhi, spalancati e ancor vaghi, si posavano
con stupore sugli oggetti che la circondavano.
Si trovava in una specie di grotta molto
grande, col suolo coperto di sabbia rossastra.
Una rozza tavola, due seggiole rustiche, un
gran forziere dalle serrature d'acciaio brunito
lavorate finemente, ne formavano l'arredo,
oltre il semplice letto sul quale era distesa.
In un angolo stava accovacciata una vecchia
che intrecciava dei vimini. Portava un
vestito di colori vivaci e aveva il viso, scurissimo,
solcato da numerose rughe. Dondolava
continuamente la testa, borbottando in una
lingua straniera.
A un tratto alz gli occhi e incontr lo
sguardo di Mirka fisso su lei.
Alla fine ti svegli! Meno male! Alady
aveva forzato troppo la dose.
Mentre parlava, in un tedesco strambo, si
alz e si avvicin alla fanciulla.
Dove sono? mormor Mirka.
Stai tranquilla, figliuola. Sei in luogo
sicuro: presso i tuoi fratelli, quelli della tua
razza.
I miei fratelli?
I grandi occhi interrogatori e ansiosi della
fanciulla si posarono sulla vecchia.
S, gli zingari, dai quali discendeva tuo
padre.
Mirka si sollev bruscamente sul gomito.
Ah,  dunque vero?... Sono figlia di zingari?
Dal lato paterno, s. Ma tuo padre commise
lo sbaglio di sposare una forestiera,
una tedesca, disse la vecchia in tono di
disprezzo. Noi, per, sapendo che il sangue
della nostra razza cola anche nelle tue vene,
abbiamo voluto averti tutta per noi.
Siete stata voi dunque a rapirmi?
grid Mirka.
La memoria le tornava a un tratto, ed ella
si rivedeva in quella angusta strada, con
Marta.
Non io, ma colui che  stato eletto nostro
padrone dai capi riuniti delle trib:
Mukaro, mio nipote, il cui padre era cugino
del tuo.
Questa volta Mirka si alz sul letto dove
l'avevano adagiata, tutta vestita, sopra una
pelle d'orso bianco.
Ma perch?... Come hanno osato?
La vecchia zingara pos la scarna e nodosa
mano sul braccio di Mirka.
Stai tranquilla e dimentica tutto il passato.
Ora sei nostra, e Mukaro ti dir quello
che devi fare.
In quell'istante la porta che chiudeva la
grotta gir sui cardini e un uomo apparve:
un uomo che si avanz lentamente verso
Mirka.
Era giovane, alto e snello. La lunga chioma
corvina gl'incorniciava il bel viso bronzeo.
Sotto le folte ciglia brillavano due occhi neri,
duri e imperiosi.
S'inchin leggermente e disse in un ottimo
tedesco:
Sembri del tutto rimessa, Mirka; sono
felice di vederlo.
Un attimo senza fiato per quella confidenza,
Mirka rialz fieramente la testa replicando:
Come vi permettete di parlarmi in tal
modo?
Un sorriso sollev i baffi scuri dello zingaro.
Ti dispiace? Eppure dovrai abituartici,
perch tra noi usa cos. Del resto, ci ti parr
pi semplice tra qualche giorno, quando sarai
mia moglie!
Vostra moglie!
Ella si alz in piedi, pallida e fremente,
con gli occhi pieni di stupore e di sdegno
fissi sul viso impassibile dello zingaro.
Certo: la moglie di Mukaro, il capo supremo
di tutte le trib. Anche tuo padre,
Atikaro, aveva ricevuto la sacra investitura;
ma poi si allontan dai fratelli, senza per
rinnegarli. Quando spos la tedesca, mio padre
gli predisse che la sciagura sarebbe caduta
su lui. Infatti sua moglie mor ed egli
la segu nella tomba. Tu fosti portata via
misteriosamente, e non sapemmo mai che
era stato di te, fino a che un giorno uno dei
nostri, Alady, ti vide in un castello dove andava
a sonare con la sua carovana. Fu colpito
dai tuoi occhi, cos somiglianti a quelli
di Atikaro, celebri per la loro bellezza. Assunse
delle informazioni per sapere chi tu
fossi, ma il giorno dopo eri di nuovo scomparsa.
N ritrov le tue tracce fino a che t'incontr
a Vienna. Allora, seguendo i miei ordini,
ti spi senza posa, cercando il momento
favorevole. Infine si present l'occasione.
E ora sei per sempre in mezzo ai tuoi, Mirka!
Oh, no, mai, mai rester qui! ella
esclam con violenza.
Mukaro aggrott le sopracciglia.
Non ho l'abitudine di essere contraddetto,
disse seccamente. Per amore o
per forza sarai mia moglie. Sottomettiti dunque
di buona grazia, poich non vedrai mai
pi i tedeschi con i quali vivevi.
S, li rivedr, rispose ella energicamente.
State attenti! Quelli che mi hanno
circondata di bont e di affetto, mi faranno
cercare e pagherete cara la schiavit nella
quale pretendete tenermi.
Mukaro ebbe un riso sardonico.
Stai pur certa che tutti i poliziotti di
sua maest l'Imperatore e Re non riusciranno
mai a scoprirti qui. Non hai che da
sottometterti, ti dico. Madre, dalle il violino
di suo padre: la musica calmer i suoi nervi
e le ispirer pensieri migliori.
Si allontan, dopo aver avvolto col suo
sguardo dominatore la fanciulla che gli gettava
un'occhiata di sfida.
La vecchia and al forziere, introdusse
nella serratura una piccola chiave lavorata
meravigliosamente, e sollevando il coperchio
prese un vecchio violino posato col suo archetto
sopra un mucchio di pellicce. Torn
quindi verso Mirka e glielo porse.
Tieni,  tuo. Lo facemmo portar via
dopo la morte di tuo padre, perch noi zingari
crediamo che lo spirito del musicista rimanga
nel suo strumento. E cos abbiamo
serbato lo spirito di Atikaro, che fu un
grande artista.
Atikaro? mormor Mirka.
Dove mai aveva udito quel nome?
Ah, ricordava! Era il nome dell'autore
della canzone tzigana.
E afferrato l'archetto si mise a sonare. La
melodia si elev nella grotta, dapprima soavissima,
poi pi ardente, appassionata, quasi
selvaggia.
A un tratto Mirka si ferm. Le lacrime le
velavano gli occhi, i singhiozzi le chiudevano
la gola. Quella canzone era il pezzo preferito
da Rinaldo, che l'aveva pregata di non sonarlo
altro che per lui e per Elena.
Rinaldo!... Quando lo rivedrebbe?
Le sue mani tremanti lasciarono scivolare
il violino, le cui corde, sfiorando il suo vestito,
gemettero sordamente. E voltando le
spalle alla vecchia zingara, si lasci ricadere
sul letto, nascondendo tra le mani il viso
contratto dal dolore.
Gi da una settimana Mirka era prigioniera
degli zingari, e il giorno dopo avrebbe
dovuto sposare Mukaro.
Fino ad allora, nonostante quello che le
aveva detto lo zingaro, aveva sperato di veder
apparire i suoi salvatori. Ma nessuno era
venuto a rompere la penosa solitudine di quell'angolo
della foresta dove era la misteriosa
grotta che serviva di prigione.
Tutte le mattine Holka, la vecchia zingara,
le faceva fare una passeggiata per il bosco;
ma prima di farla uscire dalla grotta le bendava
gli occhi, e lo stesso faceva al ritorno.
Quella mattina Mirka era riuscita a scostare
per un attimo la benda senza che la
sua aguzzina se ne accorgesse, e aveva visto
che penetravano in una fitta macchia, quindi
in una specie di cava di pietra abbandonata,
dove i rovi e le erbe crescevano con folle profusione.
Di l le due donne, l'una tirandosi
dietro l'altra per la mano, erano entrate in
uno stretto passaggio. Holka aveva aperto
una porta e la fanciulla si era ritrovata nella
sua prigione.
Ma a che le serviva conoscere quel segreto,
poich la vecchia zingara teneva sempre in
tasca la chiave della porta, di cui Mukaro
aveva un duplicato?
Quella sera, con la fronte cerchiata dal dolore,
il cuore straziato dall'angoscia, ella
pensava alla sua triste sorte, sfiorando distrattamente
con l'archetto le corde del violino
di Atikaro. Dopo la preghiera, che saliva
continuamente alle sue labbra nella tragica
situazione in cui si trovava, la musica
era il suo solo conforto. Non si stancava di
sonare la canzone tzigana; le pareva allora
di sentirsi accanto l'anima di Rinaldo, e ne
traeva un senso di speranza e di pace.
Rincantucciata nel suo solito angolo, la
vecchia Holka mangiava lentamente una specie
di galletta. Ogni momento portava alle
labbra una bottiglia impagliata e beveva con
avidit. Mirka si era gi accorta che la
nonna di Mukaro beveva volentieri. Pino a
quel momento, per, non aveva mai bevuto
eccessivamente.
Ma quella sera le sorsate venivano ripetute
di frequente e la vecchia, che gi un po' traballava,
si alz per andare a prendere un'altra
bottiglia in un nascondiglio praticato dietro
il forziere.
Bevo alla tua salute, Mirka, disse
con voce pastosa. Per le tue nozze di domani.
Sarai la moglie di Mukaro, che ti far
regina degli zingari.
Mirka fremette e si volt da un'altra parte
con un gesto di ripugnanza. Holka torn al
suo posto e si rimise a bere, questa volta con
una specie di furia ingorda. A un tratto barcoll
e si abbatt al suolo.
La fanciulla ebbe un momento di terrore.
Poi, vincendo la sua repulsione, si slanci
verso la vecchia per soccorrerla; ma indietreggi
con disgusto: Holka era ubriaca fradicia.
Ma, dunque, la chiave?... Posso aver la
chiave! pens a un tratto.
Oh, l'improvviso raggio di speranza! Che
le sarebbe accaduto? Come uscirebbe dalla
foresta che circondava il nascondiglio degli
zingari?...
Non lo sapeva; ma qualunque cosa era preferibile
al destino che l'aspettava se rimaneva
l.
Si avvicin di nuovo alla vecchia zingara.
Adagio adagio, con infinite precauzioni, le
alz la gonnella sotto la quale pendeva una
larga tasca.
Tremava come una foglia. Holka, bench
ubriaca, poteva accorgersene.
Ma no! La vecchia era abbrutita, stramazzata
a terra. Mirka fece scivolare la mano
nella lunga tasca... le sue dita incontrarono
una grossa chiave e l'afferrarono.
Allora corse verso la porta, introdusse la
chiave nella serratura e la gir dolcemente.
Cielo! Non si era mai accorta che quella
porta facesse tanto rumore. Se Mukaro o
qualche altro zingaro fossero stati vicini, per
lei era finita.
Ma nulla si moveva. La porta ora era
aperta, la via della libert era schiusa davanti
a Mirka.
Inalz col cuore una fervida preghiera,
poi, tornando sui suoi passi, prese il violino
rimasto sul letto. Era l'unico ricordo del padre
che non aveva conosciuto, e non voleva
perderlo.
Entr risolutamente nello stretto passaggio
roccioso dove regnava una grande umidit, e
presto si trov nello spazio libero che si stendeva
in mezzo alle cave. Per fortuna la luna
era al suo primo quarto e spandeva luce sufficiente
per guidare la fuggiasca.
Ella attravers la macchia e si trov nel bosco.
Allora si mise a camminare a gran passi
sul suolo bagnato dalle piogge recenti.
La paura di essere inseguita le dava una
forza insospettata. E camminava, camminava
a caso, poich niente la guidava attraverso
la magnifica foresta, spoglia per l'avvicinarsi
dell'inverno.
Ogni tanto sobbalzava. Qualche animale
che fuggiva al suo avvicinarsi rompeva per
un istante quel solenne silenzio. Talvolta credeva
di udire un rumore di passi dietro a s,
e fremeva.
Alfine fu presa da un' immensa stanchezza.
Sarebbe mai uscita da quella foresta di cui
non conosceva n il nome n la localit?
Dovette rallentare il passo. Presto cominci
a strascicarsi, ma avanzava sempre, attanagliata
da questo pensiero:
Scopriranno la mia fuga... mi raggiungeranno!
Non ne poteva pi. Con un gesto di disperazione
si lasci cadere sul suolo bagnato,
stringendo istintivamente al cuore il violino
di Atikaro.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Da quanto tempo si trovava l, annientata,
con il corpo gelido per l'umidit?... Ed ecco
che qualcosa di morbido e caldo pass sul suo
viso, e le fece aprire gli occhi. Un brivido di
terrore la scosse alla vista di una testa vellutata,
di due occhi gialli fissi su di lei.
Un lupo!
Fu la prima idea che sorse nel suo cervello
intorpidito. Ma l'animale le pass di nuovo la
lingua sul viso, ed ella si rese conto con inesprimibile
sollievo che era un cane.
Si alz una voce maschile:
Uko!
Il cane si allontan, e poco dopo Mirka lo
vide riapparire, seguito da un uomo che portava
il costume dei contadini magiari.
Salva! Era salva! Sollevandosi con un improvviso
ritorno di forze, tese le mani verso
di lui.
Dio sia benedetto! Egli vi manda in mio
soccorso!
Buon Dio! Che cosa avete, povera signora?
Che cosa vi  accaduto?
Parlava tedesco con difficolt, ma cap benissimo
le spiegazioni di Mirka.
Povera signorina! Vi porter a casa
mia. Mia moglie vi assister, poi scriverete
due righe a chi sta in pena per voi.
Il magiaro, un ometto nervoso, dagli occhi
chiari e buoni che brillavano in un viso abbronzato,
sollev Mirka come una piuma e si
avvi di passo agile.
Presto usc dalla foresta e penetr in un
sentiero che lo condusse a una casetta di apparenza
molto modesta. Entr, e dicendo alcune
parole in lingua magiara a una donna
intenta ad accendere il fuoco, adagi la fanciulla
sul letto posto in un angolo della stanza
dove l'alba spandeva la sua pallida luce.
La donna si avvicin, a mani giunte, e mandando
delle esclamazioni. Poi si affaccend
per far riscaldare Mirka e farle bere un po' di
latte.
La fanciulla, annientata dalla stanchezza
e in preda a un po' di febbre, cadde in un
sonno profondo. Quando si svegli, il sole
entrava a fiotti nella saletta. Vicino al focolare
dove borbottava una pentola, era seduta
la magiara e raccomodava un vestito.
Una serena pace regnava nella modesta
stanzetta, dimora di brave persone servizievoli
e buone, come Mirka pot meglio assicurarsi
durante la giornata. La circondavano
di cure, s'ingegnavano di procurarle qualche
sollievo. E Lajos, il marito, usc nonostante
la pioggia scrosciante, per portare al pi vicino
ufficio postale (piuttosto lontano, per),
un telegramma indirizzato a Rinaldo.
Ci nonostante Mirka non era ancora del
tutto tranquilla. La dimora di Lajos era vicinissima
alla foresta di Bakony dove gli zingari
avevano i loro misteriosi nascondigli.
Appunto in uno di quei covi Mirka era stata
trattenuta prigioniera.. Mukaro l'avrebbe rintracciata
prima che ella fosse di nuovo sotto
la protezione dei Liehman?
Rinaldo avrebbe ricevuto in giornata il telegramma.
Sarebbe partito subito, Mirka ne
era sicura. Era sempre stato cos buono con
la povera piccola zingara!... In due giorni
poteva esser l.
Ma nel frattempo, che avrebbe fatto Mukaro?...
Nonostante le sue inquietudini, sul far della
sera ella riusc a sonnecchiare, mentre Lajos
e Illona, sua moglie, mangiavano silenziosamente.
Un colpo alla porta la riscosse. Lajos si
alz e domand:
Chi va l?
Apri e vedrai, rispose una voce dura.
Mukaro! mormor Mirka illividendo.
Viene a riprendermi! Oh, salvatemi, ve ne
prego!
Non abbiate paura, signorina, non vi
daremo in sua mano, disse Lajos.
Ebbene, vuoi aprire? domand una
voce impaziente.
Io non apro a chi nasconde il suo nome.
Oh, se non vuoi altro! Sono Mukaro, lo
zingaro.
Che cosa vuole Mukaro?
Apri e te lo dir. Apri subito, o te ne
pentirai.
Non ho niente a che fare con gli zingari.
Ma gli zingari hanno a che fare con te...
O piuttosto con qualcuno che tu nascondi.
Obbedisci ai miei ordini, se no i miei uomini 
daranno fuoco alla tua casa.
Mirka tremava, ma risoluta, si alz dal letto.
Non voglio essere cagione di sciagura
per voi. Fate ci che vogliono.
Non daremo mai nelle mani del suo
persecutore una persona rifugiatasi sotto il
nostro tetto! esclam Lajos nobilmente.
Accadr quello che Dio vorr: sottomettiamoci
alla Sua volont. Preferiamo perdere
la vita piuttosto che commettere una cattiva
azione.
E voltandosi verso la porta, grid:
Fai cosa vuoi, zingaro maledetto; noi
non siamo n traditori n vigliacchi.
Segu un borbottio, poi fu data una violenta
spinta alla porta. Ma era solida e non
cedette.
Mirka, dopo essersi vestita rapidamente, si mise
a pregare con Illona, mentre Lajos tirava fuori
da un armadio il fucile e lo caricava.
Un po' di fumo si alz. e a poco a poco venne 
pi denso. La porta, le persiane, i rivestimenti
di legno della casetta, bruciavano.
Lascia il tuo fucile; non ti servir a
niente, povero il mio Lajos! disse Illona.
Saremo asfissiati e arrostiti prima che tu
abbia potuto colpire uno di quei furfanti...
Qui s'interruppe. Fuori si era udita una
detonazione.
Che sia un aiuto? sper Lajos.
Pam!... Una seconda detonazione, poi una
terza, e via, e via...
Un gemito sordo era risonato nell'aria.
Le fiamme invadevano ora la stanzetta e i
tre disgraziati soffocavano.
A un tratto lo scuretto di una delle finestre
cedette sotto la spinta di una mano vigorosa.
I vetri volarono in frantumi, la intelaiatura
della finestra and in pezzi, e un uomo apparve
nel vano verso il quale gi si allungavano
le fiamme.
Mirka, ci siete?... grid una voce
rauca.
Rinaldo!... S, s.
Venite, venite presto!
Ella era gi vicino alla finestra. Rinaldo la
prese tra le braccia e corse a deporla sull'erba.
Poi torn per aiutare Lajos e sua moglie
dietro i quali salt fuori Uko, il buon
cane.
Gli zingari? balbett Lajos.
Morti o feriti. Niente da temere da costoro.
Ora cerchiamo di salvare almeno qualche
cosa della vostra casa.
Gi gli uomini al seguito di Rinaldo 
(quattro vigorosi magiari) portavano secchi d'acqua
da un laghetto vicino. Fortunatamente avevano
trovato quei secchi sotto una tettoia,
accanto alla casa di Lajos. Ben presto l'incendio
diminu d'intensit e vi fu speranza
che almeno una piccola parte della modesta
mobilia sarebbe stata risparmiata.
Rinaldo, dopo essersi assicurato che Mirka
non aveva sofferto troppo di quel principio
di asfissia, si era unito a Lajos e ai pompieri
volontari. Quando vide che il suo aiuto era
superfluo, torn verso la fanciulla e inginocchiato
accanto a lei le prese la mano tremante
e gelida.
Mirka, mia povera piccola Mirka! La
Provvidenza ha permesso che arrivassi in
tempo. Ho una carrozza qui vicino: partiremo
per il villaggio di Gihacz, dove troverete
cure e riposo. Siamo stati in grande angoscia
per voi, cara Mirka!
Una dolcezza infinita penetrava nell'animo
della fanciulla al suono di quella voce tremante
per l'emozione, incontrando lo sguardo
amorevole di Rinaldo.
Oh, se sapeste... se sapeste quanto ho
sofferto anch'io, signor Rinaldo!
Mi racconterete tutto, Mirka. Ora bisogna
arrivare pi presto possibile a Gihacz.
Ma quei poveretti?... La loro casa  distrutta
per causa mia.
Li condurremo in paese e sapremo risarcirli
debitamente.
Siete tanto generoso! ella disse con
sentita riconoscenza.
Appoggiata al braccio di Rinaldo, arriv
fino alla carrozza che era stata lasciata all'ingresso
del sentiero che conduceva alla
dimora di Lajos. All'invito di Rinaldo vi
salirono anche il magiaro e sua moglie, e la
carrozza torn verso Gihacz, scortata dai
quattro vigorosi cavalieri magiari che avevano
seguito il giovane alla ricerca della fanciulla
rapita.
Perch, come Rinaldo disse a Mirka quando
la vide ben sistemata all'albergo di Gihacz,
egli era gi sulla traccia dei rapitori quando,
arrivato al villaggio, aveva sentito dire che
una giovane forestiera era stata raccolta da
un contadino vicino alla foresta di Bakony.
Subito era partito con i quattro magiari da
lui assoldati ed era arrivato nel momento in
cui la casetta cominciava a bruciare. Vedendolo,
gli zingari si erano dati alla fuga, ma
i suoi compagni e lui li avevano inseguiti e
messi fuori combattimento.
Sono feriti, signor Rinaldo? domand
Mirka.
 Tre sono feriti leggermente, il quarto
sembra molto grave.  un bell'uomo, dal viso
molto duro.
Certamente  Mukaro, disse Mirka
rabbrividendo. Ma come avete fatto a sapere
che ero stata portata via dagli zingari?
Egli si mise a ridere.
I quattrinacci son qualche volta molto
utili, cara, e me ne sono accorto anche in
questa circostanza. Con quelli sono riuscito
a sciogliere delle lingue recalcitranti. E non
v'immaginereste mai ci che ho ancora da
dirvi. Io so chi furono vostro padre e vostra
madre.
Mio padre?... Era Atikaro, uno zingaro.
Ah, lo sapete! Ma vostra madre?
No, non lo so. Dite... dite presto!
Si chiamava Renata di Holsenheim.
Di Holsenheim? balbett Mirka.
S: era sorella della signora Haider.
Rinaldo fece per filo e per segno alla fanciulla
stupefatta il racconto delle macchinazioni
della signorina Adele e della sua nipote
Isidora.
Mi perdonerete, non  vero, Mirka, di
aver commesso l'indiscrezione di aprire la
busta di Lohn? concluse Rinaldo.
Ella gli prese le mani guardandolo con occhi
pieni di lacrime.
Signor Rinaldo!... Signor Rinaldo!
Come potr ringraziarvi? Che cosa non avete
fatto per la povera Mirka!
Avrei voluto fare ancor di pi! egli
disse, commosso. Non potete sapere, Mirka,
quanto bene avete fatto voi a me che, sfiduciato
come sono, non vi ho mai trovata interessata.
Ma ora riposatevi; il mio racconto
vi ha agitata. Rimarremo qui tutto domani,
perch vi rimettiate meglio possibile, poi
prenderemo il treno per andare a M..., dove
i miei genitori e la cara Elena attendono con
ansiet. Ho mandato loro ieri un telegramma
annunziando il felice esito del mio viaggio.
Ma voi non mi avete ancora detto quello che
vi  accaduto dopo il rapimento, e chi era
quel Mukaro dalla fisonomia inquietante.
Mirka gli raccont tutto, e lo vide sussultare
quando parl delle pretese matrimoniali
di Mukaro, poi intenerirsi al racconto delle
sofferenze fisiche e morali da lei sopportate
durante la prigionia e nella fuga attraverso
la foresta.
Oh, quante cure meritate, Mirka!
Un colpo picchiato alla porta lo interruppe.
Una cameriera dell'albergo veniva a
dire che Lajos chiedeva di parlare con la signorina.
Fatelo passare, rispose Rinaldo, dopo
aver interrogato Mirka con lo sguardo.
L'ungherese apparve portando un pacco avvolto
in un pezzo di tela. Salut i due giovani
e disse, rivolto a Mirka:
Vengo dalla mia povera casa, signorina,
dove in un angolo della stanza che l'incendio
ha quasi risparmiato ho trovato questo oggetto
che vi appartiene.  un po' sciupato,
perch ci hanno camminato sopra nella fretta
di salvare i nostri mobili.
Sempre parlando svolgeva la tela, e Mirka
vide il violino di suo padre, in parte spezzato.
Lo prese e lo tenne sulle ginocchia.
C' un foglio incollato qui. Guardate,
signor Rinaldo! disse poi sorpresa, tendendo
al giovanotto un pezzo della cassa dal
quale pendeva un foglio di carta con due angoli
incollati a ci che era stato l'interno
dello strumento.
Strano! C' scritto qualcosa. Ma l'inchiostro
 quasi scancellato. Vediamo:
Io, Guglielmo Carlo di Holsenheim, lascio
in propriet ogni mio avere, mobili e immobili,
a mia nipote Renata Maria di Holsenheim, sposa di Jan Atikaro.
Il testamento!... Mirka, il famoso testamento
tanto cercato dalla signorina di Holsenheim.
Mirka, sbalordita, mormor:
Dunque, avevano proprio indovinato!
Ma guardate: dietro c' scritto ancora qualcosa.
S, ma da un'altra mano. Ecco quello
che dice:
Io, Jan Atikaro, ho nascosto il testamento
nel violino, perch mia moglie non si fidava
di sua zia e di sua sorella, le quali erano capacissime
di carpirglielo prima che potesse
consegnarlo a un notaro. Se soggiaceremo ambedue
alla malattia che ci ha colpiti, spero
che un giorno nostra figlia lo scoprir in questo
strumento che le raccomando di conservare
preziosamente, come trover scritto nel
testamento che verr in luce dopo la mia
morte, all'apertura della scrivania che  nella
mia camera.
Povero padre!... Povero padre! disse
Mirka commossa. Mia madre e lui dubitavano
delle intenzioni della signorina Adele.
Oh, povera mamma, come ha dovuto soffrire
pensando di lasciarmi in bala della sua nemica!
Avete modo di vendicarvi, Mirka,
disse Rinaldo agitando quel foglio.
Ella scosse la testa.
Vendicarmi! Brutta parola, e poco cristiana!
Mi approvereste se mi vendicassi, signor
Rinaldo?
Ella lo guardava con un sorriso, in cui la
malizia si mescolava alla commozione. Il
giovane si chin e sfior con le labbra le dita
sottili...
No, non riconoscerei pi la delicata e
caritatevole piccola Mirka, disse gravemente.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Che dolce senso di felicit prov Mirka
appena si ritrov nel palazzo Liehman in
mezzo a quella famiglia che considerava ormai
come sua!
Non era pi la trovatella, la zingarella
nata da genitori sconosciuti. Ella aveva un
nome... e anche, se avesse voluto, un patrimonio.
Il giorno dopo il suo ritorno Elena le mostr
una lettera della signora Haider che annunziava
la morte della signorina Adele di
Holsenheim.
Povera donna! Purch abbia riconosciuto
i suoi torti! disse Mirka. Le ho
perdonato, e desidero che il suo pentimento
le meriti la misericordia divina.
Rinaldo andr a dire alla signora Haider
che siete stata ritrovata, e in pari tempo
la informer della scoperta del testamento.
Quel testamento  valido?
Certamente! Perch no? Rosdorf  vostro,
e la signora Haider dovr versarvi il
patrimonio esistente al momento della morte
del barone.
Ah! esclam Mirka semplicemente.
Alcuni giorni dopo, mentre Mirka lavorava
per un'opera di carit nel giardino d'inverno
attiguo al salotto, Rinaldo entr con una
carta in mano.
Leggete, Mirka, come il bravo Lajos e
sua moglie hanno saputo esprimere delicatamente
la loro riconoscenza.  un piacere far
del bene a gente cos buona!
Cominciate dunque a riconoscere che il
denaro, che fa commettere tanti delitti e tante
bassezze, pu anche procurare soddisfazioni
pure ed elevate? disse Mirka, prendendo
la lettera che il giovane le tendeva.
S, ne convengo. Finirete col convertirmi
del tutto, cara Mirka! disse sorridendo.
Avete ragione: questa lettera di umili
contadini  molto carina! esclam Mirka,
quando ne ebbe terminata la lettura. Sono
cuori grandi, degni della generosit regale
di cui avete dato loro prova.
Non era che una piccola testimonianza
della mia riconoscenza a chi aveva raccolto
e difeso la nostra piccola Mirka. E ora, dite:
che cosa ne facciamo del famoso testamento?
La fanciulla alz verso di lui lo sguardo
penoso e grave.
Ho sentito dire che i Haider vanno
male.
S, sono sull'orlo della rovina.
Se li costringessi a rendere quel che mi
devono...?
Si troverebbero nella pi completa miseria.
Perci, non posso, signor Rinaldo!
Egli fece un risolino tra canzonatorio e
commosso.
Ne ero sicuro. La signora Haider, per,
non si era peritata a ridurvi in miseria!
Non bisogna pensare a questo! disse
Mirka gravemente. Preferisco lasciarloro
il denaro, credete, altrimenti parrebbe che
volessi vendicarmi. Sono giovane, ho buona
salute, sono una violinista di talento: lavorer.
S'interruppe. Rinaldo, chinandosi, le aveva
preso la mano e gliela baciava.
Mia piccola Mirka dal cuore d'oro, dall'anima
coraggiosa! La tua superiorit morale
mi schiaccia un po'; non oso quasi pi
domandarti ci che  oggetto del mio pi ardente
desiderio! Mirka, accetteresti di diventare
la moglie del povero imperfetto che
sono io?
Ella divent di porpora e balbett:
Vostra moglie!... La povera Mirka!...
Volete davvero, signor Rinaldo?... Non  possibile,
no!
Perch non dovrebbe essere possibile?
Perch... perch voi siete una persona
cos ragguardevole mentre io... Eppoi la vostra
ricchezza...
Non parlare di ricchezza, piccola Mirka.
Ci servir a far del bene, ecco tutto. Se non
ti avessi incontrata, credo che il denaro
avrebbe fatto di me uno scapolo indurito,
perch avrei sempre avuto paura di essere
sposato soltanto per quello.
E nei miei riguardi, non temete una
cosa simile? domand la fanciulla con un
bel sorriso pieno di commozione.
No! Oh, no, Mirka! Sei sempre la bambina
piena di fierezza il cui contegno mi
colp, nella foresta di Rosdorf. Posso tenere
dunque questa cara manina?
S, tienla, tu che hai circondato di tanta
affettuosa bont la povera piccola abbandonata!
mormor con uno sguardo raggiante.
La primavera trov Rinaldo.Liehman e la
sua giovane moglie a Vollenstein, che il signor
Liehman aveva donato al figliuolo.
Mirka aveva rivisto con gioia la sua cara
foresta; ma si era un po' rattristata, perch
non capiva pi come prima il linguaggio dei
vecchi alberi.
 perch non sei pi la piccola selvaggia
di un tempo, le diceva ridendo suo
marito. Se vuoi, costruiremo una capanna
e vivremo in mezzo alla foresta; allora gli
alberi ti diranno di nuovo i loro segreti.
Non .chiederei di meglio! ella rispose
allegramente. Sarebbe cos bello vivere soli
nella calma della foresta! Ma dobbiamo invece
assolvere il nostro compito sociale; perci
non possiamo pensare a separarci dal
mondo.
Spesso i giovani sposi si dirigevano, nelle
loro passeggiate, verso la dimora di Giovanni
Buntz.
Anna, sempre attiva e attraente, e Lisetta,
una bella ragazzina bionda, li accoglievano
con gioia e offrivano loro una tazza di
latte o un bicchiere di birra, cos alla buona,
come voleva Rinaldo. Questi aveva fatto assumere
Nanni in una delle fabbriche Liehman,
e Giovanni aveva avuto un aumento di
stipendio che aveva reso felice il bravo padre
di famiglia.
Mirka era andata anche a rivedere Rosdorf.
Vi aveva trovato la vecchia Egle, inferma
e abbandonata, poich la signora Haider
non le mandava pi che dei sussidi insufficienti.
L per l ella aveva accolto la giovane
donna con diffidenza e spavento; poi vedendola
cos dolce, cos piena di carit, si era
presto rassicurata e intenerita.
Non merito quel che fate per me, signora!
le disse finalmente un giorno.
Sono stata tanto cattiva... tanto colpevole!
Se ve ne pentite, Dio avr piet di voi,
povera Egle. Io vi perdono volentieri.
La vecchia si spense una notte di maggio,
confortata dai sacramenti. Di buon mattino,
l'infermiera che Mirka aveva mandata ad
assisterla ne inform la giovane signora.
Ancora una alla quale hai reso bene per
male, Mirka! disse Rinaldo che si trovava
in camera della moglie quando ella ricev la
notizia. Viceversa ci sono altri che saranno
puniti in questo mondo. Mio padre mi
scrive che il fallimento della ditta Haider 
imminente.
Mirka chin un po' la testa e distrattamente
cominci ad arrotolare sopra un dito
il nastro della sua elegante vestaglia. Rinaldo,
sorridendo maliziosamente, pos la
mano sul braccio della moglie.
Hai da chiedermi qualcosa, Mirka?
Ella alz gli occhi e si mise a ridere.
Indovini tutto quello che penso! Dunque!
S, vorrei... tuo padre pu forse impedire
questo fallimento?
Niente gli  pi facile.
Ebbene?...
Vuoi che gli dica d'impedirlo?
Te ne prego, caro Rinaldo!
Che cosa ne  dunque della zingarella
selvaggia che una volta diceva con tanta energia,
parlando degli abitanti di Rosdorf:
Li odio!... Li odio!?
Quella zingarella non esiste pi. Resta
soltanto colei che ha sofferto molto, si, ma
che sa come una delle gioie pi dolci e pi
pure del cuore sia il perdono.
Perdoniamo, dunque, piccola Mirka!
E per ringraziarmi, vieni a sonarmi la nostra
cara canzone tzigana nella quale vibra
cos bene l'anima di tuo padre: un'anima
che immagino ardente, nobile e dolce come
la tua, figlia di Atikaro, zingarella amatissima!
...
.
...
FINE.